Viaggio di un aspirante suicida – Seconda tappa

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Ma quale speranza, quale luce.

 

Nella mia vita la cosa più simile alla speranza è stata l’illusione, il vedersi crollare il mondo addosso proprio nel momento in cui sembrava che qualcosa cominciasse a girare per il verso giusto.
Non è vittimismo, non è puntare il dito a destra e a sinistra cercando un colpevole, il fatto è che vi odio.
Chi odio? Ma il genere umano, è ovvio.
Si, sono misantropo, specista e darwiniano, mentre voi, soltanto voi, siete la causa del mio fallimento.

Tutti questi piccoli parassiti che succhiano il mio sangue e rovinano il mio pianeta, nutrendosi di stupidità e di televisione, osteggiando una qualche forma di cultura e intelligenza con frasi fatte, pensieri banali e soprattutto conformi alla morale.
Io sono una specie rara, superiore alla vostra, sono il vostro Oltreuomo, il vostro Messia, il vostro mentore, il vostro Dio.
Voi siete troppo stupidi per capirlo, preferite isolarmi e confrontarvi con i vostri pari, dovreste idolatrarmi, stupidi insetti.

Vedete, cari amici, questa nuova moda della democrazia è il vero malessere degli esseri umani, l’essere tutti uguali è un concetto dannoso per il nostro ecosistema.
Non siamo tutti uguali, no, alcuni di noi sono migliori di altri, alcuni di noi hanno più qualità di altri.

Idioti buonisti con il cervello ingolfato dai sentimenti, la natura è basata sulla sopravvivenza del più forte, se voi convincete questi 7 miliardi di bipedi che l’uguaglianza è un diritto fondamentale verrà eliminato il progresso, verrà estirpata la possibilità di selezionare gli individui migliori per creare una specie sempre più perfezionata nei secoli.

Ma cosa volete capirne voi, vi basta pulire la coscienza con lo straccio sporco del qualunquismo e con il sapone scaduto del buon pensiero.

 

Il sigaro é finito, e con lui, anche il mio sfogo di onnipotenza.
Ne accendo un altro, questa volta qualcosa con più classe, un Montecristo Edmundo che mi stava fissando da un po’.
Nel frattempo guardo la finestra, scene di vita quotidiana, donne, bambini e altre persone che probabilmente non meriterebbero neanche di essere citate.

Nel palazzo di fronte un uomo mi saluta, apre la finestra, esce sul cornicione, sorride e si lascia cadere.
Osservo il corpo che si avvicina all’asfalto, leggero, quasi rilassato.. Poi il tonfo.
La gente urla, le mamme coprono gli occhi dei figli, l’ambulanza arriva quasi subito.
Chi eri? A cosa stavi pensando? Perché quel sorriso?
Non lo so, non ne ho idea.

So solo che mi hai rubato la scena, stronzo.

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