Theo Drebbel/Project Room 1 // Viasaterna

L’artista Theo Drebbel presenta, nella splendida cornice di Viasaterna, la sua prima mostra personale: Project Room 1. Ha 25 anni, si è laureata in architettura e vive a Napoli. La sua ricerca rivela una poetica raffinata, sospesa tra l’irreale, il sogno e la memoria. Il diorama è il focus centralizzante che ci conduce attraverso il suo percorso incantato. La sua arte è ricca di uno spessore che unisce la sua passione per il rigore architettonico, la morfologia e l’indagine molto intima e personale dentro i suoi ricordi.

Voglio citare Milan Kundera: “C’è un legame stretto tra lentezza e memoria tra velocità e oblio. Nella matematica esistenziale questa esperienza assume la forma di due equazioni elementari: il grado di lentezza è direttamente proporzionale all’intensità della memoria, il grado di velocità è direttamente proporzionale all’intensità dell’oblio”.

La riflessione è strettamente collegata ai diorami di Theo Drebbel, che immobilizza tutto nelle sue tavole, paralizzando il ricordo. Riesce a fermare il tempo e la stasi diventa un momento di meravigliosa contemplazione.

1) Theo perché i diorami, come sei arrivata a concepire questo linguaggio?

I diorami sono nati dalla naturale sintesi dei molteplici studi che stanno alla base della mia persona, partendo dall’architettura e dall’urbanistica e dalla riflessione sulle qualità inedite della composizione spaziale; dall’arte della miniatura con il suo portato di millimetrica attenzione ai dettagli; alla mnemotecnica antica ed agli studi di Giulio Camillo Delminio sui teatri di memoria; o ancora all’ontologia e teleologia dei giardini, le icone organiche e la grammatica araldica. Ma soprattutto la morfologia, lo studio della fisiognomica di matrice Kassneriana per cui “Sacra è la misura, poiché il mondo e l’uomo sono uniti soltanto mediante la misura”.

2) Trovo di una grande poesia ogni paesaggio mentale che tu crei, ognuno intriso di mistero. Raccontaci come sono formulati.

I diorami sono la rappresentazione di un paesaggio astratto, più precisamente quello della mia memoria. Non è dato sapere di che natura siano gli eventi rappresentati, ma possibile è indagarlo attraverso l’attenta lettura degli oggetti prescelti, poiché ognuno è la trasposizione simbolica di un elemento della narrazione. Così la presenza di chiodini minuscoli rivolti verso l’alto in corrispondenza biunivoca di bianche conchiglie, rappresenta un momento minimo (come la scala degli elementi che lo traducono indica), ferente (come la punta dei chiodi pronta a bucare dita suggerisce) ma naturale (le conchiglie, quasi a sottolineare la prevedibilità di quella lieve ferita nell’economia del discorso).

3) Una performance sui generis accompagna la tua esposizione, dai la possibilità al visitatore di partecipare alla creazione di un paesaggio. Diventa una lentissima partita a scacchi, come sei riuscita a formulare questa suggestione?

La suggestione del gioco in effetti è alla base dei diorami: essi nascono strutturalmente (prima di evolvere in una personale poetica) quando mostrando al mio compagno gli elementi desueti da me raccolti negli anni, iniziammo uno scambio di mosse più simile ad un dialogo, quasi come articolato da una scrittura cuneiforme in rilievo. A sentire ciò i curatori del gruppo Fantom e Irene Crocco, direttrice della galleria Viasaterna, capirono bene che riproporre quel momento di gioco avrebbe aiutato molti ad entrare meglio nel mio lavoro, soprattutto per l’obbligo all’astrazione tramite il movimento di oggetti concreti, il dover riflettere per campi estetici nei quali essere sempre responsabili…

Il risultato non è un’opera (e non potrebbe mai esserlo) quanto un modo di riconoscersi in altri segni; un gioco nel quale finalmente estetica ed etica si corrispondono.

4) Ogni tavola presenta un essere vivente, un animale che è un attento osservatore o un guardiano, perché è li?

In realtà le composizioni contengono due ordini di esseri viventi: dei vegetali, che in ossequio alle virtù strategiche delle piante, affastellano la composizione nei punti strategici, che descrivono gli eventi più remoti nel tempo…Punti che nella realtà troverebbero felice corrispondenza in quegli edifici abbandonati dall’uomo, dove subito altra vita fa presa: quella vegetale appunto. E poi c’è l’animale, simbolicamente l’innocente per eccellenza, testimone esterno di tutta la narrazione, posto lì come emblema del tempo che scorre all’interno delle tavole, nonostante la loro fissità (la memoria è sempre dinamica). Non a caso l’animale è sempre accompagnato da un marcatore, un elemento che sta a limitare, a contenere la temporalità rappresentata, quasi come se la memoria non foss’altro che uno strabordio del tempo.

5) Ogni diorama è accompagnato da una tavola disegnata e da parole in latino, ci racconti della parola culpa?

‘Culpa’ latino in italiano vuol dire ‘rimosso’, e rappresenta l’elemento più scomodo e fatidico col quale facciamo o tentiamo di non fare i conti. Nel disegno è l’elemento che scompare, anzi, viene sradicato, lasciando un buco cui contorno si intravedono come resti di terreno smussato; come se l’elemento problematico venisse estratto in un tentativo di rimozione, che il latino (saggissima lingua) accerta come colpa. E, come diceva Deleuze a proposito dei centri di volta in volta topici nei sistemi strutturalisti, è la casella vuota che permette di far circolare la struttura.

6) Raccontaci il perché del tuo nome d’arte Theo Drebbel.

La scelta di uno pseudonimo proviene dalla necessità di voler rafforzare la mia identità quando lavoro nel sottosuolo della memoria, come un palombaro col suo scafandro, indossando una protezione che aiuti. Non a caso il cognome Drebbel (fiammingo) è un omaggio al primo costruttore di sottomarini, e Theo, banalmente, tributo alla mia passione per la teologia. Nome maschile non per qualche recondita nostalgia di genere, quanto piuttosto per un gusto di completezza originaria: l’uomo nell’Eden era unito tramite la schiena alla donna, quando Dio li divise (attraverso lo ‘tsela’ che in ebraico oltre a significare ‘costola’ significa anche ‘lato’) li pose per la prima volta l’uno di fronte all’altro.

 

In cover: Theo Drebbel, Project Room #1, Viasaterna

Theo Drebbel, Project Room #1, Viasaterna-4

Theo Drebbel, Project Room #1, Viasaterna

Theo Drebbel, Project Room #1, Viasaterna-14

Theo Drebbel, Project Room #1, Viasaterna

 

Theo Drebbel – project room #1

A cura di Fantom

Fino a venerdì 11 marzo 2016

Viasaterna

via Leopardi 32, Milano

www.viasaterna.com

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *