Pino Maniaci: l’accusa di estorsione, la difesa e la delusione dell’antimafia

La notizia che più ha sconvolto la società civile e i militanti dell’antimafia in questi giorni è sicuramente l’accusa contro Pino Maniaci, padre della tv “ribelle” antimafiosa Telejato.  In molti hanno sempre visto in lui  fino ad ora uno degli eroi dell’antimafia e valutato come oro colato tutto ciò che usciva dalla sua bocca.
E’  veramente dura riprendersi ora che una figura importante e conosciuta nel mondo per il suo impegno in un territorio così rischioso come Partinico viene infangata con intercettazioni che lasciano ascoltare parole scioccanti per chi lo ha sempre sostenuto e difeso credendo fortemente in lui.

Entrambe le parti, l’accusa e la difesa, portano nomi famosi e credibili. Da entrambe le parti compaiono i maggiori nomi dell’antimafia, da entrambe le parti sia magistrati che giornalisti. La parte che accusa Pino Maniaci, in tribunale e fuori, vede riuniti Vittorio Teresi, Francesco Del Bene, Roberto Tartaglia, Salvo Palazzolo, Giovanni Tizian. La parte che difende Pino Maniaci invece vede Antonio Ingroia (come avvocato difensore) e anche Salvo Vitale, amico dell’attivista Peppino Impastato ucciso dalla mafia a Cinisi, che parla di complotto contro il giornalista di Telejato.

pino maniaci

Quali sono le accuse che vengono rivolte a Pino Maniaci? E come si è difeso?
L’estorsione prima di tutto, che è l’accusa che viene portata avanti  dalla pubblica accusa dopo le intercettazioni in cui Pino Maniaci parrebbe intimidire i sindaci di Borgetto e Partinico in cambio del suo silenzio rinunciando alle accuse contro di loro, da sempre suoi nemici per poca trasparenza. Maniaci viene intercettato e filmato mentre chiede 466 euro al sindaco…
Per questa accusa Maniaci e il suo avvocato Ingroia dimostrano giustificazioni apparentemente valide. Il giornalista dice: “La moglie del sindaco paga per avere pubblicità della sua attività su Telejato e io sono semplicemente andato a riscuotere la cifra che mi spetta ogni mese, cioè 300 euro + iva, quindi 366 euro, più 100 euro del mese scorso (gli arretrati non pagati)”.
Nulla può non farci pensare effettivamente che sia davvero improbabile che un estorsore chieda cifre così precise come 466 euro.
Nulla può nemmeno negare l’ambigua pratica del presentare un video di prova ai danni di Maniaci non per intero, ma montato e tagliato, come effettivamente si può vedere.
Inoltre i sindaci avrebbero pagato questi soldi in cambio della promessa di Maniaci di alleggerire i toni nei loro confronti durante il suo telegiornale in cui lui si ha sempre condannati duramente. Anche in questo caso Maniaci dice che l’elemento a sua discolpa sta proprio nelle puntate del suo tg, dove non ha mai smesso di accusare i due sindaci nè ha mai diminuito l’enfasi della sua condanna.

La questione dei suoi cani seviziati e impiccati riemerge anche qui dalle intercettazioni dove Maniaci, parlando con la sua presunta amante, si mostra imbestialito accusando il marito dell’amante per avergli ucciso i cani.  Anche questa questione screditerebbe Maniaci che avrebbe poi fatto passare la vicenda come un atto di intimidazione mafiosa per il quale moltissimi personaggi sono volati subito da lui per dargli sostegno.
Per difendersi Maniaci dice semplicemente che quando lui accusa il marito dell’amante lo fa solo per far sentire in colpa la donna e che di fatto lui non ha denunciato una persona in particolare per l’uccisione dei due cani, ma ha esposto una denuncia contro ignoti. Perchè contro ignoti se davvero sapeva che era stato un uomo in particolare?
Inoltre, Maniaci sostiene di aver ricevuto delle lettere intimidatorie da parte di mafiosi con nome e cognome dell’autore del terribile atto. Perchè allora non ha presentato le lettere ai carabinieri? Su questo si difende dicendo di aver avuto poco fiducia nei confronti delle forze dell’ordine per averlo lasciato solo e non essere venuti a indagare sull’accaduto.

