La Catalunya si solleva al voto… ma per cosa?

Protesta - indipendenza - Catalana

Domani 1 Ottobre 2017 il popolo catalano è chiamato, dai politici locali, a votare per il referendum riguardante l’indipendenza della Catalunya dal resto della Spagna.

 

 

In questi mesi mi trovo in Erasmus a Barcellona, capitale di quello che potrebbe diventare a breve il nuovo stato della Catalogna.

 

Le questioni sono due:

  • il referendum è stato dichiarato incostituzionale dal governo centrale spagnolo di Madrid per via dell’oggetto della votazione, ovvero la separazione della Catalogna dal resto della Spagna, dato che la costituzione spagnola definisce lo stato come “indivisibile”.
  • A loro volta i sostenitori dell’indipendenza definiscono incostituzionale il vietare a priori un referendum in uno stato come quello spagnolo dove vige la democrazia.

 

 

Nell’ultima settimana trascorsa, alla vigilia del referendum, la protesta studentesca è andata intensificandosi fino ad impedire lo svolgimento naturale delle attività didattiche all’interno delle università. Giovedì mattina all’Universitat Autònoma di Barcelona un cordone di studenti catalani muniti di bandiere comuniste sbarrava l’ingresso dell’ateneo.

Facendo finta di non capire cosa stesse succedendo e dichiarandomi Erasmus alla domanda “saps el que està passant?”, sono riuscito comunque ad oltrepassare la barriera umana e ad entrare nell’università. Tuttavia il mio cammino è stato inesorabilmente interrotto all’ingresso della facoltà di giornalismo da due ragazze, avvolte in maglioni e coperte di lana, sedute su di una panchina che bloccava portone d’ingresso.

Avevano passato lì la notte, insieme ad almeno altri 50 ragazzi della facoltà per assicurarsi che nessuno entrasse nell’edificio. Con me solo una ventina di altri ragazzi stranieri. Tutti gli studenti locali si trovavano già in Plaça Catalunya per la protesta studentesca.

Vista l’occasione presentatamisi ho approfittato di quella mattina per rivolgere tutte le domande del caso a queste ragazze catalane e confermare molti miei sospetti riguardo a questa protesta.

 

La Catalogna è una regione situata al nord est della Spagna e comprende oltre a Barcellona le province di Girona, Lleida e Terragona, per un totale di 7 milioni e mezzo di abitanti. Centrale nella questione indipendentista è il fatto che questa sia la regione più ricca di Spagna, ovvero dove si concentra il maggior numero di imprese (600.000) e il valore più alto del Pil (cresciuto del 3,5% nell’ultimo anno, tre decimi di più di quello Spagnolo).

Oltre a questo, il punto è che la Catalunya è una nazione con un popolo, con la propria lingua e i propri costumi, che da sempre costituisce una comunità autonoma e distinta all’interno dello stato spagnolo.

Bisogna infatti tenere presente che gli stati catalani godono di una certa autonomia su diversi fronti, per fare un esempio il catalano è la lingua principale di tutto il sistema educativo, lo spagnolo (ovvero il Catellano) viene insegnato alla stregua di una lingua straniera 2 ore a settimana nelle scuole elementari.

Alla mia domanda “di quali altre tipologie di autonomia sentite di avere bisogno, tanto da rivendicare l’indipendenza?” nessun ragazzo catalano ha saputo rispondermi, se non riferendosi ad una questione economica legata alle tasse.

Il discorso è molto semplice: la gente della catalogna preferirebbe che le tasse che pagano allo stato centrale fossero spese in Catalogna e non in altre regioni della Spagna, protagoniste di casi di spreco di denaro pubblico e corruzione. Tutto molto comprensibile, a casa nostra abbiamo la stessa situazione con la Lega, non per questo tutti i giovani del nord Italia si sono mobilitati con tanta energia per separare la Lombardia dal resto del paese.

Cosa hanno, quindi, di particolare i catalani?

bandiera indipendentista socialista catalana

bandiera indipendentista socialista catalana

L’anima di questa protesta discende da una differenza di tipo culturale: i catalani rivendicano una loro identità da sempre, che fomentata dalle crisi dell’ultimo periodo, ha portato ad una frattura insanabile.

Il movimento indipendentista catalano, differentemente dagli altri movimenti separatisti europei, è di matrice socialista. Un movimento popolare di sinistra, unico nel suo genere che inneggia, nella propaganda dei gruppi più estremisti, alla liberazione del popolo catalano dagli oligarchi spagnoli e al potere della classe operaia.

