Trentino: di orsi e altri disastri

Tra le Dolomiti sta passando una nuova (e calda) estate. Ma ad essere bollente non è solo il termometro di casa, negli ultimi mesi infatti si è anche arroventata la polemica a proposito della presenza degli orsi bruni, specie ripopolata nei primi anni duemila all’interno del Parco Naturale Adamello Brenta.

Innanzitutto per affrontare il tema va fatta un’ampia premessa: gli orsi in Trentino non si sono estinti, né tantomeno sono stati cacciati dai contadini con i forconi; si sono solo allontanati in quanto le aree che prima occupavano si stavano rivelando eccessivamente popolate dall’uomo. Dal 1999 al 2002, ai pochi esemplari di orso bruno rimasti, ne sono stati affiancati una decina, al fine di ripopolare il parco naturale di una specie che stava ormai scomparendo, spostandosi verso altre zone.

Oggi in Trentino si contano all’incirca sessanta orsi in libertà, e le conseguenze di un piano di reintroduzione scellerato come quello sopra descritto, si stanno via via palesando. La vicenda principe in questo senso è quella risalente ad una decina di mesi fa, quando l’orsa Daniza iniziò a vagare senza localizzatore gps per tutta la regione, attaccando ogni volta che si trovava un umano davanti. L’epilogo della vicenda consistette in un errore umano che portò all’uccisione dell’orsa a causa di una eccessiva dose di sedativi. Quest’estate abbiamo ricominciato col botto e si contano già tre incontri dell’uomo con l’orso addirittura all’interno dei centri abitati.

Per quanto triste la vicenda di Daniza ci deve far capire una cosa molto importante: gli orsi non sono malleabili rispetto al cambiamento come noi esseri umani: loro sono stati reintrodotti in un’area dove la presenza umana è talmente marcata che ormai hanno perso la paura di andare a cercare cibo fino ai centri abitati e anche accanto alle case, ma di certo non hanno perso l’istinto di attaccare quando si trovano un uomo davanti. Il problema sta proprio qui: sul sito del Parco Naturale Adamello Brenta si dice che:

il futuro dell’orso è fortemente legato alla sviluppo di una cultura di convivenza tra uomini e orsi

Benissimo, devo dire che anche io ero inizialmente entusiasta di questa reintroduzione, ma purtroppo la richiesta di civiltà reciproca può essere in questo caso posta solo agli umani, che devono modificare i loro comportamenti in favore di un nuovo inquilino presente non di sua spontanea volontà mentre quest’ultimo si reca nei luoghi più densamente popolati, per poi aggredire chi li abita. La convivenza tra uomo e orso si è sempre retta sul fatto che questi ultimi avessero paura di avvicinarsi ai paesi, alle case e agli uomini. Ora che questo timore è venuto meno ci si sta rendendo conto dei numerosi errori fatti in passato, primo tra tutti il mancato controllo del riprodursi di questa specie, che ora è costretta a vivere in boschi parzialmente rasati per farci piste da sci e in montagne che in alta stagione sono più frequentate di un ufficio postale a fine mese.

Pensandoci quindi su, magari nelle zone del parco naturale non c’erano molti presupposti per reintrodurre l’orso bruno; forse i presupposti presi maggiormente in considerazione sono stati quelli relativi al marketing che l’orso avrebbe portato, dal prestigio del parco al turismo estivo in regione. Tanto alla fine la natura ha sempre ragione… ma quale natura?

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