Referendum costituzionale 2016: quello che c’è da sapere

La società cambia, si evolve, ma c’è un testo che uomini di un recente passato ci hanno lasciato, che fissa dei principi e valori base difficilmente mutabili di fronte a questa evoluzione. E’ la nostra Costituzione, che ad Ottobre sarà oggetto di una modifica, se lo vorremo, con un referendum costituzionale.

Questo è uno strumento con cui possiamo dire SI o NO ad una legge che ci è proposta, in questo caso , dal Governo. Non una legge qualunque: una che modifica la Costituzione.

E’ la legge Boschi, che rielabora cinque dei sei titoli della seconda parte. Cosa deve avvenire perché la Costituzione venga modificata? Le regole sono diverse dal referendum abrogativo (ricorda quello sulle trivellazioni di Aprile): perché il referendum Costituzionale produca la modifica è necessario che la maggioranza dei votanti si esprima con un SI ; e non è richiesto che la maggior parte degli aventi diritto di voto in Italia vada a votare.

Ecco le principali modifiche.


IL (nuovo) PARLAMENTO

Finisce il bicameralismo perfetto: quel principio in base al quale le due camere esercitano gli stessi poteri e gli atti parlamentari sono frutto del necessario accordo fra le due camere. A tal fine la legge Boschi reprime il Senato, differenziandolo dalla Camera nelle funzioni; modificandone la composizione e quindi l’elezione, e riducendone le dimensioni.

Infatti mentre attualmente la funzione di indirizzo politico, legislativa e di controllo sul Governo spetta a entrambe le camere in modo indifferenziato, con l’approvazione della legge Boschi queste funzioni, insieme alla titolarità del rapporto di fiducia con il governo spetteranno esclusivamente alla Camera dei deputati. La camera rimarrà l’esclusiva rappresentante della Nazione, mentre il Senato sarà un organo rappresentativo delle istituzioni territoriali.

Di conseguenza muta la composizione del senato, e la sua eleggibilità. Oggi il Senato è composto da 315 rappresentanti della Nazione che sono eletti a base regionale; la carica di senatore dura 5 anni, come quella di deputato, eccetto per i senatori a vita , che sono gli ex presidenti della Repubblica e 5 cittadini che si sono distinti per meriti. Con la riforma, il senato sarà invece composto da rappresentanti delle istituzioni territoriali, e non più della Nazione; quindi non sarà più eleggibile da noi cittadini, come avviene oggi, ma i senatori saranno eletti dai Consigli regionali fra i propri membri e fra i sindaci dei comuni del proprio territorio. Ne consegue che non esisterà più una durata della carica di Senatore e una indennità percepibile da questo: durata dell’incarico e indennità corrisponderanno a quelle che il senatore percepisce in qualità di amministratore locale. La legge sopprime il Senato anche statuendo che Senatori a vita saranno solo gli ex presidenti e non più coloro che si sono distinti per meriti, che rimarranno in carica sette anni, quindi per un termine prestabilito dalla costituzione ma comunque non per tutta la vita. Infine il numero dei senatori diminuisce considerevolmente: questi saranno 100, anziché 315.


La (nuova) INIZIATIVA LEGISLATIVA E IL(nuovo) ITER LEGISLATIVO

Chi può proporre, oggi, una legge? Il Governo, ciascun membro delle camere ; lo cnel ,i consigli regionali; il popolo, mediante l’istituto dell’iniziativa legislativa popolare, se lo richiedono almeno 50.000 elettori. Cosa cambia con la riforma? Anche il Senato potrà proporre un disegno di legge alla Camera; per l’iniziativa legislativa popolare dei cittadini, non basteranno le firme di 50.000 elettori, ma ne occorreranno 150.000. Sono aggiunte tuttavia nuove forme di consultazione popolare oggi inesistenti , quali il referendum propositivo e di indirizzo.

Come cambia la procedura di approvazione di una legge? Punto centrale è che, con la soppressione del Senato della Repubblica, solo la Camera dei deputati mantiene la funzione legislativa piena. Infatti il Senato avrà solo la facoltà, entro dieci giorni ,di esaminare i testi legislativi prima dell’approvazione.


