Scrivo con una matita H(e)B(do)

foto di Carlotta Magliocco, da "The Post Internazionale"

E’ passato un anno da quando nella redazione di Charlie si è sentito urlare “Dov’è Charb? Dov’è Charb?”. Due uomini incappucciati, armati, entrano al numero 10 di Rue Nicholas.

Ora nessuno entrerà più a quel civico. Nonostante la redazione sia stata messa in vendita, nessuno sembra interessato nel comprarla.

Charlie si è trasferito in un posto che nessuno sa, dall’altra parte della città. Nascosto per modo di dire, perché in edicola le sue copertine sono ben visibili. La nuova edizione speciale del giornale, disegnata dal nuovo direttore Laurent Sourriseau (Riss), ritrae infatti un Dio barbuto e armato affiancato dalla scritta ‘’L’assassino è ancora a piede libero’’. Scelta discussa da molti, ma che però ha già venduto un numero cospicuo di copie.

Un anno fa era ‘’Charb’’ il direttore di Charlie Hebdo. Alcuni raccontano che prima di morire per mano di una raffica di proiettili, abbia risposto a chi lo cercava tanto dicendo: ’’Sono qui, sono io Charb’’.
A me piace immaginarlo come un uomo coraggioso, ancora di più quando si trovava con una matita in mano.

Tempo prima, dopo innumerevoli minacce di morte e un attacco di matrice estremista alla redazione nel 2011, (che però non aveva comportato stragi di sangue) egli aveva affermato:

«Non ho figli, non ho una moglie, non ho un’auto, non ho debiti. Forse potrà suonare un po’ pomposo, ma preferisco morire in piedi che vivere in ginocchio». E probabilmente è stato veramente così, un uomo morto alle sue condizioni nonostante le circostanze.

Leggendo molti articoli che riguardano Charlie Hebdo, mi sono imbattuta in altrettanti commenti che reputo assolutamente ridicoli. (E mi sento di dirlo, visto che si parla di libertà d’espressione).
Secondo molte persone infatti, Charlie se la ‘’sarebbe cercata’’.
Inorridisco e mi viene da ridere ogni volta che leggo una cosa simile, ogni volta che qualcuno pensa una cosa del genere, immagino Charlie che, seccato, deve ritemperare la sua matita perché la mina gli si è spezzata.

Ma eccovi tre righe che spero vi facciano riflettere sul perché non credo che questo possa essere vero. E se vogliamo buttarla sul ridere ,senza che nessuno se la prenda, mi scuso in anticipo nel caso in cui potessero essere considerate parole di poco conto:

‘’Art. 19: Ogni individuo ha il diritto alla libertà di opinione e di espressione, incluso il diritto di non essere molestato per la propria opinione e quello di cercare, ricevere e diffondere informazioni e idee attraverso ogni mezzo e senza riguardo a frontiere.’’

Personalmente, non potrei essere più d’accordo su quello che mi dice quello ‘’stralcetto’’ della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo.

Siamo infatti liberi, liberi di leggere ciò che vogliamo, di scrivere ciò che ci pare, comprare il giornale che desideriamo, criticare la copertina di Charlie oggi e di dire che se l’è cercata.

E io sono libera (non sapete poi quanto felice), di dire che non sono d’accordo con chi dice ciò. Per rispetto nei confronti delle dodici persone che quel giorno non avevano armi in mano e che, proprio per questo, oggi non possono più scegliere se usare una matita HB o 3B.

Ma infondo questi non sono i veri problemi della vita. Scegliere la durezza o tenerezza della graffite sono cose che sicuramente si può evitare di fare. No?

Charlie Hebdo è sempre stato riconosciuto come un giornale satirico, e se non vi piacciono le sue copertine perché le  riconoscete di cattivo gusto, riuscite a dirmi quanto risultate piccoli nel momento in cui gli attribuite tanta importanza?

Per questo mi sento di dare un  caloroso consiglio a chi pensa che ”qualcuno se la sia cercata” e che quindi, probabilmente, meritasse di perdere la vita (e di non poter più scegliere che tipo di matita usare. Lo metto tra parentesi perché non è poi così importante): Basta con le giustificazioni alle cose ingiustificabili.
La libertà d’opinione e di espressione non implica l’uso delle armi. Non si risponde con un Kalashnikov ad una HB2.

Dopo ciò mi sento comunque di ribadire che secondo alcuni, se lo meritavano quei giornalisti della redazione che oggi dicono: «Ci capita ancora di ridere quando lavoriamo. Ma c’è sempre qualcosa su di noi che pesa»

Nella mia mente solo una domanda: ”Ma veramente?”

Veramente oggi, quando un anno fa la libertà d’espressione ha conosciuto uno dei suoi momenti più bui, avete voglia di fare polemica e critica? Veramente avete il coraggio di sindacare le scelte di un giornale, di persone che il 7 gennaio 2014  hanno provato sulla loro pelle quello che vuol dire paura?

Oggi per me è il giorno di Charlie, Charlie che ha subito un torto e che quindi se lo merita. L’insindacabile giorno in cui ha il diritto di pensarla, scriverla, disegnarla, colorarla, firmarla, come la pensa, come meglio la crede, senza aver paura di niente e nessuno. E se questo implica lo stare zitti per una volta a guardare, senza giudicare, mettendosi i il rispetto nel cuore, allora va bene.
Domani parlate quanto volete, ma oggi per me, solo la voce di Charlie dovrebbe risuonare, solo Charlie dovrebbe trovare la forza di togliersi quel peso e di riuscire a ritrovare la risata di una volta.

La mia libertà di opinione e di espressione mi sta dicendo questo ora, di stare solalemente ad ascoltare.

Un’ultima frase per chi  un anno fa magari manifestava, scriveva o urlava ’’Je suis charlie’’ e oggi si trova a criticare la vignetta del nuovo numero del giornale in modo freddo e distaccato, senza ricordare davvero che giorno segna il calendario:

”Non si è Charlie a seconda della copertina, il segreto è cercare di esserlo sempre.”

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