Un anno di speranza

capodanno

Nella “Grande Mela”, tra colori e allegria, il nuovo anno si è aperto sulle note di “New York, New York”. Poche latitudini più a est , sulla spiaggia di Copacabana, a Rio de Janeiro, giovani e non salutano l’arrivo del nuovo anno in maglietta e ballando la samba con uno sguardo al cielo, dove i fuochi d’artificio illuminano e addolciscono l’oscurità della notte, analogamente all’emozionante spettacolo pirotecnico messo in scena a Londra.
Da nord a sud, dall’America all’Europa, la notte di San Silvestro è stata festeggiata con la massima spensieratezza , con la voglia di dire addio a un 2015 che per l’equilibrio e le sorti del mondo non è stato particolarmente roseo, ma, allo stesso tempo, con l’auspicio di un 2016 migliore; di un 2016 che, a mio avviso, non sarà semplice, ma che si spera possa procedere in un clima di maggior tranquillità rispetto a quello fortemente instabile che ha caratterizzato soprattutto, ma non solo, gli ultimi mesi del 2015.

parigi
Un ricordo non svanito, anzi ancora vivissimo a Parigi. 31 dicembre 2015: è una notte di speranza per il futuro, intrecciata con il ricordo straziante della serata più buia per la Francia.
“Facciamo del 2016 un anno di coraggio e di speranza” (F. Hollande)
Arriva il 2016, Parigi saluta sulle Champs-Elysées l’anno nuovo e l’anno che si lascia alle spalle. È un capodanno sottotono, pervaso da un’atmosfera di sobrietà, unità e amicizia. Niente fuochi d’artificio, ma solo una bandiera francese proiettata con orgoglio, anche per mostrare vicinanza e solidarietà alle vittime, francesi e non solo, di quel tragico 13 novembre. La ferita è ancora fresca e difficile da dimenticare. Il pensiero va alle oltre 130 vittime di quel giorno, uccise da bestie che mentre compievano quella mattanza ridevano come bambini. Nessuna pietà solo orrore senza fine.
Sempre nella notte di San Silvestro, a Monaco di Baviera, la polizia tedesca si è messa sulle tracce di 7 iracheni legati allo stato islamico, che avrebbero progettato di farsi saltare in aria nella metropolitana cittadina durante quella stessa notte. Probabilmente è stato solo un falso allarme, ma le indagini sono proseguite minuziosamente fino all’alba, quando la metropolitana bavarese è stata riaperta.

“La frontiera è ponte o barriera, stimola il dialogo o lo soffoca” (C. Magris)
E’ evidente che ancora ci troviamo a vivere in un clima fortemente instabile. A quanto pare non è possibile neppure stare in pace durante un momento di svago, dato che, da un momento all’altro, un ristorante diviene una macelleria di cadaveri, un teatro può diventare luogo in cui viene messa in scena una commedia tra le più terrificanti e uno stadio può essere improvvisamente circondato da ultras in delirio, ma che veri ultras non sono, infatti, anziché tifare per l’una o per l’altra squadra, terrorizzano volontariamente i civili, servendosi di strumenti contro cui non c’è difesa. La miglior arma del terrorismo è il terrore. L’attentato terroristico si serve di un’organizzazione precisa e soprattutto dell’effetto a sorpresa, ecco perché, a mio avviso, difficilmente avremmo subito un attacco proprio la notte di capodanno, vista l’elevata sicurezza messa in campo dai principali governi del mondo; è nel momento più inaspettato che lo stato d’allerta deve essere massimo. Persino l’FBI ci lascia indicazioni generiche; non è mai stato un problema di “se”, ma di “quando”.
Ci tengo a ricordare le parole pronunciate da un bambino francese intervistato da “Le petit journal”, che racconta le sue paure dopo gli attentati di Parigi: <<I cattivi non sono molto gentili. Bisogna cambiare casa. Hanno le pistole per spararci papà… Ma noi abbiamo fiori e candele per proteggerci>>.
Con il ricordo di queste dolci parole, porgo un augurio per un SERENO anno nuovo e rivolgo una preghiera alle vittime innocenti che hanno perso la vita nell’anno appena concluso per mano di umani disumani. Una preghiera va anche alle loro rispettive famiglie, comprensibilmente straziante nell’animo e che si trovano ora, per la prima volta, a passare un anno senza il loro figlio o la loro figlia, la loro zia, il proprio fratello.

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