IL (nuovo) REFERENDUM ABROGATIVO

L’efficacia del referendum abrogativo diventa più semplice. Infatti, mentre attualmente è previsto che perché questo abroghi sia previsto da 500.000 elettori, e che la maggioranza dei votanti si esprima in modo favorevole, con la riforma, se il numero dei richiedenti supera gli 800.000, è necessario che vada a votare la maggioranza dei votanti delle ultime elezioni (e che la maggioranza di questi si esprima in modo favorevole)


(La nuova istituzione del) PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA (titolo II)
scrive Internazionale che all’elezione del presidente della Repubblica non parteciperanno più i delegati regionali, ma solo le camere in seduta comune. Sarà necessaria la maggioranza dei due terzi dei componenti fino al quarto scrutinio, poi basteranno i tre quinti. Solo dal settimo scrutinio basterà la maggioranza dei tre quinti dei votanti (attualmente è necessario ottenere i due terzi dei voti dell’assemblea fino al terzo scrutinio; dal quarto scrutinio è sufficiente la maggioranza assoluta dei componenti).

IL (nuovo) GOVERNO (titolo III)
Con la modifica dell’art. 94 si sancisce che solo la camera dei deputati concederà e revocherà la fiducia al governo; il Senato perde questa funzione.

L’ELIMINAZIONE DELLO CNEL

I (nuovi) ENTI LOCALI (titolo V)
Si attuerà una soppressione delle province; poi verranno modificati i requisiti entro i quali le regioni possono avere più autonomia: nel senso che la Costituzione prevede attualmente forme di autonomia per le cosiddette cinque “regioni a statuto speciale” e ulteriori forme di autonomia per altre regioni, se queste lo richiedono. La riforma introduce il requisito dell’equilibrio fra entrate e spese del proprio bilancio per queste regioni che richiedono più autonomia, che verrà data dunque come “premio” solo alle regioni più virtuose. Infine cambia la competenza legislativa di Stato e Regioni. Muta infatti l’art. 117 della Costituzione, il fatidico articolo che, diciamocelo, all’esame di Diritto Costituzionale chiedono sempre. Questo ripartisce fra Stato e Regioni le materie in cui questi due enti possono legiferare, sancendo una competenza esclusiva dello stato (ad esempio: su politica estera) una concorrente con le regioni (ad esempio: il commercio con l’estero) e una, residuale, per le Regioni, per ogni materia non espressamente riservata alla legislazione dello stato. Con la riforma la potestà legislativa concorrente sparisce e dà luogo a una competenza esclusiva dello stato e una esclusiva delle regioni. Così lo Stato amplia notevolmente l’ambito di competenza legislativa, infatti una ventina di materie tornano nell’area della competenza esclusiva statale. Ad esempio, solo lo Stato potrà legiferare in materia di ambiente o distribuzione energetica.

LE (nuove) GARANZIE COSTITUZIONALI (titolo VI)

Fra le “garanzie costituzionali” che la nostra Costituzione ci regala c’è la messa in stato d’accusa del presidente della Repubblica. Attualmente a questa partecipano , oltre che i giudici della Corte Costituzionale, sedici membri tratti a sorte da un elenco di cittadini aventi i requisiti per l’eleggibilità a senatore. Per far fede al nuovo senato non più elettivo, la parola “senatore” è cambiata con “deputato”; quindi si abbassa l’età di chi potrà partecipare al processo. Da 40 anni (età attualmente richiesta per l’eleggibilità a senatore) a 25 anni (età richiesta per l’eleggibilità a deputato).


Queste sono le modifiche più rilevanti che la legge Boschi prevede (per visualizzarle tutte, analiticamente, clicca qui).

Il referendum è stato steso a baluardo di un orientamento e un pensare politico. Si deve però entrare nel merito della questione per poter, poi, giudicare l’effettiva praticità o meno di queste modifiche. Farlo vuol dire esercitare appieno quella Sovranità che la Costituzione stessa, quasi 70 anni fa, ha tolto a un potere che ci sovrastava, per consegnarla nelle mani di noi cittadini. Siamo consapevoli del dono che lei stessa ci ha fatto? prendiamoci cura della sua metamorfosi: in gioco ci sono i principi alla base di tutte le nostre leggi, di tutte le regole del nostro vivere quotidiano.

