Quattro chiacchiere con Alessandro Bonan

quattro chiacchiere con Alessandro Bonan

Il conduttore di Sky Sport tra social e calcio

Se sei abbonato a Sky e hai il pacchetto sport non puoi non conoscere Alessandro Bonan.

Il sorriso furbo, l’ironia, la capacità di saltare dal serio al faceto con estrema naturalezza e la conduzione ritmata dei programmi sono i suoi marchi di fabbrica.

Il calcio, la musica e la letteratura sono le sue più grandi passioni, sfatando il mito del giornalista monodirezionale che conosce il suo sport e poco altro. Per fare televisione di qualità, oggi più che mai, bisogna essere uomini di cultura e avere qualcosa da raccontare, la gente ormai è preparata sulla tattica e sulla tecnica, ci vuole passione e innovazione.

anatomia di una voce bonan

Clicca per approfondire

Nel 2013 Alessandro è salpato nel mondo della letteratura pubblicando il romanzo “Anatomia di una voce”, pubblicato da Cairo Editore (non si riesce mai completamente a staccare dal calcio) ricevendo molte critiche positive.

 

 

 

Finita l’introduzione che siamo sicuri il nostro Alessandro apprezzerà, passiamo alle domande.

 

La nostra chiacchierata con Alessandro Bonan:
  • Sei un grande appassionato ed esperto di Twitter. In Italia questo social sta facendo molta fatica a decollare mentre negli Stati Uniti ed in alcuni paesi europei sta raggiungendo risultati nettamente migliori dei nostri. Pensi sia una prerogativa italiana quella di non riuscire ad ad affrontare le novità, esattamente come è successo al nostro calcio quando non ha saputo adeguarsi alla rivoluzione che ha portato in alto paesi come Germania, Inghilterra e Spagna?

Siamo un paese che fa fatica ad andare avanti, in tutti i sensi. La gente comune pensa prima a portare a casa uno stipendio per vivere e poi ad affrontare le novità, sia che si parli di calcio sia che si parli di nuove tecnologie.
Inoltre penso che sia una fortuna che ci sia stata una reazione del genere degli italiani, ci siamo finalmente resi conto che il punto più basso è stato toccato e che, sistemando le basi della nostra vita a discapito di quelle più frivole e divertenti, forse riusciremo davvero a risollevarci nel calcio e nel mondo.

  •  La seconda domanda si lega al momento del nostro calcio di cui abbiamo parlato in quella precedente. Pensi che questo exploit delle italiane in Europa sia estemporaneo o sia un primo segnale di rinascita?

E’ sicuramente un buon segnale ma non penso assolutamente sia il punto di partenza per una rinascita, siamo ancora molto lontani da alcuni campionati.
Un dettaglio importante da sottolineare è che le tre società italiane attualmente in Europa sono quelle che hanno prestato maggiore attenzione al rigore economico, spendendo sempre con cognizione e reinvestendo le entrate dovute a cessioni o ad introiti esterni, mantenendo sempre un bilancio positivo.
Quello che invece mi piace meno e che non riusciamo a sistemare è la situazione dei nostri settori giovanili, un calciatore straniero non può riuscire ad identificarsi nel territorio in cui gioca come può fare uno che invece in quel territorio ci è nato, andrebbe sfruttata questa leva motivazionale.
Le bandiere sono sempre meno e ancora di più calciatori come Insigne o De Sciglio che giocano nelle società del loro luogo di nascita.
Il primo settore in cui tutte le società tagliano i costi è proprio quello giovanile, magari nel breve termine può dare risultati ma nel lungo periodo è logorante come abbiamo potuto vedere. Io sono convinto che il nostro bacino di calciatori sia ancora di altissimo livello, siamo noi che abbiamo perso la capacità di sfruttarlo, preferendo calciatori stranieri di livello sicuramente non superiore ai nostri.

  • Ultima domanda, so che sei uno dei principali artefici del “lancio” di Fayna e uno dei suoi più accaniti sostenitori, quanto pensi sia importante l’inserimento di nuove leve nel mondo del giornalismo televisivo e non?

Fayna aveva già fatto qualche lavoro per Sky, quando nacque “Speciale Calciomercato” ho voluto averlo con me perché ero rimasto colpito dalla sua ironia laterale, mai frontale, sono affascinato dal suo modo di essere surreale anche davanti alle telecamere.
Le nuove leve sono fondamentali ma devono anche sapersi inserire, se uno possiede la sensibilità e l’intelligenza di Fayna tutto viene più facile.
Il mondo del giornalismo è pieno di ragazzi talentuosi ed è nostro compito scoprire le loro potenzialità ed aiutarli ad emergere.

 

Ringraziamo Alessandro Bonan per la disponibilità e la professionalità con cui ha risposto alle nostre domande.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *