The City Book – Hong Kong

Nasce The City Book uno speciale progetto editoriale. La protagonista è la citta di Hong Kong. Non è una mappa, non è una guida, non è un illustrazione di percorsi divertenti o locali “giusti” da frequentare. Le 150 pagine si susseguono in una visione esperienziale raccolta e raccontata da sguardi privilegiati, quelli degli artisti. C’è l’incanto di storie vissute all’interno e all’esterno della vita profondamente radicata a un luogo. Le storie trapelano al lettore che può appropriarsi di atmosfere difficilmente rintracciabili.

Un libro prezioso prodotto da Production Q. Ogni artista ha contribuito raccontando la propria storia attraverso citazioni, testi, aneddoti, interpretando temi che spaziano dall’eredità culturale alla lingua, all’identità. Queste storie sono quindi connesse a dei particolari luoghi riportati sulla mappa illustrata, per dare al viaggiatore una guida tangibile, e instaurare una sorta di dialogo con l’artista, esplorando la città attraverso i suoi occhi.

La direttrice creativa Queenie Rosita Law, ci racconta com’è nato e come si evolverà questo intrigante progetto.

1) Come nasce l’idea di questa guida sensibile?

L’idea è nata tra giugno e agosto, mentre ancora vivevo a Parigi. Avevo appena finito di lavorare per una compagnia e stavo aspettando di fare ritorno a Hong Kong, la mia città natale. Non avendo niente da fare in particolare andavo in giro ogni giorno. Era un periodo in cui normalmente Parigi è inondata dai turisti. Dovunque mi trovassi nella città vedevo diverse comitive di viaggiatori. Questo mi ha fatto pensare a come, anche trovandoci nello stesso luogo, nello stesso momento, l’esperienza che facciamo di quel luogo sia piuttosto diversa da una persona all’altra, forse a causa del nostro passato. È interessante come una città possa presentarsi come un libro aperto, possiamo vagare per le sue strade come ci piace e assorbirla fino a farla diventare parte della nostra propria esperienza, a causa di ciò ognuno di noi ha una prospettiva diversa di una città.

Sono stata anche ispirata dal libro “Le Città Invisibili” di Calvino. I racconti che lo compongono dipingono lo stesso luogo, la stessa città, Venezia. Ma la maniera in cui le storie vengono presentate al lettore rimane molto aperta e misteriosa, grazie alla molteplicità di prospettive. Penso che una cosa che si potrebbe aggiungere al libro molto ispirante di Calvino sia qualcosa che presenti i luoghi fisici di una bella città. Ho cercato di ispirare il viaggiatore dei giorni nostri mostrandogli la mia città attraverso la lente di storie e formati diversi. Così, il City Book–Hong Kong non è solo una raccolta di racconti, ma anche una guida della città che le persone possono seguire nella vita reale.

2) Ogni artista ha parlato di un quartiere, dove vive e che frequenta oppure di un luogo della città al quale è legato?

Gli artisti hanno parlato di luoghi fisici, come le strade, o di sensazioni, da un punto di vista culturale al quale sono attaccati o che li ha ispirati. Sebbene tutti i loro lavori riflettano la città di Hong Kong, questa è presentata sotto prospettive molto differenti sulla vita in una città molto diversificata.

Ad esempio, I lavori di Charles Munka sono stati tutti ispirati dai materiali che gli appaltatori hanno utilizzato per costruire la nostra città, che sono diventati la base dei suoi dipinti. Il lavoro di Ho Sin Tung riguarda le avventure nei motel (conosciuti anche come “alberghi dell’amore”) nascosti nei vari angoli della città. Tutti questi motel portano i nomi di diverse città in giro per il mondo (i cui nomi sono scritti in cinese) e tuttavia in nessuno di loro troverete richiami diretti alla città in questione. Invece, l’identità cinese sopraffà il nome della città che dà il nome al motel, il che è piuttosto fuorviante per i clienti, e tuttavia, sfortunatamente, non è cosa rara nella nostra cultura. Nella cultura cinese i nostri nomi riflettono fortemente la persona che siamo. È cosa comune che a una persona che non parla cinese sia spiegato il significato di un nome cinese, cosa meno usuale per chi, ad esempio, parla inglese. La maniera di Tsang Kin-Wah di mescolare cinese e inglese e la sua scelta di utilizzare un linguaggio triviale riflette efficacemente lo humor degli abitanti di Hong Kong. Nuovi termini ed espressioni scurrili sono qualcosa che si sviluppa e si diffonde in maniera incredibilmente veloce a Hong Kong, forse a causa delle piccole dimensioni della città.

3) Che cosa lascia al lettore questo libro?

Al giorno d’oggi, con la globalizzazione del commercio, le città si assomigliano molto l’una all’altra. Comunque, questo non è vero fino in fondo perché ogni città ha la sua propria identità grazie ai propri abitanti, alla loro cultura, alle loro esperienze, i loro sogni e perfino le loro paure. Spero che i viaggiatori tengano a mente questo quando vanno in un posto e che guardino oltre la superficie delle città. Questo libro aiuta le persone a scavare più a fondo nelle esperienze degli abitanti di una città attraverso l’arte che ne è scaturita.

4) Come hanno risposto gli artisti a questa ricerca?

Gli artisti hanno trovato interessante e innovativo ricollegare il loro lavoro alla città da cui questo ha tratto origine. Realizzano come il loro lavoro e le loro prospettive diano un’ulteriore immagine dei diversi aspetti culturali di Hong Kong. E sono piacevolmente sorpresi dall’impatto e dall’ispirazione che un libro (o una guida) può dare mettendo insieme tipi diversi di opere e di stili di più artisti per raffigurare l’identità di una città.

5) Potrebbe nascere un’edizione anche per le città europee?

Certo! The City Book è una collana di libri d’arte che comprenderà moltissime capitali internazionali tra qui chiaramente quelle europee.

 

http://www.qcollections.com/products/the-city-book-hong-kong

 

In cover: The City Book – Hong Kong

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TsangKin-Wah_2

Tsang Kin-Wah

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Ho Sin Tung

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Roman Jaquet-Lagreze

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