Una famiglia dei colori dell’arcobaleno

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Tutti i giornalisti con i quali ho avuto modo di confrontarmi, anche se molto probabilmente io definisco “confronto” quello che loro, se qualcuno glielo chiedesse, definirebbero “due chiacchiere con una ragazzina”, mi hanno sempre detto che una buona testata giornalistica riporta le notizie in maniera imparziale.

Tutti i professori della mia facoltà mi hanno insegnato che un uomo di legge che si rispetti deve essere super partes, deve sapere scendere a compromessi, cosa che spesso e volentieri implica anche riuscire a zittire la propria coscienza perché non sempre quello che è giusto per legge è di riflesso moralmente corretto.

Bene, molto probabilmente non sarò mai né una valida giornalista né una donna di legge che si rispetti perché sto per scrivere esattamente quello che penso riguardo una questione di diritto dove non riesco, non posso scendere a compromessi.

Perché oggi le piazze del Bel Paese erano dei colori dell’arcobaleno.

Ho sempre pensato fosse rischioso, sconveniente, esprimersi su una questione delicata quale il matrimonio civile omosessuale, ho sempre avuto remore perché non mi piace venire criticata e criticare a mia volta ma credo che questo sia proprio il momento giusto.

Per tutti.

È inconcepibile classificare un amore come di seconda categoria perché si discosta dalla visione dell’ideale che la società riconosce come tradizionale perché, per sillogismo, un amore di seconda mano appartiene a persone di seconda mano.

Persone di seconda mano che se stanno male, se fanno un incidente, non hanno la possibilità di vedere chi amano perché lo Stato non riconosce loro alcuno diritto, nessuna parentela, nessun tipo di vincolo.

Tutto questo quando uno dei principi inviolabili della Costituzione sancisce eguaglianza e io proprio non ricordo di avere letto da nessuna parte di deroghe di alcun tipo.

Un altro, poi, fa cenno anche ai diritti inviolabili dell’uomo.

È inconcepibile sostenere che non è naturale, non è normale, che una persona si innamori di un’altra del suo stesso sesso quando è per natura che si è trovata in un corpo sbagliato, in un corpo che non sente suo.

Chi ha uno spirito che aderisce perfettamente al corpo in cui si trova può anche finirla di considerarsi migliore perché sto per svelargli un segreto: è stato solo fortunato.

Perché due donne devono sentirsi a disagio se vogliono tenersi per mano?

Perché due uomini che cenano al lume di candela devono preoccuparsi delle occhiate di chi è seduto nei tavoli a fianco?

Perché è strano, è contro natura, siamo tutti nati da un uomo e una donna e uomo e donna devono essere genitori, un bambino non può crescere in una strana famiglia con due papà o due mamme.

Ora.

Che differenza c’è ad essere discriminati se si è figli di carcerati o se si hanno due madri? Qual è la differenza tra venire adottati, essere nati in provetta, crescere con un solo genitore o avere due papà?

Cambia l’amore, cambia il bacio della buonanotte, cambiano le feste di compleanno o gli abbracci?

Cambiano le lavate di capo, le vacanze d’estate, le possibilità che due papà o due mamme possono offrire?

L’unica cosa che cambia è il modo in cui si viene guardati dagli altri.

Credo sarebbe bene smetterla di riferirsi alla famiglia come se quella tradizionale fosse l’unica rilevante, credo sia il caso di cominciare a parlare di famiglia e basta.

Perché l’una non esclude l’altra.

Molto probabilmente non sarò mai né una valida giornalista né una donna di legge che si rispetti ma credo sia troppo presto per decidere di scendere a compromessi o per scegliere di essere imparziale.

 

Sarei ipocrita se scrivessi che non ho una posizione definita e sarei un’illusa se pensassi che ogni persona che ha cominciato a leggere queste righe è arrivata alla fine.

E sarei una bugiarda, una codarda, se oggi non avessi scelto di scrivere d’amore.

Un solo tipo di amore.

 

 

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