The Dreamers: l’ambiguità poetica di Bertolucci

Regia: Bernardo Bertolucci
Paesi di produzione: Gran Bretagna, Francia, Italia
Anno: 2003
Anno di distribuzione in Italia: 2003
Cast: Michael Pitt, Eva Green, Louis Garrel, Robin Renucci, Anna Chancellor

 

“Non esiste l’amore, esistono solo prove d’amore”

Questa è una delle tante, infinite citazioni cinematografiche presenti in “The Dreamers“. Si sentì per la prima volta nel film “Perfidia” del 1932. Settant’anni dopo, questa frase viene pronunciata da Eva Green nella scena più famosa del film di Bertolucci: lei, Michael Pitt e Louis Garrel nudi nella vasca da bagno.

Uno dei film più controversi degli anni 2000, basato sul racconto “The holy innocents” di Gilbert Adair e diretto da Bernardo Bertolucci, già regista-scandalo col suo “Ultimo tango a Parigi” del 1972 (che ha avuto in seguito un forte impatto sulla carriera, ma anche sulla vita, dei suoi protagonisti, Marlon Brando e Maria Schneider). Considerato uno dei registi italiani più influenti di sempre, con “The Dreamers” Bertolucci crea un immaginario che rispecchia in pieno il suo stile e le sue tematiche, qui riconoscibilissimi: l’ambiguità esistenziale, intellettuale e sessuale, l’ossessione e la perversione, l’estetica intimista. “I sognatori”, lo dice il titolo stesso, richiama un mondo staccato dalla realtà (ma non per questo irreale), un mondo a sé stante che rifiuta le norme sociali e si rifugia in ciò che è riconducibile alla trasgressione e al gioco senza limiti.

Forse la spietata censura che in Italia stroncò “Ultimo tango a Parigi” (Bertolucci fu anche condannato per offesa al comune senso del pudore e venne privato dei diritti civili, fra cui quello di voto, per cinque anni) non gli andò molto a genio, e il regista premio Oscar con “L’ultimo imperatore” (87) ritorna così sui temi più sconvenienti, ma che evidentemente più apprezza.

Siamo alla fine degli anni ’60, a Parigi, proprio sul nascere del cosiddetto “Maggio francese”: i moti sessantottini cominciano a farsi sentire. Un giovane americano di nome Matthew (interpretato da Michael Pitt) si trova a Parigi per studiare il francese, anche se le difficoltà con la lingua non lo aiutano certo a fare amicizia e lo “costringono” a rifugiarsi in un mondo dove gli amici non necessariamente servono: il cinema. Proprio in quegli anni, tra i giovani parigini è piuttosto in voga la Cinémathèque Française, che riunisce intellettuali e cinefili di ogni sorta. Qui, durante una manifestazione a salvaguardia della cineteca, incontra Isabelle (Eva Green), che finge di essersi incatenata al cancello d’entrata. Inizia così, con lei, una conversazione che non sembra avere un inizio, né un argomento precisi e che, così, durerà per sempre. Una conversazione che è travolgente, come gli stessi modi di fare che ha Isabelle nei confronti della vita: Matthew viene subito trascinato a conoscere una persona davvero importante per lei, e cioè Théo (Louis Garrel), suo fratello gemello.

I tre iniziano quindi un rapporto di amicizia, che subito si trasforma in legame particolare, come particolari sono Isabelle e Théo, i quali fin da subito mostrano l’ossessione morbosa che provano l’una nei confronti dell’altro. Matthew si trasferisce a casa dei gemelli, dove il trio passa le giornate a parlare di film e a sfidarsi ad indovinarne il titolo e a replicarne le scene nella vita reale. Meravigliose tutte le citazioni, alcune dette in maniera palese, altre meno esplicite e più sottili: da “Scarface” del 32 a “Fino all’ultimo respiro” di Godard, da “Venere bionda” con Marlene Dietrich a “I quattrocento colpi” di Truffaut. Un lavoro stupendo di ricordo della storia del cinema, un film che parla e fa parlare di film, un caso esemplare di metacinema, cioè del cinema che riflette sulla propria esistenza.

Ma come il mondo cinematografico può o vuole essere un mondo “sognante”, così l’amicizia tra Matthew, Isabelle e Théo diviene “sognante”: i tre si estraniano dal mondo circostante e coltivano il loro rapporto esclusivista. Matthew, il ragazzo venuto dall’America, retaggio di una cultura “perbenista”, viene risucchiato dal vortice, affascinante ma a tratti pericoloso, del legame incestuoso che hanno Isabelle e Théo, i quali sembrano destinati ad attrarsi come due poli opposti, o come uno l’alter ego maschile dell’altra, e viceversa.

