Stringiamoci la mano e sembreremo davvero amici

PANAMA-AMERICAS-SUMMIT-CUBA-US-OBAMA-CASTRO

E’ caldamente consigliata la lettura di questo articolo con in sottofondo “Amici mai” di Antonello Venditt

Le strette di mano sono inevitabilmente affascinanti, evocano solennità, sanciscono patti e mettono d’accordo nazioni e popoli.

Le strette di mano sono intense, creano un’intesa nello sguardo dei due partecipanti, poco importa che si parli di capi di Stato o di improbabili ubriaconi da bar che promettono imprese atletiche in cambio di due bianchini: quando stringiamo la mano a qualcuno sappiamo che in quel preciso momento quel qualcuno si ritrova nella stessa identica situazione in cui ci troviamo noi.

Non può non essere piacevole per due esseri umani, in un mondo di incertezze condividere la stessa barca è indubbiamente carburante per l’autostima.

Tutto molto bello, tutto vero, l’introduzione romantica l’abbiamo fatta.

Ma va sempre così?

11 aprile 2015, Mr. President Barack Obama incontra Raúl Modesto Castro, presidente di Cuba ed eternamente costretto al ruolo del fratello sfigato del ben più influente Fidel, talmente predestinato che “Modesto” è pure il suo secondo nome. Sfigato effettivamente stava male.

I due parlano per circa un’ora grazie alla traduzione di alcuni interpreti.  Certo che servono gli interpreti, se vivi a Cuba e sai l’inglese ti lanciano direttamente in mezzo all’oceano e, se vivi negli Stati Uniti, sei di colore e parli spagnolo allora il tuo posto non è la Casa Bianca ma è un taxi incolonnato sulla Fifth Avenue.

Nonostante i problemi di comunicazione i due definiscono la loro stretta di mano finale come una svolta storica, un grande avvicinamento dei due paesi e un passo verso l’abolizione dell’embargo che dura da oltre 50 anni.

Non so a voi, ma a me hanno ricordato tanto i cari Molotov e Ribbentrop in quella calda estate del ’39: strette di mano e accordi di non belligeranza, sembrava tutto troppo bello per essere vero ma andava bene così.
Due anni dopo, infatti, la Germania nazista entra con molto pudore e rispetto in Unione Sovietica dando vita ad uno dei fronti principali della WWII.

Oppure, i cari Barack e Raúl mi ricordano i due capitani di qualsiasi squadra di calcio prima del fischio d’inizio, concentrati in grandi sorrisi e strette di mano ma con la mente già lanciata alla prima entrata sulla caviglia che il centrale di turno rifilerà al malcapitato fantasista avversario.

Esistono migliaia di altri esempi finiti male, ma sto già superando il limite di lunghezza consigliato e la maggior parte di voi non arriverà nemmeno a questo punto della lettura, per questo non mi dilungo.
Per dovere di cronaca ci sono state anche strette di mano con un bellissimo Happy ending, ma quelle non fanno notizia, purtroppo.

Quindi, mentre immagino i nostri due protagonisti che ballano a braccetto sulle note di “Amici mai” del grande Antonello Venditti, guardandosi negli occhi e leggendo nel loro labiale: “ Ma amici mai, per chi si cerca come noi non è possibile odiarsi mai, per chi si ama come noi basta sorridere” vi saluto, sperando non che le promesse vengano rispettate, ma che nei prossimi due anni non scoppi nessuna guerra mondiale a causa di questi due amanti ribelli.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *