Possiedo parole, quindi dialogo.

Cosa può offrire un museo oggi?

Credo che questa sia stata la domanda cardine a cui la conferenza stampa Terzo Dialogo “Attorno a Caravaggio”, organizzata nella Sala Maria Teresa di Palazzo Brera, ha voluto dare risposta. Luogo dalle pareti di libri, animato di sguardi e improvvisamente invaso da concetti dotati di leggerezza, capaci di far quasi volare l’arte. Sì, ma cosa vorrà mai dire questo?

La Pinacoteca di Brera ha in agenda novità che puntano a rendere la sua sede luogo di riflessione, di partecipazione e soprattutto di dialogo. Come? Attuando nuove strategie. Bloccando per prima cosa l’allestimento di mostre temporanee per tre anni e rivitalizzando la collezione permanente allestendo “dialoghi”. Non solo fra le opere, ma fra gli stessi visitatori.

Terzo Dialogo “Attorno a Caravaggio”

E’ coraggioso, nel tempo in cui ci troviamo a vivere, investire nella percezione di un’opera d’arte.

In un museo aperto alle parole, l’opera cessa di essere osservata dall’occhio posseduto dall’èlite composta da critici d’arte, esperti, appassionati. Il quadro inizia ad interrogare, con fare quasi ardito, il curioso, il girovago, il mero viaggiatore qualsiasi che decide di varcare la soglia.

Immaginate questo visitatore nelle sembianze che più desiderate, ma con fantasia e senza escludere alcuna categoria sociale. Vestitelo dell’abito che preferite e conferitegli la lingua che più vi piace.

Immaginatelo lì, non fisso davanti alla tela, ma che si sposti per cercare una luce migliore, per cogliere un’ espressione da più o meno distanza.

Immaginatelo lì, portavoce di idee, che le singole opere non avrebbero potuto sussurrarsi.

Immaginate la sala immersa in un brusio di suoni, tanto reali quanto ospiti della mente di ciascun messaggero; immersa in un via vai di non detti, di sguardi incrociati.

Immaginate il particolare catturato ogni volta. Che sia di uno o di più quadri. Che sia un confronto o meno.

Il viaggiatore che ho immaginato è di fronte alla “Maddalena in estasi”. Si sposta prima a destra, poi a sinistra. Poi da sinistra per tornare a destra. È stata la prima coppia di quadri sui quali ha posato lo sguardo. E una volta lì indirizzato, non riusciva più a liberare gli occhi dalla vista di quelle mani così contorte. Strette quasi in un abbraccio, così esile e saldo.

Il viaggiatore che ho immaginato, trova il coraggio poi per lasciarsi sorprendere ancora e si muove verso “La Cena di Emmaus”. Rimane interdetto da quella scena così intima, che si sente quasi in imbarazzo ad entrare, così, senza invito alcuno. E si sofferma poi a leggere la descrizione dell’opera. Parole che invitano all’immersione, alla riflessione.
Non parole del mestiere, ma sentimenti che puntano al cuore.

Il viaggiatore che ho immaginato, sei tu, siete voi, sono io. E’ un ragazzo che esce di casa, è una ragazza in viaggio che cerca appigli nell’arte, è una madre che indica quel quadro a sua figlia, che cerca dimora per pochi istanti in una dimensione diversa dalla propria.

brera1 Louis Finson, Maddalena in estasi (particolare), 1612 circa, olio su tela, cm 126 x 100 (Marsiglia, Musée des Beaux-Arts. Caravaggio (copia da)).
brera Caravaggio (copia da), Maddalena in estasi (particolare), dopo il 1610, olio su tela, cm 100 x 123,5 (Collezione Paolo Volponi).

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