Raymundo Sesma artista eclettico

Ho incontrato Raymundo Sesma nel suo padiglione Casa Mexico in Triennale Museo della Permanente a Milano. In questa intervista ci racconta il suo percorso straordinario.

Raymundo Sesma è un artista messicano che dal 1980 vive e lavora tra Città del Messico e Milano. Fondatore dell’Associazione Advento. Unisce nel suo linguaggio l’arte con il design e l’architettura. I suoi lavori sono presenti in collezioni internazionali: dal MOMA di New York al Victoria and Albert  Museum di Londra, dal Musée d’Art Modern di Parigi al National Museum of Modern Art di Tokyo, al Museo de Arte Moderno di Città del Messico, alla Fundaçao Calouste Gulbenkian di Lisbona.

 1) Lei ha frequentato l’Accademia di Belle Arti di Puebla e L’Accademia di Brera a Milano, quali le differenze di percorso di apprendimento culturale e quali i punti in comune?

Per me tre città sono state importantissime: Puebla dove ho iniziato studiando pittura e disegno, subito dopo mi hanno dato una borsa di studio in Canada e li ho lavorato in un atelier di incisione, litografia e serigrafia. Ho avuto quindi l’opportunità di fare un’esperienza professionale che l’Università non offre. La parte di apprendimento accademico è di sicuro importante, ma il contatto che ho potuto avere con altri artisti attraverso questo percorso è stato fondamentale. I canadesi sono impeccabili, avevano tutto nuovo, macchinari, inchiostri, carte. Questi aspetti hanno facilitato per me l’apprendimento. In quel periodo ho conosciuto attraverso dei libri, un atelier dal nome Grafica uno e il direttore era lo straordinario Giorgio Upiglio. Uno degli stampatori più importanti del mondo, ed era a Milano.

Decisi di andare a trovarlo. Alla fine della mia borsa di studio in Canada mi ero trasferito a New York, e un giorno ho trovato un volo conveniente per l’Europa. Ho deciso di partire per Londra e poi Milano.

L’Europa per me è stata importantissima perché in Messico così come in Canada si studia la storia dell’arte con le fotografie sui libri. Ci sono quadri che non hai mai visto ed è un grande limite. Quando si è in Europa e si ha la possibilità di andare a Parigi, Madrid, Londra, Milano e di vedere dal vivo l’arte e la storia dell’arte. Questa esperienza per qualunque artista è incredibile, indimenticabile. Soltanto in questa maniera puoi aprire un dialogo con l’arte e un confronto, capendo il processo di realizzazione di essa e arrivando a te e al tuo lavoro, quello che sei e che vuoi essere. Alcuni miei professori insegnavano arte e non avevano mai visto quei quadri dal vivo. C’erano solo i libri e spesso stampati male, in quel periodo le immagini non avevano i colori esatti, ma spesso erano fuori registro e viravano su tonalità non reali.

Quando hai la possibilità di vedere con i tuoi occhi la storia dell’arte dal vivo è incredibile. Confrontarti con Roma, con quella monumentalità è emozionante. Impari attraverso i sensi. Esperienza che si traduce in background e ti facilita attraverso la lettura e la riflessione, andando oltre la forma, gli oggetti, le circostanze e oltre i limiti. L’arte è da contestualizzare e in questo modo si possono comprendono le scelte di ogni artista.

Per me la vera Università è stata vivere.

2) Che cosa ha appreso dalle città che ha vissuto, cosa le hanno donato questi luoghi?

Per me l’Italia è stata un alma mater. L’esperienza di un artista è sempre autobiografica, la mia esperienza di vita è italiana, messicana, canadese come una relazione senza limiti. Non ho confini tra arte design e architettura. Guardo le cose con un’interpretazione dialettica delle medesime. Quando ho cominciato i miei studi mio padre mi ha regalato due libri: Walter Gropius e Antoni Gaudí, due architetti completamente diversi. Frank Lloyd Wright ha avuto contatti con il Messico e ha fatto una rilettura formale dell’architettura messicana e l’ha interpretata in una versione contemporanea. Questo esempio l’ho portato con me tutta la vita, ed è stato l’incipit che mi ha fatto sviluppare la necessità di creare, interpretando lo spazio.

Nel 1977 in Germania ho conosciuto Joseph Beuys, lui parlava di scultura e performance sociale. Conoscere il suo pensiero, interpretarlo mi ha permesso di creare Advento che è un progetto a carattere sociale. Io mi sono impegnato in prima persona, sono andato a Tecali de Herrera, dove c’erano tutti artigiani dell’onice e del marmo. Erano molto arretrati come popolazione a causa di situazioni politiche e problematiche sociali. Insieme, abbiamo iniziato a creare nuove forme, lavorando le loro materie prime aprendo così la possibilità a nuove strade economiche e a un mercato superiore.

Il progetto è iniziato 25 anni fa, quando il 40% della popolazione emigrava negli Stati Uniti per lavorare. Oggi nessuno va via perché è nata la risorsa lavorativa. Con Advento noi abbiamo interpretato la tradizione come evoluzione.

3) Ci racconta del suo intervento artistico a Milano?

Quando ero a Milano e andavo al Politecnico, li dove c’è il gasometro, scendendo dalla ferrovia e camminando riuscivo a vedere solo la metà del gasometro. Allora ho pensato di dipingere l’altra metà sul muro della palazzina davanti. Quindi attraverso la prospettiva e il punto di fuga che ho scelto vedo la parte reale e la parte virtuale che si uniscono. Lo spettatore diventa il centro, perché con il suo sguardo può decidere che forma dare a questo oggetto. Spostandosi a destra l’oggetto si allunga e viceversa si restringe, facendo aumentare o diminuire la parte virtuale o quella reale. Due realtà si uniscono, e per la prima volta l’architettura non è più totemica ma si muove. E sono le persone a muoverla, trasformandola in un’azione partecipativa.

Da quel momento ho iniziato a pensare di poter lavorare con molteplici punti di fuga, senza limiti, offrendo svariate letture e costruendo un dialogo tra gli elementi: l’architettura e il paesaggio. Voglio costruire tanti orizzonti attraverso un’architettura virtuale. Avviene così una coesistenza tra il passato e presente. Ho adattato la mia pittura per analogia ai luoghi, per farla vivere interpretando gli spazi, dando un’identità ai contesti urbani e agli spazi interni sempre attraverso la modulazione del colore in dialogo con design e architettura.

 

In cover foto: padiglione di Raymundo Sesma, Casa Mexico in Triennale Museo della Permanente, Milano

 

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Foto: visuale del padiglione di Raymundo Sesma, Casa Mexico in Triennale Museo della Permanente, Milano

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