Svetlana Alexievich, ecco chi è il Premio Nobel 2015

Swetlana_Alexijewitsch

Il 27 Novembre 1895, 120 anni fa, Alfred Bernhard Nobel istituì uno dei premi più importanti a livello mondiale che da lui prese nome. Il testamento redatto proprio in questa data e che ha dato vita al Premio Nobel è consultabile online sul sito www.nobelprize.org, nella versione inglese. Qui si possono leggere le parole scritte dal filantropo svedese, che assegna in maniera equa cinque premi in denaro a personaggi che si sono distinti per la loro attività in vari campi. Si rivolge alla fisica, alla medicina, alla chimica, alla pace e alla letteratura.

Non c’è da stupirsi del fatto che ci sia una netta prevalenza del campo scientifico, visto che Nobel è passato alla storia anche come inventore della dinamite. Ingegnere, chimico e fabbricante d’armi, non ha dimenticato però l’importanza della letteratura e degli autori che si distinguono in questo campo. In alcune righe del suo testamento, il vincitore del premio viene descritto così:

(…) the person who shall have produced in the field of literature the most outstanding work in an ideal direction.

(…) la persona che avrà realizzato nell’ambito della letteratura l’opera più rilevante in una tendenza idealistica.

Nell’ottobre 2015 il prestigioso premio è stato assegnato a Svetlana Alexievich, scrittrice e giornalista bielorussa. Autrice dei romanzi Ragazzi di zinco e Preghiera per Cernobyl, entrambi editi in Italia dalla casa editrice E/O, sin dall’inizio della sua carriera si è occupata di narrare le testimonianze della sua gente. Come si può evincere dai titoli delle sue opere, i temi sempre presenti sono quelli legati alla situazione politica e sociale dell’Europa dell’Est, ai diritti dei cittadini spesso calpestati e alle loro condizioni di vita. L’Alexievich ci offre un’opera indispensabile per comprendere i problemi che hanno afflitto e che tuttora affligono queste zone d’Europa, molto vicine a noi.

La giornalista bielorussa ha seguito il corso degli eventi principali dell’Unione Sovietica, ovvero la guerra contro l’Afghanistan, la strage di Cernobyl e il crollo definitivo dell’Urss, raccontando al lettore le contraddizioni sociali ed economiche che questo ha portato.

Eventi importanti a livello internazionale, ma legati indissolubilmente al punto di vista di chi li ha vissuti in prima persona: la gente comune, semplice, che spesso si è ritrovata in situazioni decise e causate da altri. Questo è il leit motiv che Alexievich ha riproposto nel libro La guerra non ha volto di donna, pubblicato nel 2015 da Bompiani, ma che circolava nelle librerie di Europa già anni prima.

Svetlana Alexievich, nata a Stanislav in Ucraina nel maggio del 1948, grazie alle sue cronache non è passata inosservata. Purtroppo ciò ha portato delle conseguenze negative: nel 2000, la giornalista, entrata in conflitto con il presidente bielorusso Alexander Lukashenko, è stata costretta a trasferirsi in altri Paesi europei.

Il premio arrivato nel 2015 è un giusto riconoscimento del lavoro dell’Alexievich da parte del mondo occidentale, specialmente in questo periodo in cui i conflitti internazionali si fanno sempre più preoccupanti.

 

By Elke Wetzig (Own work) [CC BY-SA 3.0 (http://creativecommons.org/licenses/by-sa/3.0)], via Wikimedia Commons

https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/8/80/Swetlana_Alexijewitsch_2013.jpg

 

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