Un tempo era lo Slam Dunk Contest

Air-Jordan-Free-Throw-Dunk (1)

L’All Star Weekend è senza dubbio una delle manifestazione che rappresentano più limpidamente il peso che lo spettacolo ha nel mondo dello sport anglossassone.

Si tratta per la precisione di un weekend, a febbraio, nel quale il campionato si ferma e viene sostituito appunto dall’ASW. Questa manifestazione racchiude al suo interno vari eventi tra cui: gara delle celebrità e match tra giocatori del primo e del secondo anno il venerdì sera, gara delle schiacciate e del tiro da tre punti il sabato (più altre gare di skills) e l’All Star Game, cioè la partita tra i migliori giocatori di entrambe le conference che si tiene la domenica. Quest’anno l’evento si volgerà a Toronto, per la prima volta fuori dall’America, tra il 12 ed il 14 febbraio. Per gli appassionati sarà visibile su Sky sport o attraverso l’NBA league pass.
Dopo aver riassunto brevemente in cosa consiste l’evento vorrei fermarmi e parlare un po’ dello Slam Dunk Contest.

In questa sfida si trovano contro quattro giocatori che devono fronteggiarsi a suon di inchiodate, giudicati poi in base alla bellezza ed allo spettacolo dei movimenti da loro eseguiti. Sin dal 1976 (anno dell’introduzione) durante questo weekend si sono sfidati campioni del calibro di Michael Jordan, Doctor J, Dominique Wilkins, Vince Carter, Dwight Howard, Kobe Bryant. Col passare degli anni è iniziato tuttavia un lento quanto inarrestabile declino di quella che per lungo tempo è stata una gara emozionante e considerata quasi alla stregua della partita delle stelle. La sofferenza si è sentita. Proprio per questo motivo la dirigenza della lega ha provato a modificarne il format per darle in qualche modo nuova linfa, non riuscendo però nell’impresa.

Le cause di questo declino vanno ricercate per prima cosa nel rifiuto dei big a parteciparvi. Prendiamo come esempio LeBron James. Grandissimo atleta, ottimo schiacciatore ed idolo dei tifosi. Logicamente sarebbe un partecipante perfetto per capacità di attrazione e per lo spettacolo che potrebbe regalare, basti guardare cosa fa durante il riscaldamento prepartita. Nonostante questo su di lui ogni anno girano voci di una possibile partecipazione allo slam Dunk contest che poi puntualmente vengono smentite dallo stesso James.
È proprio il rifiuto delle star a partecipare che porta un po’ al disinteresse dei supporters e ad un po’ generale diminuzione della qualità.  Di seguito ho riportato una tabella che mostra come il PER (indice di efficienza di un giocatore) dei quattro partecipanti sia sceso, con qualche picco in positivo come Vince Carter o Dwight Howard, tra gli anni 90 e il 2010.perTuttavia la colpa non si può attribuire solo a questo. Anche in passato si è visto come la partecipazione di stelle non sia stata costante a differenza dell’innovazione che spesso è arrivata da giocatori di medio livello. Infatti va considerato anche un altro fattore, quello della ripetitività che può comportare una gara di questo tipo. Dopo un certo numero di edizioni infatti le schiacciate che vengono presentate dai partecipanti non sono più in grado di portare questa fondamentale freschezza, con la conseguenza che i vari movimenti, seppur con qualche modifica, finiscono per somigliarsi tra di loro. Ormai è difficile trovare qualche giocatore in grado di inventarsi un nuovo movimento che riesca ad unire bellezza e spettacolo come era stato fatto in passato. In più è stata anche modificata la regola che non dava limite di tempo ai giocatori per le schiacciate, mentre ora hanno 2 minuti a testa. Altro elemento che li spinge spesso a sprecare frettolosamente i tentativi o ad optare per scelte più semplici ma meno “memorabili”. Tra le possibilità di far rivivere i vecchi fasti allo Slam Dunk Contest ci sarebbero quella di tornare al vecchio format, quindi con più tempo a disposizione, e quella di incentivare il più possibile i grandi nomi che circolano all’interno del campionato.

