QUESTION TIME – LA “DECIMA” PER ROSSI È SOLO UN’UTOPIA?

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Settimana ricca di avvenimenti, che finalmente riportano in alto l’orgoglio italiano, non solo nel calcio. Ma le note liete sono bilanciate alla perfezione da immancabili polemiche. Quali sono le domande che ci sono venute in mente in questo weekend frizzantino? Eccole:

Vale ancora la pena seguire il campionato? Senza voler fare polemiche di nessun tipo, è evidente che quest’anno i verdetti più importanti della Serie A sono per il 90% già scritti. La Juve ha ormai vinto il quarto scudetto consecutivo con un diretto sullo zigomo alla Lazio, che a sua volta si giocherà l’accesso diretto alla Champions con la Roma. La zona retrocessione è bell’e fatta, con Parma (penalizzato di altri 4 punti) Cagliari e Cesena a raschiare il fondo del barile. Mantiene appena un pizzico di interesse la lotta per l’Europa League: Napoli, Fiorentina, Sampdoria e Genoa si giocano i tre posti per il torneo minore. In Serie B invece fioriscono talenti e favole calcistiche: Carpi, Bologna e il due volte ripescato Vicenza nelle prime tre piazze. Fateci un salto, lì non ci si annoia.

La Madonnina tornerà mai a splendere? Ieri era sera di derby a Milano, Inter contro Milan. La stracittadina più sentita d’Italia tra squadre che lottano per l’ottavo posto nel 2003 era semifinale di Champions (e in finale c’era anche la Juve, per chiarire dove fosse l’Italia). Come all’andata, anche stavolta pari, un banale zero a zero, condito da immancabili mal di pancia. Prima viene annullato un gol al Milan (sembra corretto) per fuorigioco, poi è l’Inter a vedersi negato un rigore per un braccio sospetto di Antonelli in area. Risultato: punti che non servono a nessuno e accuse di “arbitraggio non uniforme” come se piovesse. Prima di lamentarsi di chi dirige una gara (e ce ne sarebbe) il consiglio però è di preoccuparsi znche di chi la gioca. Dieci Champions e trentasei scudetti in campo non possono aver prodotto un gioco molle come ieri sera. E l’Europa diventa un treno che si allontana, da salutare con la mano.

– La “Decima” per Rossi è solo un’utopia? “Non puoi capire un libro se lo leggi a metà”, diceva una canzone. Ma, a giudicare dalla copertina, gli ingredienti per un best seller ci sono tutti. Vale vince ancora davanti a una Ducati rinata e stavolta non risparmia la lezioncina al suo giovane allievo. Penultimo giro, Rossi si infila e Marquez, con le gomme ormai usurate, prova a chiudergli la porta in faccia. Il contatto è inevitabile e il giovane bicampione del mondo finisce per terra. Successo pesante di uno che a 36 anni, partendo ottavo, di sportellate ne ha date a tanti (Gibernau e Stoner, ricordate?) ma alla fine è sempre rimasto in piedi. Anche il Real, fermo a nove per anni, è arrivato l’estate scorsa in doppia cifra. Perché non sognare?

– Ferrari, ci siamo davvero? Quattro gare e quattro podi. Un anno fa sarebbe stata una barzelletta e oggi è solida realtà, impreziosita dal fatto che ora non c’è più solo Vettel. Wuando il tedesco alza il piede, questa stagione ha un compagno che, al di là dei colpi di sfortuna, può ancora riportare in alto la Rossa. Kimi Raikkonen, 35 anni, riesce anche nell’impresa di passare Rosberg e cede solo all’imprendibile Hamilton, al terzo successo stagionale. Il ritmo è buono, l’impressione è che insistendo le soddisfazioni arriveranno, e pure grandi.

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