Una nuova idea di democrazia

Ci sono stati momenti in cui Napoli è stata un corpo malridotto col sangue tossico, provata da mali che l’hanno portata vicino al collasso: una tra tutti, lo scandalo dei rifiuti, il cui epilogo è stato la condanna dei diretti responsabili, tra sindaci ed assessori, della gestione fallace dei lavoratori addetti alla raccolta differenziata.

Un barlume di respiro si è avuto con le elezioni del 2011, che hanno portato Luigi de Magistris alla carica di sindaco; anche questa volta però si è consumato l’ennesimo scandalo politico: primarie del PD annullate sulla base di intercettazioni che volevano la camorra coinvolta in certe meccaniche di voto poco chiare.

All’alba delle elezioni amministrative del 2016, il terrore che si replicasse una storia vista e rivista era fervente. Questa volta qualcuno ha deciso di agire e di far valere il proprio diritto-dovere di cittadino attivo nella vita politica della propria città, di tutelarsi e di tutelare: i ragazzi dell’Ex OPG Occupato – Je so’ pazzo hanno istituito la pratica del controllo popolare, distribuendosi tra i seggi per controllare che nessun cittadino subisse influenze, minacce o proposte di compravendita di voti in loco. Si tratta di una pratica preventiva, che anticipa il lavoro dei rappresentanti di lista, che sorvegliano il seggio solo dopo il voto, durante lo spoglio dei voti. E’ una pratica legittima, perché per sua natura a-partitica e volta a difendere il cittadino, non il politico.

Ho parlato con i diretti interessati per farmi raccontare le modalità e i retroscena del controllo popolare.

Perché è nata l’iniziativa del controllo popolare?

L’iniziativa di controllo popolare è il frutto di un ragionamento, che in piccolo stiamo cercando di mettere in pratica con le attività dell’Ex-OPG Je so Pazzo, sul potere popolare. Da decenni, ormai, il potere, le decisioni, sono state sempre più accentrate nelle mani di una classe dirigente, partiti, sindacati che hanno perso completamente collegamento con quelle che sono le esigenze delle persone ma soprattutto le modalità per incidere ed intervenire su questo livello decisionale sono venuti meno: siamo di fronte ad una grave crisi “democratica”, nel senso più puro del concetto, dove ogni possibilità di dissenso, critica e partecipazione è stata “messa al bando”.

Noi vogliamo riaprire questi spazi, ridare protagonismo al popolo, ascoltare le loro esigenze e cercare, per quanto possibile per un collettivo completamente autofinanziato ed autogestito, soddisfarle, per mostrare e dimostrare non solo che con poco si può ottenere molto ma soprattutto che nessuno deve essere costretto a vivere in situazioni disagiate, senza diritti, servizi, benessere.

Aprire solo tali spazi democratici, però, non è sufficiente. Il rischio di creare qualcosa di vuoto è dietro l’angolo e il rischio di lasciarlo in mano a populisti, opportunisti o forze reazionarie e di destra è ancora più concreto. Quindi abbiamo voluto dare la dimostrazione che si può anche “sorvegliare” su questo processo, fare in modo che non venga inquinato o che non si perda nei meandri della burocrazia e che chiunque dotato di determinazione e pazienza lo può mettere in atto.

Quali sono state le modalità pratiche di organizzazione?

Alla prima tornata elettorale il gruppo era un po’ più ristretto (comunque più di 50 persone erano coinvolte): in ogni sezione coperta abbiamo messo due rappresentanti di lista e un gruppo di supporto che comunicava con I rappresentanti stessi. Questi avevano il compito di spiegare alla gente, rompere le scatole fuori quando necessario e anche “fare gruppo” in caso di minacce ed aggressioni.

Qual è stata la reazione dei cittadini?

I cittadini, le persone che sono andate a votare, chi per abitudine, chi perché ancora crede in questo strumento, chi perché ha l’amico, ci hanno accolti benissimo. Si sono fermati, ci hanno chiesto chi fossimo, cosa facessimo, si sono interessati e soprattutto tanti, tantissimi ci hanno ringraziato. Al secondo turno molti ci riconoscevano, anche in seggi dove non eravamo stati prima, ci hanno accolto ancora meglio.

Chiaramente chi invece era lì come “controparte”, invece, non ha avuto piacere nel vederci: in alcuni casi però anche lì, chiusi I seggi ci sono venuti a parlare e a riconoscere che abbiamo fatto qualcosa di grande e che loro erano lì solo perché li avevano pagati. Ma chi invece è stato mandato per fermare tutta la macchina che si era messa in moto non ha avuto pietà: hanno usato tantissimi mezzi per fermarci ma non ci siamo fatti fermare, anche grazie al supporto che tantissime persone, sia nei seggi che virtualmente, ci hanno dato.

Il feedback però non è stata organicamente positivo. Mi riferisco in particolare alla reazione del candidato Gianni Lettieri.

Ci aspettavamo una reazione. Non così grossa ma soprattutto non così scomposta. Soprattutto il 19 si capiva che erano in forte difficoltà, e si sono inventati cose diverse per cercare di intimorirci e metterci I bastoni fra le ruote: dai fascisti di Pianura, ai consiglieri legati in varie maniere alla camorra, alle improvvisate ronde di “contro controllo popolare”. Sapevamo a quali rischi saremmo andati incontro ma non credevamo certo di avere questo impatto. Addirittura una conferenza stampa di uno dei candidati a sindaco in silenzio elettorale, quasi quasi siamo onorati!

Avete in programma di estendere la modalità del controllo popolare anche in altre iniziative?

Noi vogliamo estendere questa pratica che si è dimostrata efficace e concreta. Ma soprattutto ha dimostrato che chiunque può praticarla. Ed è quello di cui abbiamo bisogno oggi: da un lato un meccanismo che possa mettere a verifica gli obiettivi dichiarati e le parole che si dicono e dall’altro un’esperienza che tutti possono sentire come propria, a cui tutti possono contribuire, ad intensità variabile. Gli ambiti sono infiniti ma per ora ci attestiamo alla questione dei migranti che ci stiamo già seguendo con il controllo popolare ai CAS, al lavoro- ed in particolare a casi di lavoro nero, alla vivibilità dei nostri territori, alla cultura ed istruzione, alla salute e allo sport.

Un primo momento di lancio del percorso che faremo da qui ai prossimi mesi sarà sabato 25 alle 18 all’Ex-OPG dove esporremo tutte le nostre idee e I prossimi passaggi in merito, anche all’amministrazione. Perché se è vero che il 19 giugno eravamo tutti contenti dopo I risultati, ora dobbiamo darci da fare ed utilizzare il sindaco realmente come uno strumento nelle mani del popolo.

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