Schegge Di Paura : i due volti del male

“Nessuno può, per un lungo periodo di tempo, avere una faccia per se stesso e un’altra per le moltitudini, senza alla fine confondersi su quale possa essere la verità.”

Se siete degli amanti dei Film gialli o thriller, leggete con molta attenzione perché sto per consigliarvi un film che potrebbe davvero lasciarvi senza fiato. Sto parlando di Schegge di Paura o se preferite Primal Fear un film del 1996 diretto da Gregory Hoblit, liberamente tratto dall’omonimo romanzo giallo di William Diehl.

Alla base della straordinarietà di questo film ci sono due interpretazioni davvero degne di nota. I due protagonisti sono infatti Richard Gere che interpreta un brillante avvocato penalista, ed Edward Norton nelle vesti di un chierichetto. Proprio quest’ultimo al suo esordio nel mondo cinematografico, grazie alle sue eccelse capacità recitative si aggiudica un Golden Globe come miglior attore non protagonista, e la candidatura nella medesima categoria ai Premi Oscar.

Aaron Stampler (Edward Norton) è un diciannovenne balbuziente che fa il chierichetto presso la parrocchia di Chicago. Sulla testa di Aaron pende la terribile accusa di aver ucciso con settantotto coltellate l’arcivescovo di Chicago, accusa che lo costringe a rivolgersi a Martin Vain (Richard Gere) un avvocato penalista dalle ottime credenziali. La scena del crimine risulta subito chiara a tutti, Aaron è l’unico indiziato nonché l’unico presente al momento del delitto, ma nonostante ciò Martin non dubita neanche un secondo della sua innocenza. Ah già dimenticavo, Aaron non riesce a dare una sua versione dei fatti, il giovane soffre infatti di brevi perdite di memoria dall’età di dodici anni, e l’unica cosa che ricorda riguardo al delitto è di aver visto una terza persona sulla scena del crimine.

La situazione è davvero critica, per Aaron è prevista la pena di morte e Martin non sa proprio a che cosa appigliarsi per poterlo salvare. Durante le indagini però vengono alla luce delle nuove e sconcertanti prove. L’arcivescovo Rushman si rivela infatti un uomo disturbato, che per il suo diletto, costringeva Aaron e la sua ragazza ad avere rapporti sessuali ai quali egli assisteva insieme ad un loro giovane amico.

É proprio a questo punto che Martin decide di interpellare una psicanalista, che durante una seduta scopre che il ragazzo soffre di disfunzione di personalità multipla e che durante i momenti di amnesia si svela una identità aggressiva che si fa chiamare Roy.

Ora per Martin è finalmente tutto chiaro, è stato Roy ad uccidere l’arcivescovo, e l’ha fatto per vendicarsi degli abusi su Aaron e la sua fidanzata. Così il giorno del processo fa in modo che il giovane riveli la sua doppia personalità, e riesce in extremis a evitare la pena capitale al ragazzo a patto che per un lasso di tempo venga rinchiuso in un ospedale psichiatrico.

Tutto qui?! Vi starete di certo chiedendo cosa ci sia di straordinario in questo film, oltre all’interpretazione strabiliante di Edward Norton? Vi assicuro che sarete accontentati dagli ultimi cinque minuti del film, all’interno dei quali si svolge un colloquio tra Aaron e Martin, inizialmente sembra un semplice discorso di ringraziamento che il chierichetto fa all’avvocato, ma in realtà si rivela un vero e proprio capovolgimento e tutto viene messo in discussione. Se per l’intera durata del film noi spettatori avessimo fatto il tifo per il cattivo? se tutti, noi compresi, ci fossimo fatti abbindolare da un ragazzo furbo e spietato allo stesso tempo? Siamo stati portati ad abbassare la guardia solo perché apparentemente il ragazzo davanti a noi è debole e indifeso? ma ci siamo forse dimenticati che l’apparenza inganna? Non voglio più dirvi niente vi lascio con un frammento proprio dell’ultimo dialogo, è Aaron che sta parlando “Oh…Be’, bravo il nostro… Martin. Io non avrei detto niente. Avevi un aria così felice poco fa che ho pensato: “mhhh, no…” A dirti la verità sono contento che tu abbia capito, perché crepavo dalla voglia di dirti tutto. Solo che non sapevo da che parte lo dire, ecco. Aaron o Roy, Roy o Aaron… e ti dirò un piccolo segreto, un segreto di quelli che restano tra cliente e avvocato, mi capisci, vero? Non fa niente da chi te lo faccio dire, la storia è sempre la stessa.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *