Riina jr ovunque dopo un’intervista inutile

Riina ovunque? Chissà che non sia quello che volevano!
Facendo salva la libertà di un cronista, non si deve però mettere in secondo piano la funzione della cronaca edificante, quella che è completamente mancata a Porta a Porta, quella che ci si aspetta, diversamente da un reality, da un programma televisivo di informazione e approfondimento.

Un’intervista che segue dopo l’uscita del libro di Riina jr, edito da Anordest, la dice già lunga.
Non si tratta tanto di negare la possibilità di intervistare qualcuno e di indagare su questo qualcuno, ma è stata la possibilità stessa di aver mostrato il contenuto dell’intervista che avrebbero dovuto evitare. Domande e risposte, “sapientemente” imbellettate, che hanno condotto a cosa? Che hanno spronato l’informazione italiana per cosa? Negazioni, finzioni e incoerenze che non quadrano con le intercettazioni, ma soprattutto con la condotta di un individuo che pur fingendo di non saper nulla del mondo del padre, ci è nato e ci è finito, scontando una condanna.

Nell’esatto momento in cui vogliamo rivolgere l’attenzione ai criminali, – perché come ha dichiarato Vespa, la storia è in larga parte scritta dai Cattivi e il compito dei cronisti è intervistarli per approfondire e mostrare l’immagine della Cattiveria – decidendo di mandare in onda interviste senza un briciolo di utilità, neanche lontanamente vicine al tentativo della lotta contro la mafia tramite lo strumento dell’informazione, non ci stiamo forse distanziando dal solo ricordo edificante di due giudici che si son dovuti far saltare in aria anche perché il loro operato fosse portato avanti oggi più che mai e da tutte le vittime di mafia che hanno avuto un unico mandante? Quello che a Porta a Porta è stato difeso dall’omertà di un figlio inculcatagli sin da piccolo: “Salvo Riina non ha alcuna autonomia di pensiero, né capacità di critica: è un vero clone del padre. Era concentrato con tutta la sua energia a non lasciare trasparire nulla in nome di quel segreto inviolabile cui è stato costretto sin da bambino. È stato addestrato all’obbedienza assoluta, ha ricevuto un training mafioso fatto di violenza e omertà.” Nemmeno delle bombe Riina jr sapeva nulla. Le intercettazioni apparse nuovamente su Repubblica.it sono state forse inventate?

Inevitabilmente, come ha dichiarato Salvatore Borsellino (fratello di Paolo Borsellino), Vespa farà diventare best-seller un simile libro, già tra l’altro in ristampa dopo le prime 5 mila copie. Non che i lettori non abbiano personale discernimento, ma dopo la visione dell’intervista la curiosità tra le menti sprovvedute aumenta. Il “dottor Vespa”, da un’intervista dalla quale trabocca tanta di quella reticenza, una risposta di indignazione e un leggero sentore legato al tentativo di far aumentare l’audience, ha compromesso buona parte della professionalità dimostrata fino ad ora, perché ha lasciato che un figlio difendesse un mostro, sanguinario, sul quale grava oggi l’infimo veleno della mafia, sia pure quella nuova.

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