Thanks to Ezio Bosso

I’M THE HERO OF THE STORY, I DON’T NEED TO BE SAVED.

Questi versi appartengono ad una canzone di Regina Spektor, che per l’appunto si chiama Hero.

La stessa canzone è stata poi scelta come colonna sonora del film “500 days of summer” di Marc Webb, pellicola in cui troviamo per protagonisti Zooey Deschanel e Joseph Gordon-Levitt.

Nel film si parla di lui che cerca di rendersi conto di essere l’eroe della storia, anche se è stato ferito da lei non ancora pronta per una relazione seria, (o forse perché entrambi non erano giusti l’uno per l’altra?..).

 

Io invece questa canzone la dedico a Ezio Bosso.

Ezio nasce a Torino il 13 settembre del 1971 ed inizia a suonare all’età di 5 anni, fino a quando la sua curiosità per quel linguaggio sensibile, che si esprime attraverso le note musicali, non gli permetterà di diventare direttore d’orchestra.

Il suo lavoro con la musica è da intendersi come una vera e propria ricerca di se stesso, basata sullo sfruttamento emotivo che cresce e diventa sempre più necessario dopo il 2011, quando all’artista viene diagnosticata la SLA (Sclerosi Laterale Amiotrofica), che gli impedisce di camminare e di esprimersi in maniera completamente chiara.

Una cosa che non è riuscita a fare la malattia però c’è. Non è riuscita a impedire a questo grande musicista e compositore di perseguire la sua strada, di inseguire i suoi ideali. Anzi credo fermamente che questo ‘problema’ (se può essere considerato tale per la fatica maggiore nel farsi comprendere dalla gente, che già di per sé tende a fraintendere tutto), lo abbia spinto sempre di più a cercare di ascoltarsi nella sua intimità, per poi mostrarsi agli altri come un uccellino che esce dal nido e cerca di apprendere l’arte del volo, imparando a non andare contro le correnti, ma a sfruttarle a suo vantaggio.

Così quando ascolto il suo pezzo ‘Following a Bird immagino Ezio come questo uccellino che con coraggio va alla scoperta del mondo e riesce a non farsi limitare dalla sua inesperienza di fronte le prove della vita, ma al contrario impara a conoscerla nella sua stanza più intima, nel profondo, così da saperla dominare senza esserne dominato.

Nello stesso modo in cui l’uccellino spicca il volo e si libra nell’aria, così fa Ezio Bosso al piano, quando la sua anima si sposa con la musica e ne abbraccia tutte le forme: i cambiamenti repentini, gli acuti e subito dopo le note più gravi, quelle che toccano il cuore nel suo punto più fragile.

Ecco come fa a parlare Ezio, usando la musica che è l’unico linguaggio universale in grado di far avvicinare più popoli tra di loro e di insegnarci ad ascoltare la nostra voce più profonda, quella intrappolata nello stomaco che spesso e volentieri fa fatica a venir fuori.

Mi sono sempre chiesta come mai chi non ha nessun buon motivo per lamentarsi si piange sempre addosso, e chi invece avrebbe tante ragioni per essere cinico di fronte alla vita sa esattamente come celebrarla e quale sia il suo posto nel mondo.

Se c’è stata una cosa bella al Festival di Sanremo 2016 è stata la presenza di questa grande lezione di umanità: la figura di Ezio Bosso che con poco è riuscito ad insegnare a più di 11 milioni di ascoltatori ad onorare la vita, perché forse è il bene più prezioso che ci hanno dato.

Tra quegli ascoltatori c’ero anche io e posso dire che Ezio mi ha insegnato a seguire quell’uccellino del suo brano, a non aver paura delle difficoltà che si incontreranno lungo il percorso, a non disdegnare la mia fortuna di stare al mondo solo perché, a volte, se confrontata con quella degli altri mi sembra non valere nulla o inferiore.

Ezio mi ha insegnato l’importanza del silenzio, da cui poi si origina la musica stessa attraverso la sua suddivisione.

Mi ha anche insegnato a non arrendermi, a non fare in modo che le difficoltà mandino in frantumi l’essenza della mia vita che si sviluppa in 12 stanze, secondo un’antica teoria.

Le 12 stanze sono, come dice lo stesso Bosso, “gli spazi in cui lasceremo qualcosa di noi, che ci ricorderanno. Dodici sono le stanze che ricorderemo quando passeremo l’ultima. Nessuno può ricordare la prima stanza perché quando nasciamo non vediamo, ma pare che questo accada nell’ultima che raggiungeremo”.

Ezio mi ha ispirato a dare più retta al cuore e non al cervello. Mi ha fatto capire che alla fine vince il cuore, deve vincere, perché sa come far funzionare il cervello e sa prendersene cura.

Per questo grazie. GRAZIE per avermi aperto gli occhi e per avermi svegliata da quel senso di letargia apatica che ultimamente sta portando sempre più persone verso un immobilismo e un cinismo cronico.

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