Reificazione del Grigio

grigio-aware

Il Grigio di Giorgio Gaber e Sandro Luporini è un monologo teatrale andato in scena dal 1988 al 1990.

il grigio einaudi

Il Grigio – risultato della giustapposizione di articolo determinativo maschile singolare e imponente nonché elegante “g” capitale seguita da “rigio” – è un topo: il topo nato dalla penna di Giorgio Gaber e Sandro Luporini. Agendo per sottrazione e privando l’espressione delle peculiarità sopra citate ciò che resta è semplicemente “grigio”: colore scuro con alcuna mescolanza di bianco; e si dice per lo più di pelo o di penne altrimenti definito come colore intermedio fra il bianco e il nero. In fraseologia compare in espressioni quali: cielo grigio, giorni grigi, materia grigia, grigio fumo, capelli grigi, esistenza grigia. O ancora declinato in: grigiastro, grigiore, grigioverde, grigiamente. Infine in senso figurato veicola il significato di: incerto, indefinito nell’aspetto e nel carattere, uniforme, scialbo, monotono; caratterizzato da noia, tristezza e mediocrità.

Grigio.

Grigio come un figlio un pò estraneo. Grigio come il disinganno di scoprire che “l’amore è una parola strana, vola troppo. Andrebbe sostituita”. Grigio come l’impiegato che ride nel suo ufficio, come il ricco sempre più stupido e volgare. Grigio come l’oasi, o quella che credevamo potesse essere la nostra oasi. Grigio come la fluorescenza televisiva, la volgarità, l’ insensatezza e l’incoscienza.

Questo è il materiale con cui Giorgio Gaber ha confezionato il suo Grigio. Un po’ come avviene in quei negozi in cui il cliente ha la possibilità di creare ex novo un orsacchiotto di peluche. Macchine apposite riempiono con un materiale – la cui natura non è data a sapersi – sagome preesistenti eviscerate di ogni che. Si può poi scegliere  il verso che l’animale dovrà emettere o la frase che dovrà pronunciare, la consistenza più o meno morbida, l’abbigliamento, un eventuale accessorio di cui corredarlo, il nome, il certificato di nascita ottenibile inserendo alcune informazioni su un computer speciale.

Congegnato in modo sapiente, nella sostanza così come nella forma, il Grigio è: “ […] un essere perfettissimo con antenne sensorie capaci di captare ostilità e pericoli in qualsiasi ambiente. Lui è in grado di registrare vibrazioni e frequenze che l’orecchio umano non può percepire. Il suo corpo è ricoperto di pelo color grigio non metallizzato con la coda sottile, dotata di piccole squame […] E’ intelligente, onnivoro e con un’adattabilità forse superiore alla nostra.”

Giorgio Gaber prende per mano quel grigio costitutivamente intermedio, irrisolto e lo conduce vicino a noi. Lo osserva, lo seziona, lo sparpaglia. Per poi farlo suo. Gli da un nome, una forma, o meglio un corpo, quello di un topo. Ne definisce le tendenze comportamentali. Lo oggettiva, lo concreta, lo rende conoscibile. Lo affronta, prova ad annientarlo, per poi sentirne la mancanza.  Il Grigio diventa la reificazione della meschinità, del torbido, della piccineria propria dell’uomo. Il Grigio come possibile chiave d’accesso al grigiore, alla noia, ai capelli grigi, al grigiastro, alla materia grigia.


 

l'ospite sgradito

Consiglio la lettura del numero 233 di Dylan Dog: L’ospite sgradito. Ispirato proprio a Il  Grigio di  Giorgio Gaber e Sandro Luporini.

 

 

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *