Siamo il toro che mata il torero

Non ci saremmo mai accontentati dell’eliminazione, mai. Eppure sarebbe stata la normalità. 3-0 per la Spagna e tutti a casa, tutti dietro gli schermi a criticare la spedizione fallimentare, l’allenatore, i giocatori che “se ci fossero ancora Del Piero e Totti la partita la guarderebbero da casa”. Siamo un popolo davvero strano noi Italiani, perché pur sapendo di essere in Francia con una nazionale mediocre, la sconfitta non l’avremmo mai e poi mai accettata. È forse questa la cosa che più ci differenzia da tutte gli altri popoli, nel calcio come nella vita: la consapevolezza di potercela fare nonostante le barriere, l’evidenza, l’impossibile.

Questa nazionale è forse quella che rispecchia più di tutte questo tipo di spirito unicamente italiano. È una nazionale consapevole dei propri limiti ma soprattutto delle sue enormi potenzialità, che cerca lo spiraglio di luce anche quando sembra che la notte non finisca mai. Una nazionale con la maglia blu del Leicester che nell’anno delle favole ci ricorda che sognare è gratis ed è tremendamente bello.

La partita al Saint-Dénis, iniziata con la pioggia e finita col sole, ha dimostrato che anche l’Italia c’è, che può dare del filo da torcere a tutti anche e forse soprattutto quando è data per spacciata. Antonio Conte, da vero condottiero è riuscito a mettere in campo una formazione tosta ed equilibrata allo stesso tempo, ed è forse l’allenatore che meglio riesce ad esaltare le qualità dei singoli. È stata una partita che ci ha dato tutte le risposte necessarie a ricrederci su questi ragazzi, per esempio mettendo in campo un Mattia De Sciglio che con la sicurezza che forse non ha mai avuto ha confezionato una delle migliori partite della sua carriera. Gli azzurri, un gol subito in quattro partite, confermano di avere la difesa più collaudata dell’europeo, con un Buffon che come un guardiano del faro e con la reattività di uno sbarbato riesce ancora a sventare ogni pericolo causato dalle furie rosse. È stata soprattutto un’Italia umile e consapevole dei propri limiti che ha dimostrato di essere in grado di soffrire e non crollare nel momento più importante.

Personalmente, ma credo anche a tutti voi, questa nazionale mi è piaciuta parecchio. Lo sappiamo, la strada è ancora lunga e il tabellone non gioca a nostro favore, ma d’altronde non sarebbe una competizione degna di nota senza un’Italia-Germania. Ora ci temono anche loro, finalmente siamo riusciti a toglierci di dosso l’etichetta di “scarponi” e abbiamo riacquistato quella più bella, quella di italiani. Io credo nel mister, ma soprattutto credo in questi ragazzi che ci hanno fatto conoscere, come se fosse necessario, in una forza superiore e tutte le altre: quella del gruppo. Forse è proprio questa la caratteristica che ci rende più orgogliosi della nostra nazionale, che assomiglia molto di più a una famiglia.

Potete stare tranquilli che il due luglio andremo a Bordeaux a giocarci tutte le nostre carte, senza sentirci superiori né inferiori a nessuno, rispettati e temuti da una Germania che sa benissimo di non essere più la squadra invincibile del 2014.

Ricordiamoci solo di essere italiani, che vedono lo spiraglio di luce anche quando sembra che la notte non finisca mai. Siamo il toro che mata il torero.

Dai ragazzi.

foto in evidenza: Il Fatto Quotidiano

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