Una disinibizione spontanea, quasi infantile, coglie i due gemelli e, in un certo senso, affascina Matthew, che vive questo rapporto dal carattere disturbante ma altresì rassicurante (come un luogo in cui potersi rifugiare e senza essere giudicati) con uno spirito innocente. Anche perché Matthew vive lo spezzarsi dei tabù– soprattutto quelli sessuali-, l’affetto e l’amore in forme mai viste; e questo solo grazie a Théo, ma soprattutto Isabelle, con cui cerca di intraprendere una vera e propria relazione amorosa.

Le scene di nudo ed erotiche, in tal senso, risultano essere uno degli elementi fondamentali (e imprescindibili) di “The Dreamers“. Ed è qui che nasce, in effetti, il suo carattere controverso: i tre attori, al tempo poco più che ventenni, hanno mostrato molto di sé- forse tutto. I familiari della Green erano contrari alla sua presenza in questo film (soprattutto perché di fatto si trattava del suo vero debutto cinematografico), ma è lei stessa, in un’intervista in seguito all’uscita nelle sale, a definire Bertolucci “Molto zen..un po’ come Buddha”, capace cioè di “manipolare senza manipolare”. L’attrice ha addirittura affermato che finire le riprese fu come interrompere una storia d’amore.

C’è tuttavia da ricordare la storia lavorativa dei tre protagonisti: la Green e Garrel, entrambi francesi e super figli d’arte, sono da sempre attori “molto aperti” (non è un caso che la Green ha espresso il desiderio di lavorare con registi come Von Trier, Lynch o Fincher); mentre Michael Pitt, che ha iniziato a New York coabitando con nove persone per potersi mantenere, ha dovuto recuperare un bel po’ di coraggio prima di accettare il ruolo di Matthew (rifiutato infatti da Jake Gyllenhaal, un altro hollywoodiano). Il terzetto risulta essere potentissimo, sia a livello puramente fisico (La Green, algida e bellissima, Pitt, il biondo dalla faccia d’angelo, Garrel, moro, dal fascino simile a quello di Vincent Cassel) sia ad un livello di “chimica” ed affinità attoriale.

Una domanda -o forse più-, ora, sorge spontanea. Come mai “The Dreamers“, pur avendo scatenato una cascata infinita di polemiche e critiche, è considerato un film drammatico/erotico dal grande fascino, e non un mero film pornografico -per quanto una persona possa trovare di proprio gradimento il genere puramente hard-? Cosa è giusto e cosa è sbagliato proporre in un film? E c’è davvero un qualcosa di “giusto” o un qualcosa di “sbagliato”? Col cinema, c’è da dirlo, spesso si ha la sensazione di ricadere in questo stesso punto. Ci si domanda se ciò che vediamo nei film, lo vediamo perché siamo tutti dei sottaciuti voyeurs e ci piace vedere cose che vorremmo forse fare ma che mai faremo, oppure cose che ci sono già capitate, in qualche maniera, e sentiamo il desiderio di riproporle, ricrearle, riviverle, e vogliamo che anche qualcun altro le viva e le comprenda e ne tragga delle emozioni simili alle nostre. Forse il cinema in questo senso è pura trasgressione, è non avere limiti o, altrimenti, proporne di diversi, di nuovi. O forse è tutto pornografia, è tutto addirittura prostituzione, corporea/emotiva quella degli attori, intellettuale quella dei registi. E poi, cosa è amore, e cosa non lo è? Il ménage à trois di Isabelle, Théo e Matthew può essere percepito da me -o da qualsiasi altra persona- un rapporto amoroso o solo un legame disturbato stando al giudizio comunitario e alle norme sociali?

La mia personale sensazione rispetto a “The Dreamers” è del tutto positiva: Bertolucci ha creato un’opera capace di alzare polemiche e porre questioni. Ha mosso in me delle domande, a cui tra l’altro è molto difficile dare delle risposte. Mi ha ammaliata con un mondo dove film e vita s’intrecciano fino a fondersi, appallottolandomi in un pugno denso di emozioni, e restituendomi, pur con qualche perplessità e scombussolamento, un finale del tutto sensato.

 

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