UN MILAN SEMPRE PIÙ ROSSO E MENO NERO

Game Over Milan

“Saremo una squadra di diavoli. I nostri colori saranno il rosso come il fuoco e il nero come la paura che incuteremo agli avversari”. Quando il Milan nacque nel 1899 Herbert Kilpin, il fondatore e primo capitano dei Rossoneri, utilizzò queste parole per spiegare i colori societari del club.

Quasi centovent’anni dopo la storia è completamente diversa, la paura negli avversari che scendono in campo contro il Milan è ormai solo un lontano ricordo e il rosso, più che al fuoco, fa pensare al bilancio, agli 89.3 milioni di perdite riscontrate nel corso del 2015.

La società, rappresentata dal solo Adriano Galliani, è stata criticata duramente durante l’assemblea dei soci, tenutasi l’altro pomeriggio, nella quale è stato mostrato e approvato il bilancio dello scorso anno. Sono stati gli azionisti di minoranza ad attaccare più duramente la fallimentare gestione del club, che da 5 anni a questa parte sta facendo sprofondare il Milan in un pozzo, la cui fine sembra ancora molto, troppo lontana.

I membri dell’APA, l’Associazione dei Piccoli Azionisti del Milan, hanno sottolineato come le cause della imbarazzante situazione rossonera non siano imputabili al versante sportivo della società.

Non è infatti notizia dell’ultimo pomeriggio che gli ultimi campionati si siano chiusi con posizioni molto al di sotto degli standard rossoneri e che ogni estate si sia ripetuto lo stesso copione. Tutto inizia a luglio con la presentazione del nuovo allenatore, vengono spese grandi e belle parole sul futuro della squadra e sull’imminente rinascita. Ad agosto va in scena la grande campagna acquisti, giocatori prevalentemente a parametro zero oppure giovani promesse straniere che raramente si dimostrano all’altezza delle aspettative, per arrivare al grande botto finale, il ritorno di giocatori che erano stati venduti qualche anno prima, Balotelli e Kakà per restare negli ultimi anni. La messa in scena si chiude con la celeberrima, sentita e risentita frase: “Siamo a posto così, siamo una squadra competitiva”.

Sono i vertici stessi della società di via Aldo Rossi ad essere i responsabili delle condizioni in cui versa oggi la squadra meneghina, come è stato sottolineato anche dall’avvocato Enrico Barone, portavoce dell’APA. Il Milan è guidato da due figure, Adriano Galliani e Silvio Berlusconi, che non sembrano avere in mano neanche lo stralcio di un progetto sul futuro. È però la programmazione l’unica via possibile per uscire da questo momento buio, una pianificazione di campagne acquisti e investimenti. Un esempio in questo senso è il caso del Sassuolo che dall’anno della sua promozione ha fatto della programmazione la parola chiave riuscendo ad ottenere un crescendo di risultati che sta portando gli emiliani a giocarsi un posto in Europa proprio contro il Milan.

La pianificazione richiesta dagli azionisti non riguarda, però, solo l’aspetto sportivo. I soci hanno infatti anche chiesto chiarezza sul fallimento del progetto dello stadio nella zona del Portello e sui milioni che annualmente il Milan deve versare nelle casse del Comune di Milano per l’affitto di San Siro. La questione riguardante lo stadio di proprietà è un altro dei temi caldi su cui si è dibattuto, un tema che sottolinea il ritardo del Milan nei confronti di altri club europei ma anche italiani, come Juventus, Udinese e ancora una volta Sassuolo.

L’APA è l’associazione che all’interno degli azionisti del Milan più rispecchia gli interessi dei tifosi, in quanto i suoi stessi membri non sono mossi tanto da investimenti economici quanto morali, sono prima di tutto persone che hanno a cuore il Milan, la sua gloriosa storia e il suo futuro, che non possono tollerare una società che rende il Milan “la barzelletta d’Italia da 5 anni ad oggi”.

È purtroppo vero quanto detto da un azionista durante l’assemblea: “il Milan è tecnicamente fallito”.

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