Chi non desidererebbe vedere James, Durant, Griffin e Westbrook sfidarsi per vincere questo trofeo?

Parlando di vecchi fasti ho scelto tre fra le più belle edizioni per spettacolo ed importanza che sono entrate di diritto nella memoria storica del basket americano e mondiale.

 

ABA All Star Weekend 1976, Denver, vincitore: Julius Erving.

L’anno 1976 sancisce la nascita dello slam Dunk contest. L’idea viene concepita all’interno della ABA, lega rivale, come spettacolo di “contorno” per riempire l’intervallo della partita domenicale; un colpo di genio che sarà piuttosto vincente. Dopo quell’anno, l’ABA, a causa di vari problemi finanziari, si fonderà proprio nella National League Basketball, causando il passaggio di varie franchigie e giocatori da un campionato all’altro. I partecipanti al contest sono quattro: David Thompson dei Denver Nuggets; Artis Gilmore dei Kentucky Colonels; George Gervin dei San Antonio Spurs; Larry Kenon sempre dei San Antonio Spurs ed infine uno degli uomini che hanno rivoluzionato questo gioco, Julius “doctor J” Earving dei New York Nets. Il vincitore ovviamene è Earving, il quale staccando dal tiro libero non solo porta a casa la vittoria ma regala anche al pubblico il movimento diventato poi manifesto iconico di “His Airness” Michael Jordan.
NBA All Star Weekend 1988, Chicago, vincitore: Michael Jordan.

Il protagonista indiscusso di questa edizione è proprio Jordan. A competergli il titolo di campione c’è Dominique Wilkins da Atlanta, grandissimo schiacciatore nonché già campione nel 1985 (e più tardi ne 1990). Nella finale la guardia di Chicago si trova costretta a rispondere ad una bellissima schiacciata che mostra tutta la potenza e velocità di Wilkins. L’aria che si respira allo Chicago Stadium, casa dei Bulls e di Jordan, è vibrante per l’attesa. La scelta ricade sullo stessa idea che portò Doctor J alla vittoria nel 1976, la free-throw line dunk. Michael in seguito racconterà: “Non sapevo cosa fare, ero confuso ed in quel momento vedo Julius Earving che mi fa: il segno “base line”, il miglior consiglio che mi abbiano mai dato. Ovvero sia la schiacciata la inizio partendo dall’altro canestro” (Grazie avvocato)
Jordan vince con il massimo punteggio. Lo stadio lo acclama come un eroe. Il resto è storia.

NBA All Star Weekend 2000, Oakland, vincitore: Vince Carter.                 

Oakland, costa ovest degli Stati Uniti, piena era “post-Jordan”. Sono un paio d’anni ormai che questa gara tra lockout e altri motivi non viene disputata, sembra quasi che ci si sia dimenticati di essa, insomma, ha raggiunto il suo punto più basso. Per far sì che il pubblico si innamorasse di nuovo di questo evento serviva un qualcosa di clamoroso ed allora arrivò in suo soccorso un certo Vince Carter. Il giocatore in questione è un ragazzo proveniente da Daytona Beach che da un paio d’anno gioca nella fredda, freddissima Toronto. Nonostante la giovane età le sue schiacciate fanno letteralmente impazzire il pubblico canadese sin dal suo debutto nell’NBA, la quale gli darà il soprannome di “vinsanity” -altro che Linsanity -.  La vittoria finale è rimasta nella memoria come una delle più spettacolari prestazioni degli ultimi vent’anni. Potenza, rabbia ed eleganza allo stesso tempo. Il tutto condito dall’uscita dal campo di Carter che mostra la consapevolezza di essere nettamente superiore agli avversari.

In chiusura ecco i quattro partecipanti di quest’anno: Il centro dei Detroit Pistons Andre Drummund, l’ala grande dei Magic Aaron Gordon, la guardia dei Nuggets Will Barton ed infine il detentore del titolo di campione, Zach Lavine.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *