Spotlight: il giornalismo sotto i riflettori

Il team Spotlight in azione
Il team Spotlight in azione

La parola Spotlight in inglese vuol dire riflettore: stavolta lo si punta su un caso che ha sconvolto l’opinione pubblica non solo degli Stati Uniti ma del mondo intero. Il film, uscito nelle sale americane il 6 novembre 2015 ma precedentemente presentato a Venezia nel mese di settembre, riesce ad arrivare in Italia giusto in tempo per gli Oscar.

Ebbene sì, il film in questione ha vinto il Premio Oscar 2016 come miglior film e come migliore sceneggiatura originale.

Li ha meritati? Molti fattori ci portano a dire di sì.

Il cast è formato da attori abbastanza versatili, come il poliedrico Stanley Tucci, che passa dalla veste dello stilista eccentrico nel Diavolo veste Prada a quella del presentatore tv dei giochi di Hunger Games, per poi arrivare in fine ad interpretare l’avvocato senza macchia e senza paura Mitchell Garabedean di Il caso spotlight. Rachel McAdams, Mark Ruffalo, Micheal Keaton e Brian d’Arcy James interpretano rispettivamente: Sacha Pfeiffer, Micheal Rezendes, Walter Robinson e Matt Carrol. I quattro personaggi sono giornalisti del Boston Globe realmente esistiti che hanno avuto il coraggio di sollevare la polvere da documenti segreti, scovati nelle biblioteche  e negli archivi dell’intera Boston per rivelare una realtà terribile. Grazie al loro lavoro investigativo è stato scoperto un numero inimmaginabile di preti che abusavano sessualmente di minori, che appartenevano principalmente a famiglie disagiate, in difficili condizioni economiche.

Il film riesce a descrivere punto per punto i passi che la squadra Spotlight, ovvero i quattro giornalisti investigativi, compie per portare a termine una ricerca lunga ma troppo importante per essere abbandonata. L’inchiesta, infatti, condotta fra il 2001 e il 2002  e pubblicata nel 2002, sollevò un polverone mediatico che provocò nei lettori mancanza di fiducia nella Chiesa vista come istituzione. Nel film, anche i protagonisti della storia vivono un momento di difficoltà, e gli attori lo interpretano bene: l’inchiesta sui reati di pedofilia commessi da molti, troppi componenti del clero di Boston non è come tutte le altre condotte prima. Stavolta si tratta di un male della società e il team Spotlight, insieme al direttore del giornale Marty Baron (interpretato da Liev Schreiber) e Ben Bradley Jr (John Slattery), sa di non potersi sottrarre al dovere civile di rivelarlo al mondo intero, costi quel che costi.

Il caso Spotlight, secondo la traduzione italiana, è un film che riesce a intrigare il pubblico, rendendolo partecipe della corsa contro il tempo fatta dalla squadra per appropriarsi dei documenti insabbiati dalla Chiesa e della sofferenza delle vittime. In alcune scene del film compare il fondatore dell’Associazione per le vittime di abusi chiamata Snap che spiega come questi reati avvengano. Oltre che abuso fisico è anche un abuso spirituale, perché “non puoi dire di no a Dio”.

Il valore di Spotlight si vede anche negli spunti di riflessione seri e contingenti che offre. Ci sono problemi attuali come lo scontro fra il potere degli organi giudiziari e quello della Chiesa cattolica, ma anche questioni di etica professionale. Fino a dove può arrivare il lavoro di un giornalista? E che funzione ha all’interno di una società civile? È un dibattito ovviamente aperto, ma per tutta risposta, Tom McCarthy con Spotlight ci mostra il lato migliore della professione del giornalista.

 

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