Strage di Parigi: una questione di terrorismo religioso?

Mentre ancora continua il conto dei morti e dei feriti in seguito agli attacchi terroristici di Parigi, e mentre la capitale francese è ancora in stato di emergenza, arriva la rivendicazione delle strage da parte dell’Isis, contenente ulteriori minacce a quella che viene definita la “Capitale della perversione”. Le conclusioni parrebbero dunque evidenti: si tratterebbe dell’ennesimo attentato islamico all’ Occidente ai suoi valori e cultura.

Ma è realmente così?

Almeno a partire dall’attentato alle Torri Gemelle del 2001, si è cominciato a parlare di “terrorismo di matrice islamica”. Gli episodi avvenuti negli anni seguenti, come le bombe nelle metropolitane di Londra e Madrid, e le rivendicazioni deliranti che li hanno seguiti, così come le crescenti ondate migratorie provenienti dal Vicino Oriente, hanno portato alcuni a dare adito ad una teoria secondo la quale sarebbe in atto una “guerra santa” (la famosa Jihad) contro l’Occidente, con  fine ultimo l’islamizzazione di esso (e forse del Mondo).

Eppure, l’Islam è nato nel VII secolo dopo Cristo, circa 1400 anni prima dei fatti dell’11 Settembre. I rapporti tra l’eterogenea società definita come “Civiltà islamica” e l’Europa proseguono quindi da molto tempo: rapporti in alcuni casi conflittuali, certo, ma nella maggioranza dei casi sicuramente positivi, come nel caso degli scambi culturali e commerciali che si sono sviluppati per secoli attorno al Mediterraneo. Se consideriamo anche la tolleranza mostrata nei confronti dei cristiani e degli ebrei in realtà come,per esempio, la Spagna durante la dominazione musulmana o l’Impero Ottomano, pare difficile ritenere che obiettivo finale della religione islamica fosse la conversione forzata di tutte le genti.

Se quindi i rapporti tra “Mondo islamico” e “Mondo occidentale” si sono mantenuti tutto sommato proficui e positivi nel corso della Storia,  in che modo siamo arrivati a quel clima di scontro tra civiltà che molti paiono percepire?

Anche qui credo che le risposte siano da ricercare nella Storia più o meno recente. Non voglio dilungarmi troppo al riguardo, ma è necessario non dimenticare tutti gli avvenimenti storici che, almeno a partire dal secolo scorso, hanno portato ad una grande instabilità nella regione Medio Orientale (basti pensare al crollo dell’Impero Ottomano, o al processo di decolonizzazione). Di fronte a questi mutamenti, varie formule sono state tentate da diversi Stati: dal nazionalismo, alla “via araba al socialismo”, al radicalismo religioso. E proprio quest’ultima è la soluzione proposta dall’Isis: l’idea che un’interpretazione fanatica e letterale della religione islamica potesse essere un valido programma politico ha attirato molti, anche coloro che si sentivano traditi dall’Occidente nel quale magari erano anche nati (i cosiddetti “foreign fighters”). Credo che gli attacchi terroristici di questi anni vadano letti in questo senso, cioè come una vera e propria guerra combattuta da uno Stato illegittimo (o da gruppi estremisti con progetti politici simili, come Al Qaeda) utilizzando un’odiosa strategia del terrore. E’ importante operare questa distinzione, per evitare di ritenere un nemico chi in realtà non c’entra, come le migliaia di profughi che da quella follia vogliono solo fuggire, o di tutti coloro che per cultura o fede, si professano musulmani.

A mio parere,  la sconfitta dello Stato Islamico dovrebbe passare anche attraverso l’azione militare, ma credo che l’Occidente debba prima di tutto difendere i propri valori di libertà e democrazia, non cadendo nella trappola dell’Isis e cedendo all’odio indiscriminato e alla paura. E soprattutto, dovrà essere in grado di porsi come supporto per le popolazioni locali (e non in modo paternalistico, come spesso ha fatto)  una volta che la follia dello Stato Islamico sarà cessata.

 

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