Until Dawn: l’horror che sembra un film

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Il 26 agosto i videogames hanno scritto un nuovo capitolo della loro incalzante e particolarissima storia. A mezzanotte di quel giorno è uscito anche in Europa Until Dawn, un titolo che per alcuni è già sinonimo di rivoluzione.

Essendo un horror, la trama non può che rispecchiare la scelta del genere. Un gruppo di amici si riunisce in una baita isolata sui monti per una serata in allegria, ma uno scherzo spinto troppo oltre fa perdere le tracce delle sorelle Hannah e Beth, considerate ormai morte. È passato un anno e Josh, fratello delle due ragazze, invita di nuovo alla baita di Blackwood gli amici per passare del tempo insieme, in memoria di quanto accaduto dodici mesi prima.

Il gameplay non è nulla di veramente originale: la visuale dinamica è sempre in terza persona (alla Resident Evil) e si arriva a controllare nel corso del gioco tutti i sei protagonisti principali. La storia cambia a seconda delle scelte compiute (quale percorso prendere, chi tenere in vita…), ma, a differenza degli altri titoli che usano questa meccanica (The Walking Dead), se si commette un errore non si può rimediare, anche se causasse la morte del protagonista. Le nuove funzionalità PS4 hanno permesso anche il debutto di nuove features, come numerose scene in cui non bisogna muovere il joystick, restando immobili per sopravvivere.

Ma quello che è rivoluzionario è la grafica: i volti dei protagonisti, ricalcati su attori reali (che nella versione inglese sono anche i doppiatori dei personaggi), prendono vita e lo spettacolare motore grafico annulla quasi del tutto la differenza con un film.

Gioco attesissimo e carico di promesse, ha tutto per sfondare ma anche qualche limite. La trama ricalca lo schema classico horror ma si è cercato di avvicinarla a un film, rendendola molto intricata; la psicologia dei personaggi è troppo statica e finisce per rendere inverosimili molti comportamenti (scenate di gelosia mentre si scappa da un mostro…); la paura è davvero poca, troppi i “già visto” (la maledizione indiana…) e i jumpscare diventano alla lunga prevedibili.

In conclusione, bene ma non benissimo. La base è ottima e bisogna lavorarci ancora, ma Until Dawn sarà certamente solo il primo di una lunga serie di titoli che nasceranno sulla sua scia. Provare per credere.

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