Per quanto possa sembrare anacronistico questo tipo di discorso, posso assicurare che la presenza di bandiere indipendentiste-socialiste alle manifestazioni è piuttosto elevata.

11 Settembre 2017, Barcelona

11 Settembre 2017, Barcelona

Il vero punto di questa protesta, che vede partecipare la maggior parte dei cittadini catalani di comune accordo schierati contro Madrid, sta nel fatto di essersi visti privare della possibilità di votare. Mi assicurano le ragazze che se il governo avesse lasciato la possibilità di votare in un referendum, ci sarebbero state buone probabilità che la maggioranza dei catalani avrebbe votato per il no o comunque non avrebbe votato affatto e non si sarebbe raggiunto il quorum. “Questa repressione di questo nostro diritto assomiglia molto a qualcosa di Franchiana memoria e noi dobbiamo fare resistenza ad uno stato autoritario e fascista”.

Qualcuno deve ancora convincermi su dove stia il valore nel votare per esprimermi su qualcosa che non verrà dichiarato legittimo. Sta di fatto che questa sembra essere la motivazione per cui molte persone, a cui la politica non è mai interessata, si siano mobilitate per manifestare con così tanta insistenza su qualcosa di cui non si conoscono le conseguenze.

 

La cosa che più mi sconcerta è come tutti si pronuncino sul fatto di volere e poter votare a prescindere dal cosa si sta votando.

 

Tutto questo infatti per dire che nessuna persona da me intervistata è stata in grado di esprimersi riguardo alle conseguenze di questa votazione, o meglio nell’ipotesi in cui la Catalogna riuscisse a rendersi del tutto indipendente dallo stato Spagnolo, quale sarebbe lo scenario.

Lungi da me dare un giudizio di economia politica a riguardo, vorrei comunque fare un discorso molto semplice: gli Stati Uniti, la Russia, la Cina, sono stati grandi quanto continenti e sono le più importanti potenze economiche mondiali… quali possibilità ha la Catalogna, la Lombardia o la stessa Inghilterra di sedersi al tavolo con loro per trattare delle sorti del mondo? Che altra chance hanno gli stati Europei di avere una minima influenza nel mondo se non quella di farlo come Europa unita, per lo meno sul piano economico?

La Catalunya indipendente farà parte dell’UE? I trattati saranno tutti da rivedere in quanto nuovo stato. Banalmente, adotterà l’euro o una sua moneta? Insomma tutta una serie di problematiche infinite e di grande impatto. Ma esattamente per cosa?

Mi sembra chiaro che la classe operaia Catalana, che tanto agogna l’indipendenza, non sarà più ricca di prima dopo un’eventuale divisione dallo stato spagnolo.

Gli stati come la Svizzera o il Liechtenstein, a cui molti hanno fatto riferimento come modelli stato indipendente di successo, non sono un esempio possibile da prendere in considerazione: la Catalunya per la sua matrice socialista e con la sua classe “trabajadora”, non può permettersi di essere un paradiso fiscale. Le piccole isole come le Cayman non sono stati con le necessità strutturali di uno stato come sarebbe quello della Catalunya.

L’unica cosa che si sa di queste separazioni è che nel breve periodo portano a crisi e incertezza sui mercati finanziari, ma al di là di questo, è il lungo periodo la cosa preoccupante: votare per la separazione, in Europa, vuol dire retrocedere in un processo storico faticosissimo, ovvero la costruzione di un’Europa unita.

Faccio un esempio riduttivo: io da studente, se a Barcellona si parlasse solo il catalano, non sarei mai venuto a fare l’Erasmus. A me, come alla maggior parte degli studenti che vengono qui a studiare da altre parti del mondo, di imparare il catalano, che si parla solo a Barcellona, non importa niente, a me importa di imparare lo spagnolo in quanto una delle lingue più parlate nel mondo.

 

Da domani inizierà a delinearsi un nuovo scenario, in ogni caso, per quello che il popolo catalano ha dimostrato, questa separazione in un modo o nell’altro è già avvenuta e sicuramente questa protesta non cadrà nel nulla.

La speranza è che in un qualche modo tutto questo disordine porti dei benefici reali a qualcuno e che non sia solo un danno alla Spagna, all’Europa tutta e alla stessa Catalogna. Per quanto mi riguarda, la cosa migliore sarebbe preservare l’unità e accettare tutte le difficoltà e differenze culturali in gioco (come avviene nel nostro paese quotidianamente) perchè dopo tutto l’unione fa la forza.

 

Quando saranno i cinesi a comprarsi l’Europa forse le piccole province indipendentiste si accorgeranno che magari gli spagnoli, come tutte le altre nazioni europee, erano più familiari.

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