 

2 Commenti

  • Enzo Losi ha detto:

    Premetto che non sono la persona piú indicata per opinare su argomenti burocratici
    e politici, solo la mia esperienza personale (sono del 32) mi permette di esprimere una opinione generale su questo tipo di argomenti.
    a) La democrazia é una storiella irreale nata per ingannare le persone semplici o sprovvedute e poterle utilizzare per i proprii fini (buoni o cattivi, onesti o meno).
    Non é un segreto che in nome di essa si puó fare di tutto perché, una volta ottenuto il consenso popolare,(con false promesse o argomenti capziosi,) chi ha il potere lo esercita a suo giudizio (piú o meno onesto) in pro o a danno di coloro che lo hanno eletto. Esempio attuale :Il presidente Donald Trump degli USA –
    b) Che poi esistano enti e persone preposti a controllare l´operato di chi dirige, é un secondo inganno dato che il loro intervento servirá solo a ritardare o bloccare
    le iniziative creando cosi una stasi o inefficenza nella azione di governo.
    c) Ció che intendo dimostrare é che la democrazia non puó garantire un buon governo perché, ammesso e non concesso che tutto sia fatto correttamente ed
    a fin di bene,il parere delle maggioranze non significa che sia a forza corretto
    dal momento che la percentuale di persone in grado di valutare l´opportunitá obiettiva di una decisione é extremamente ridotta.
    Il costo dell´apparato burocratico é cosí completamente fuori luogo.
    Nel caso del referéndum vale la medesima osservazione sopratutto considerando la complessitá delle proposte e delle loro implicazioni valutabili solo da persone extremamente esperte in materia.

  • Perla Lo Giudice ha detto:

    Gentile sig. Enzo,

    l’esperienza diretta è il miglior modo per avere un’opinione del mondo e di certo lei ne ha più di me.
    Io credo fortemente nella democrazia, in primo luogo grazie a ciò che ho studiato e a ciò che vivo tutti i giorni. Seppure la mia esperienza sia poca data la mia età, i canali con cui sono venuta e vengo a conoscere questo sistema di governo, il “potere del popolo”, mi fanno comprendere che è parte dell’identità europea, e sinceramente penso, dell’evoluzione di questa.

    Credo fortemente nella democrazia perché da quando è nata, come sistema politico e come sistema di pensiero, ha saputo dare voce a chi non ne aveva mai avuta, soprattutto quando la necessità era fare emergere i bisogni dei più deboli, oppure quando la necessità era quella di trovare un originale e prezioso contributo da chi non ci si sarebbe mai aspettato potesse arrivare.

    Premesso ciò, mi permetto di dire che le sue argomentazioni sono molto forti, il dibattito è vivo, e i problemi che lei ha sollevato sono veri e difficilmente trascurabili.

    a) indiscutibile l’ “inaffidabilità” del sistema democratico, che può dar vita a governi che siano completamente nelle mani di soggetti che in nome della sovranità popolare si ritorcono contro il popolo stesso; questo è il prezzo da pagare perché la maggior parte delle persone esprima la sua opinione. Fatto sta che la democrazia stessa ci permette di avere strumenti che in modo diretto o meno controllino l’operato di chi dirige e, nei limiti che ogni sistema di governo possiede, impediscano che si dia troppo a lungo potere a chi operi a danno del popolo: si pensi a strumenti come le mozioni di sfiducia del parlamento nei confronti del governo o al controllo della Corte Costituzionale.

    b) Questi strumenti di “controllo” rallentano certamente l’operato di chi governa; ma come si potrebbe preferire un regime che agisce senza freni e senza limiti tenendo in pugno, indisturbato, il destino di un paese ?

    c)Sono d’accordo con lei, quando afferma che l’informazione e la competenza di molte persone, le quali hanno responsabilità di contribuire al destino del proprio paese, spesso viene a mancare. E’ un problema grave, e che va risolto, a mia opinione, quello di legittimare la democrazia con la consapevolezza delle persone del grosso potere che è affidato loro con il diritto di voto, e questo si potrebbe fare con molti strumenti, partendo, sicuramente, dall’istruzione scolastica.

    Insomma, la democrazia non è perfetta, ma è un compromesso, un sistema di governo che pone su due piatti della bilancia da una parte il potere del popolo, dall’altra principi a cui non si può derogare perché il popolo stesso sia protetto, e cerca di trovare un equilibrio. Anni di storia e lotte l’hanno plasmata, e solo la storia ci dirà se esiste un sistema migliore.

    Sig. Enzo, la ringrazio perché ha dato a me e sicuramente ad altri lettori di Aware Magazine l’occasione di riflettere su questi temi importanti.

    Apprezzo molto che lei abbia commentato il mio articolo, perché sollevare i problemi è il primo passo per risolverli, e se due opinioni completamente contrastanti si incontrano è ancora meglio ( questo ci insegna la democrazia).

    Sono dunque molto felice di questo confronto e resto disponibile per il futuro.
    Le mando un caro saluto!

    Perla

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