Università di Oxford (da una studentessa italiana)

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Lo scorso ottobre, con la cerimonia di Immatricolazione, sono diventata a tutti gli effetti una studentessa dell’università di Oxford. Qui studio spagnolo e arabo (in inglese!) e la mia vita, prima immersa nella nebbia parmigiana, ha subito notevoli cambiamenti. L’esperienza intensa e frenetica che sto vivendo non può essere, però, compresa senza un essenziale glossario. Eccovi, quindi, una breve guida per entrare nel magico mondo di Oxford, tra le sue tradizioni centenarie e i suoi aspetti più quotidiani:

 Christ Church Bell: la campana del College di Harry Potter che rintocca incessantemente ogni ora, e alle nove di sera si fa sentire per ben centouno volte (in ricordo dei primi studenti ospitati, che erano appunto centouno). Se a quell’ora sei ancora sui libri, invece di un tintinnio sembra un urlo di disperazione.

Full English Breakfast: non c’è nulla di più piacevole di uova fritte, fagioli e bacon (Quorn per i vegetariani come me) alle 12 di un sabato, all’indomani di una nottata in compagnia di studenti inglesi che dopo aver indossato i panni di brillanti gentlemen per cinque giorni consecutivi si tuffano in plurimi shots di Jaegerbomb per dimenticare il carico di studio che li aspetta. Il brunch del weekend diventa, così, un rito immancabile e delizioso.

Gown: la toga nera, da indossare tre volte alla settimana per cena, quando prima di sedersi a tavola, circondati da cupi ritratti di alunni celebri, si ascolta un ringraziamento in latino (letto, ovviamente, con un’improbabile pronuncia inglese). Se si dimentica la toga, addio al cibo.

Hug: ricevere un abbraccio spontaneo da un inglese è un grande onore, da custodire e imprimere nella memoria. La loro idea di affetto è diversa da quella italiana: la stima talvolta si esprime con un solo sguardo, le amicizie si costruiscono lentamente e non sono ammessi passi falsi.Oxford-university-Aware

Library: dopo aver individuato la preferita tra le più di cento dell’università, ti troverai a varcare la sua soglia ogni giorno e a stabilire il tuo angolino su una precisa scrivania. In poche parole, diventerà la tua seconda casa, il luogo dove piangerai per lo stress o esulterai per un essay terminato.

Meal deal: ogni giorno, all’ora di pranzo, decine e decine di studenti affamati si aggirano nei supermercati locali davanti al reparto sandwich. Dopo aver preso in mano ogni panino tra i circa cinquanta disponibili e controllato tutti gli ingredienti, si accontentano del Meal Deal del giorno (sandwich+bibita a un prezzo stracciato) e ripiegano su un triste “Cheese and cucumber” o “Egg and Bacon”. Per me, italiana abituata al tiramisù della nonna, la giornaliera ressa davanti a panini confezionati era una scena desolante.

Oxford-green-awareQuad: l’ordinato, simmetrico, verdissimo prato dei cortili interni ai college. Vietato calpestarlo, pena l’espulsione.

 

 

 

Societies: spesso l’aspetto extracurriculare di Oxford viene taciuto, quando si pensa che in questa università l’attenzione sia solo orientata verso lo studio. La mole di lavoro è davvero notevole, ma si viene apprezzati come persone che, attraverso i propri talenti, possono apportare benefici a tutta la comunità. Le opportunità offerte sono molte e tutte volte ad andare oltre la mera preparazione accademica; è quindi possibile portare la zuppa ai senzatetto della città, fare vigilanza in gallerie d’arte, cantare in cori, collaborare con lo chef per decidere il menù settimanale, dedicarsi allo sport e rappresentare l’Università nell’immancabile sfida contro Cambdrige (tutte attività che svolgevo, e tuttora non so spiegarmi in che tempo).

Tutorial: il temuto, ma stimolante, appuntamento settimanale a tu per tu con il tutor di riferimento. Nonostante la generale atmosfera di terrore, incalzati da domande improvvise volte ad indagare capacità di ragionamento ed elasticità mentale, è una grande opportunità per imparare a pensare. Esperti internazionali si pongono al tuo livello e desiderano scoprire nuove sfumature dei testi che stanno studiando grazie a te, studente diciannovenne. Quando ricevi un commento positivo sei al settimo cielo, o come dicono loro “You’re on cloud nine”.

Weather: lamentarsi del tempo inglese è il miglior modo per iniziare una conversazione, in classe, alla fermata del bus o in coda ad aspettare. Tuttavia, ho scoperto che gli intermittenti acquazzoni non sono il peggior aspetto di questo clima, micidiale per i meteoropatici come me: il vento abbinato agli scrosci d’acqua è ben più insopportabile. Dopo aver rotto quattro ombrelli in due mesi per colpa del vento, mi sono rassegnata a correre sotto la pioggia.

In attesa di scoprire nuovi curiosi aspetti dal prossimo gennaio in poi, quando affronterò i primi esami ufficiali, mi godo questa breve parentesi italiana. Ritornare a casa mi ha dato modo di notare ancor di più le differenze tra questi due Paesi ed apprezzare le peculiarità di ciascuno di essi; in fondo, viaggiare consiste proprio nel continuo paragone tra quello che sappiamo e quello che dobbiamo ancora scoprire.

 

Di Carolina Toso.

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