Riecco Niang, da terza scelta a pilastro

Se il Milan ha invertito la sua marcia verso il basso e ora è a 4 punti dal quarto posto, un motivo ci sarà. In realtà più di uno. Sicuramente però tra questi rientrano la valorizzazione di due giovani promesse di casa, Gianluigi Donnarumma in porta (16 anni) e M’Baye Niang in attacco (21).

Sul primo si è scritto di tutto e di più, dalle parate decisive contro l’Atalanta a errori di gioventù sul web, passando per prematuri paragoni con una leggenda come Buffon. Poco invece si è scritto sul secondo, che già da tempo milita nelle fila rossonere, ma non è mai stato valorizzato come merita e sembrava diventato solo un giocatore di peso (ricordate Didac Vilà?).

Niang è nato a Parigi, genitori senegalesi ma francese a tutti gli effetti. Inizia a giocare a calcio a sette anni in una squadra locale, passando due anni dopo ai dilettanti. A tredici anni, il Caen, club che milita nella Ligue 1 francese, mette gli occhi su di lui e lo sottopone a un provino. Risultato, una tripletta. Niang viene aggregato alle giovanili e inizia la scalata verso la prima squadra, in cui approda a febbraio 2011, ad appena 16 anni. E’ il più giovane esordiente nella storia del campionato francese e il secondo più giovane marcatore. Totalizza appena 7 presenze e 3 reti, ma il Caen si salva. La stagione successiva le presenze salgono a 23 con 2 gol, ma il Caen retrocede. Della situazione favorevole approfitta il Milan, che il 28 agosto 2012 lo acquista a titolo definitivo.

I rossoneri lo utilizzano da subentrato e Niang riesce ad assaggiare tutte le competizioni, anche la Champions, contro il Barcellona. Nel 2013 il Milan punta su di lui facendolo addirittura partire titolare nel ritorno degli ottavi di Champions, ancora contro il Barça. Con due reti di vantaggio dall’andata, colpì un palo clamoroso nei primi minuti del match, poi stravinto 4-0 da Messi e compagni. Insomma, sembra un talento sul punto di decollare.

A una grinta notevole in campo corrisponde un temperamento esuberante anche fuori. La polizia di Milano lo fermò per un controllo, lui aveva solo 17 anni, non poteva nemmeno essere alla guida, e si spacciò per il compagno di squadra Bakayè Traorè. A dicembre 2013, chiuso in attacco dai nuovi acquisti, torna in Francia al Montpellier. Esperienza tutt’altro che esaltante. E’ un periodo difficile, viene condannato a 18 mesi di carcere per un incidente d’auto (sospesi con la condizionale), i francesi non lo riscattano ed è costretto a tornare al Milan, dove è ormai un ingombro.

E’ il 2014, sulla panchina rossonera siede Filippo Inzaghi, che lo manda in campo alla prima di campionato e contro il Torino ma poi lo impiega con il contagocce. Ormai è diventato un ingombro, così gennaio va in prestito per sei mesi al Genoa. E’ l’inizio della rinascita. Con Giampiero Gasperini ritrova continuità di rendimento e finalmente sembra tornare ai livelli degli esordi, dove fu etichettato come futura stella del calcio. Ad agosto, durante un’amichevole contro il Bayern Monaco, si frattura un dito del piede, saltando quasi metà dell’attuale stagione. Ora l’allenatore del Milan è Mihajlovic, che al rientro lo schiera subito titolare contro l’Atalanta. Il Milan non vince, ma Niang convince.

E arriviamo a sabato sera. Doppietta. Ok, uno è un regalo di Viviano e uno è un rigore, ma sempre doppietta, la seconda in rossonero. Contro la Samp ha azzeccato praticamente tutto, facendo ballare la difesa genoana per tutti i novanta minuti. E’ la dimostrazione che a questo Milan non serve Balotelli, bastano due giovani di sicura prospettiva e un po’ di tattica. Il resto verrà da sè.

 

 

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