Supportare Hillary Clinton non ci renderà magicamente femministi

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Il 12 Aprile 2015 Hillary Clinton ha annunciato che si candiderà per la corsa alle presidenziali americane nel 2016; l’ha fatto con questo video, i cui protagonisti sono ragazzi in età scolare, anziani prossimi al pensionamento, coppie gay, madri single e, last but not the least, la Clinton stessa che con le parole “Everyday Americans need a champion, and I want to be that champion.”, vuole sostanzialmente dimostrare di conoscere bene i sogni e le aspettative di ogni singolo cittadino americano, e che è sua intenzione renderli realtà.

Molto probabilmente, Hillary Clinton vincerà le prossime presidenziali, ma non sarà solo grazie al suo ambizioso programma elettorale. Ecco perché:

Facciamo un salto indietro: Nel 2008 Barack Obama è il primo afroamericano ad essere eletto presidente degli Stati Uniti. La cosa emblematica è che moltissime celebrities forse per la prima volta nella storia si sono apertamente schierate per un candidato alla Casa Bianca; addirittura il rapper Will.I.Am ha celebrato la vittoria di Obama con la canzone “It’s a new day”. Anche in quel caso, nel video è presente un gran bel minestrone di star di Hollywood entusiaste per il neoeletto. Ma perché “it’s a new day”?

È chiaro che a livello globale l’elezione del presidente degli Stati Uniti è un new day, ma perché tutto questo entusiasmo proprio per Obama? Perché, nonostante gli evidenti errori politici, è stato riconfermato per un secondo mandato? Perché se non supportavi la sua candidatura molto probabilmente passavi per razzista, e se invece lo facevi, eri un progressista, uno che guarda avanti, che crede nella parità di tutti gli esseri umani?

Ora, analizzando il contesto all’interno del quale giunge questa seconda candidatura della Clinton,e cioè un periodo di rinascita giustissima (e ahimè) tardiva del femminismo, in cui ad esempio una Emma Watson lancia una campagna pro feminism He for She” ,ci si rende conto che  la fallacia di base è praticamente la stessa: se non la voti, sei un maschilista retrogrado, se la voti, sei fiero sostenitore della parità dei sessi.

Si tratta di una sorta di meccanismo di esorcizzazione del razzismo che in realtà finisce per presentare le stesse identiche dinamiche del razzismo stesso.

Tutti gli individui di qualsiasi etnia, sesso o religione sono uguali, perché di tutti loro è propria la facoltà di essere giusti o sbagliati, buoni presidenti della casa bianca o meno, e non giudicarli secondo criteri oggettivi, basati su capacità e validità, non solo è imparziale e sbagliato, ma è tanto malato quanto giudicarli incapaci apriori perché del sesso x o dell’etnia x.

Un mondo in cui la candidatura di un afroamericano e di una donna genera tanto entusiasmo non per ciò che fanno ma per quello che sono, è tanto sbagliato quanto uno in cui un afroamericano e una donna vengono votati per quello che sono e non per quello che fanno.

 

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