Recensione di “Da dove la vita è perfetta” di Silvia Avallone

silvia avallone - da dove la vita è perfetta
La copertina di "Da dove la vita è perfetta"

Ieri sera ho finito di leggere Da dove la vita è perfetta di Silvia Avallone, edito da Rizzoli. Non è esattamente un titolo di novità, ma è comunque un libro abbastanza recente visto che è uscito a marzo di quest’anno. L’autrice non è più emergente, come al tempo del suo esordio Acciaio, da cui hanno tratto anche un film. L’ho letto quando è uscito, tutto d’un fiato, e mi ha toccato profondamente: per questo motivo, molto sinceramente, ora mi aspettavo un libro migliore, frutto di uno sviluppo interiore e professionale dell’autrice.

Da dove la vita è perfetta è stato nella classifica dei libri più venduti in primavera: un dato che fa riflettere, bene e nel male. Lo stile di scrittura è emozionante, coinvolgente: un italiano per nulla ambiguo e con quel mix giusto di citazioni che caratterizzano la generazione degli scrittori (veramente) umanisti, come la Avallone e Alessandro D’Avenia. I due scrittori hanno in comune infatti gli studi nella facoltà di Lettere e filosofia. Il modo di scrivere della Avallone è ben curato, questo sì. Però non riesco a dire lo stesso della costruzione della trama e dei personaggi.

Innanzitutto, ogni personaggio di Da dove la vita è perfetta ha dei problemi gravi, è segnato da traumi avuti nell’infanzia o in giovinezza, da errori che cambiano inesorabilmente il destino: non vive la vita, la sopporta, in una continua corsa a ostacoli.  È giusto parlare dei mali della società, del degrado sociale, della corruzione, della situazione di indigenza di moltissimi italiani. Anzi, bisogna parlarne. Ma non è un po’ troppo esagerato concentrare una tale quantità enorme di mali dell’umanità in un sistema di personaggi così piccolo?

Poi, una domanda forse sciocca: che fine fanno alcuni personaggi, come Manuel, il padre di Adele e Serena? Sono fondamentali per le scelte, rispettivamente, di Adele e Dora, hanno anche loro delle vicende importanti alle spalle, ma a un certo punto vengono abbandonati al loro destino. Ed Emma invece, l’amante focosa di Fabio? Non influenzerà più il difficile equilibrio del suo matrimonio con Dora? Chi lo sa, è un personaggio caduto nell’oblio.

Anche la scelta di cominciare la trama con il momento del parto di Adele è un po’ discutibile. Già in partenza si conosce il finale, lo si prevede facendo affidamento ai sentimenti umani che ci vengono subito messi in evidenza dalle prime pagine. È quasi scontato che Adele, ormai troppo legata alla sua bimba, non riesca a darla in adozione, nonostante la firma fatta subito dopo il parto. L’unico sconvolgimento della trama non è esattamente un vero e proprio sconvolgimento.

In ogni caso, non sto dicendo assolutamente che Da dove la vita è perfetta sia un cattivo libro; anzi è sicuramente una storia che racconta tutto ciò che è umano, tutto ciò che riguarda l’amore per gli altri e soprattutto quello di un genitore per i propri figli (non a caso, Silvia Avallone lo dedica a sua figlia). È un libro perfetto per chi apprezza leggere le storie dei rapporti umani nell’Italia di oggi.

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