THE (SEMI)FINAL COUNTDOWN

Vincenzo_montella

Tre su tre. Obiettivo massimo centrato, successo su tutta la linea. E il ranking ringrazia.

Questa la sintesi del ritorno dei quarti di finale delle coppe europee, dove tutte le squadre di casa nostra hanno passato il turno. Una serata d’oro, ma guai ad accontentarsi, con la finale lì a portata di mano. Ma andiamo con ordine.

Facendo il minimo indispensabile, la Juve torna in semifinale di Champions dopo più di dieci anni e, guarda caso, incontrerà di nuovo il Real Madrid. Solite polemiche (un episodio dubbio su Kondogbia e un altro giallo a Chiellini) ma la sostanza è una: il Monaco non ne ha per bucare Buffon e allora basta un comodo 0-0. In semifinale servirà un altro gioco, ma il target è stato già raggiunto: chi avrebbe scommesso che Allegri sarebbe riuscito là dove il suo illustre predecessore per tre anni ha fallito? E soprattutto perché? Solo fortuna o c’è qualcosa in più? In ogni caso ora ci sono Ronaldo e soci, ma il fascino dell’illustre precedente c’è tutto. La Juve arriva nel 2003 in semifinale, perde 2-1 in Spagna ma si qualifica vincendo 3-1 al Delle Alpi (perderà poi in finale ai rigori contro il Milan, che aveva a sua volta buttato fuori l’Inter). La differenza è che non ci sono più Nedved e Del Piero.

Nella competizione minore il Napoli aveva il compito più semplice: venire eliminati dopo aver segnato quattro gol fuori casa necessita davvero di molto impegno. Avanti di due gol, la banda Benitez si fa recuperare dal Wolfsburg, chiudendo con un indolore 2-2. E anche il sorteggio arride agli azzurri. Il Dnipro (era nel girone dell’Inter) è la più asfaltabile tra le contendenti e con un Higuain maestoso, un Mertens ritrovato e l’esperienza europea di Benitez tutto può succedere. Chissà che a Fuorigrotta non arrivi un trofeo più prezioso della Coppa Italia.

La Fiorentina invece ha saputo abbattere qualsiasi tipo di malasorte aleggiasse sul Franchi. A differenza dei colleghi torinesi, i viola non si accontentano di chiudere a reti bianche ma spingono subito sul gas. La porta ucraina sembra maledetta, tra traverse, palloni fuori di un soffio e parate al limite del possibile. Il gol alla fine deve arrivare così: tiro, Gomez vuole controllarla ma se la allunga e sorprende incredibilmente il portiere. Aggiungete un’espulsione dubbia per gli avversari e capirete che la serata diventa ben presto in discesa, con Vargas che riesce anche a infilare il 2-0 su azione personale in pieno recupero. L’urna svizzera ha però riservato a Firenze il nemico più temibile, il Siviglia campione in carica. Speriamo, come sentenziava Pierluigi Pardo, che Della Valle riesca a esportare anche questo “made in Italy”.

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