Pino Maniaci sostiene di essere una vittima e non il colpevole, per aver duramente condannato l’ex presidente delle Misure di prevenzione del tribunale di Palermo Silvana Saguto, sospesa dalle sue funzioni dal Csm essendo indagata dalla procura di Caltanissetta per corruzione, abuso d’ufficio e riciclaggio. La storia della Saguto e le accuse rivolte da Pino Maniaci sono sicuramente collegate, secondo Antonio Ingoria. Eliminare Maniaci è sia una vendetta che una prevenzione contro una figura così autorevole e fortemente appoggiata. D’altronde Maniaci aveva condannato la Saguto prima ancora che la procura di Caltanissetta…

La questione più importante a mio parere non è tanto la faccenda dell’estorsione, per cui riusciranno a pronunciarsi i giudici competenti, ma la questione delle parole dette, delle offese rivolte alle forze dell’ordine e allo stato o al premio conferitogli: come si può rimediare a questo di fronte all’opinione pubblica che lo ha sostenuto fino ad ora?
Ingroia chiama tutto questo “gossip”. Certo queste non comportano niente di fronte ad un giudice, ma davanti ai militanti antimafia?
Claudio Fava, politico e giornalista italiano, figlio di Giuseppe Fava (giornalista vittima di mafia ucciso nel 1984 a Catania) scrive sul profilo facebook una riflessione: “Dei cento euro forse pretesi da un sindaco se ne occuperanno i giudici per dirci se fu estorsione, bravata o solo minchioneria. Ma di ciò che ci riferiscono le intercettazioni, la risposta non la voglio dai giudici ma da Maniaci. “


“…a me mi hanno invitato dall’ altra parte del mondo per andare a prendere il premio internazionale del cazzo di eroe dei nostri tempi”.  

Si riferisce al premio Mario Francese, giornalista palermitano vittima di mafia.
Ci si rende conto che se per Pino risultare innocente per l’accusa di estorsione potrebbe essere semplice, non è altrettanto facile giustificare queste parole come quelle rivolte alle forze dell’ordine, ai carabinieri e alla dda. 

Il problema sollevato da Claudio Fava, condiviso anche da Saviano o da Ingroia per far dei nomi, è proprio quello della tendenza generale di costruire figure simbolo,”eroi”, guide, sacerdoti dell’antimafia a cui affidarsi, come se ci fosse sempre bisogno di un appiglio in questa battaglia.
Come dice Saviano, a combattere la mafia dovrebbero essere anonimi senza volto, perchè se hai volto e nome poi prima o poi qualcuno finisce sempre per infangarli.
“In italia mafia e antimafia sono considerate in modo superficiale. La mafia è un sistema e non una sola persona, la mafia è al nord. Così nell’antimafia Maniaci non può essere l’antimafia,ma un giornalista di una emittente che non è nè un santo nè un diavolo. Troppi lo hanno beatificato prima e demonizzato dopo. Ha combattuto con limiti e debolezze ma non ha commesso reati” dice Ingroia.

La domanda è: si può continuare a parlare di Pino Maniaci come un simbolo dell’antimafia o si parla più di un “professionista dell’antimafia” come diceva Sciascia anni fa (errando completamente dato che si riferiva a Borsellino) ?

Maniaci deve delle risposte concrete e credibili ai suoi sostenitori.
Sento troppi amici condividere le perfette parole di Mattia, membro del presidio universitario Unilibera,membro di CROSS (osservatorio sulla criminalità organizzata) e autore di una delle ultime ricerche sui beni confiscati in Lombardia:
“Ma se davvero la ragione ce l’ha Pino, se davvero è tutto montato e un complotto contro di lui, come faccio a capacitarmi del fatto che il marcio sta nelle magistratura, nelle forze dell’ordine o in giornalisti del genere? E se sei tu a mentire cosa dovrei pensare del lavoro svolto in questi anni e di Antonio Ingroia che ti difende? IO HO PAURA DI AVERE PAURA DI FIDARMI DI QUALCUNO CHE LOTTA CON ME, INSIEME A ME, AFFIANCO A ME.”
E’ la stessa paura di tutti i ragazzi che si impegnano quotidianamente nella lotta contro la mafia, o la paura di chiunque nel suo piccolo e nel quotidiano tenta di combattere l’illegalità, chi va nelle scuole a insegnare cos’è la mafia, chi rischia la vita per tutto questo. E’ la paura di Mattia, ma anche quella di tanti altri.

Il maggior sostegno va a ai ragazzi di Telejato. Un incoraggiamento va a tutti quelli che ancora ci credono, nell’antimafia quotidiana.
Non c’è nessun eroe a salvarci, ma ci sono tante persone camminano fianco a fianco, sullo stesso livello.

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