Tu sì que Vale

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La gara numero diciassette della stagione si è conclusa con un quarantotto – anche se sarebbe meglio parlare di quarantasei – che lascia un forte amaro in bocca.

Chi avrebbe mai pensato che a disputarsi così ferocemente la penultima corsa fossero gli stessi due piloti che sorridevano abbracciandosi a fine gara?

Eppure, il motomondiale ha preso questa (in)evitabile piega: da promotore di legittima rivalità nel contenzioso, è diventato portatore malsano di rancore. In una gara che, questa volta, si combatte più fuori che dentro il circuito. In tutti i sensi.

Ma facciamo un passo indietro.

Giovedì 22 ottobre, in piena conferenza stampa, Valentino Rossi ha acceso la miccia dell’ordigno esploso in gara, accusando in mondovisione Marc Marquez di complottare contro di lui. I motivi sarebbero svariati: vendetta personale dovuta a tafferugli nati in gare precedenti, rivalità, stizza da emulazione, mischiate in un intruglio velenoso pensato per ostacolare il decimo titolo di Rossi.

Qui la domanda sorge spontanea: si è trattato di una sottile strategia di guerra psicologica per mettere fuori gioco un avversario scomodo o di una spassionata dichiarazione a cuore aperto?

Di sicuro quelle parole hanno preparato le carte per il divorzio fra i due e teso pericolosamente la corda dell’arco verso il bersaglio. Sbagliando, però, la mira.

Marquez ha infatti risposto alla provocazione scatenando un duello da cardiopalma e sfiorando più volte il contatto. Non è stato fairplay – dal momento in cui non era coinvolto nella lotta per il titolo – ma nemmeno una conferma alle accuse di Rossi, quanto più una loro conseguenza.

Sfrontata e fastidiosa, ma non punibile dal regolamento in quanto legale.

Il vero putiferio è accaduto poco dopo: Valentino ha reagito con un gesto clamorosamente scorretto. Sbarazzarsi del proprio avversario con un calcio – ammettiamolo, di calcio si è trattato – non è degno di un campione del suo calibro. La sua intenzione non era quella di farlo cadere, ma il ruzzolone c’è stato, così come il rischio di provocare danni più gravi di una semplice abrasione.

Ha portato a termine la sua corsa ed è salito sul podio, senza alcuna bandiera nera ad inchiodarlo; solo una sanzione postuma poco sensata che gli impone di partire dall’ultima casella a Valencia, rendendo ancora più ostica la lotta per il titolo.

Un titolo che Jorge Lorenzo vede sempre più vicino ma che, dopo questo triste episodio, Vale molto meno.

Leggi qui l’interpretazione opposta

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