Be Aware of: Donald Trump

Donald Trump è un curioso imprenditore celebre per le sue dichiarazioni politicamente scorrette, il suo discutibile parrucchino, per il programma da lui ideato e condotto, The Apprentice, e da qualche anno a questa parte per il fatto che abbia avuto la brillante idea di candidarsi per la corsa alla Casa Bianca.

Ma andiamo con ordine: Trump inizia a interessarsi alla politica nel 2000, dichiarando pubblicamente di appoggiare la candidatura di repubblicani o ultraconservatori come John McCain e Newt Gingrich. Nel 2015 decide di buttarsi nella mischia e si candida per il partito Repubblicano. I primi sondaggi lo danno tra i favoriti.

Sin dagli albori della campagna elettorale adotta un approccio aggressivo ed estremamente conservatore. Sul suo sito è possibile consultare un programma elettorale in cui temi delicati come rapporto con il Messico (il muro che divide Messico e Stati Uniti deve essere pagato dai messicani), immigrazione  (la cittadinanza dei bambini nati da coppie di immigrati non è un diritto, ma una delle principali cause di criminalità nel Paese) e controllo delle armi vengono toccati con così poca diplomazia e raziocinio che risulta imbarazzante pensare che è stato scritto davvero da un politico (o da uno stagista del suo team). In particolar modo, Trump ha la sua personalissima teoria sulla questione delle armi: il libero commercio non è il problema,il vero pericolo sono le gang di criminali che ne fanno uso. Tra l’altro, è curioso come si citino proprio Baltimora  e Chicago come le città con il più alto tasso di criminalità ,proprio quelle città che negli ultimi tempi sono state scenario della brutalità degli omicidi e dell’utilizzo gratuito delle armi da parte della polizia, a seguito dei quali sono nati potentissimi movimenti di protesta contro l’abuso di potere delle forze dell’ordine, che guarda caso privilegiano obiettivi afroamericani.

Come ha reagito a tutto ciò l’opinione pubblica? L’elettorato repubblicano ha salutato con entusiasmo la candidatura di Donald Trump, attualmente in testa alle primarie del partito.

Ma come è riuscito ad ottenere consensi anche in quella fetta di elettorato neutrale o democratica?

Molti vedono aprioristicamente nella sua figura di imprenditore e di ricco uomo d’affari la persona giusta per guidare il Paese (non a caso il suo slogan elettorale è make America great again). C’è un’ulteriore causa,se possibile più grave e preoccupante: Trump è un mago del populismo. In un’epoca in cui il malcontento è diffuso e l’insicurezza economica alle stelle, la gente ha bisogno di due cose:di un capro espiatorio e di un leader; cose offerte oggi più che mai dall’estrema destra, e se pensiamo che l’America sia una realtà molto diversa dalla nostra ci sbagliamo, basti pensare al panorama europeo in termini di ascesa del National Front in Francia e dell’UKIP in Inghilterra, di Alba Dorata in Grecia e persino della Lega in Italia.

Risultato: La rabbia gratuita viene direzionata verso un rinnovato orgoglio nazionalistico, xenofobia,chiusura di fronti e di menti. In America urge il bisogno di qualcuno da incolpare e Trump punta il dito.

Se da una parte c’è il cieco e accecato consenso,l’altra faccia della medaglia mostra un Donald Trump come il soggetto prediletto della satira, a volte brillante, come in questo video del Saturday Night Live dove si sottolinea con un abile gioco di specchi la follia di Trump e del suo stesso elettorato:il candidato promette di rendere l’America grandiosa di nuovo o di renderla grandiosamente fascista?

Non solo satira ma anche ironia spicciola, il caro Donald è ormai un fenomeno del web,è il vero protagonista della cultura pop-olare, si è conquistato un posto nell’olimpo dei meme,delle battute in 140 caratteri e dei video virali in cui pezzi dei suoi comizi vengono estrapolati e remixati con discutibilissime e divertentissime hit dei primi anni del 2000.

TRRRRRRRRRU

Appurato che è diventato il target principale dell’ironia del web, è doveroso fare una legittima distinzione tra quella che è la satira, che per definizione è più o meno caustica e ha come fine ultimo la riflessione del pubblico e la propensione al cambiamento e il cosidetto teasing, la presa in giro, quella quasi bonaria, che è pericolosa e va assolutamente evitata soprattutto in campo politico e soprattutto se si ha a che fare con soggetti così ambigui, perché rende il personaggio in questione simpatico, umanizzato, un soggetto con il quale è possibile empatizzare,non qualcuno da combattere. Donald Trump deve far paura e fa paura, anche agli elettori dello stesso Partito Repubblicano,come nel caso di Thomas McKenzie, pastore presbitero, che sul suo sito ha pubblicato una lettera aperta  in cui spiega i motivi che l’hanno portato a non voler votare Trump e perché dovrebbero farlo tutti: non si tratta di prendere una posizione politica ma di una etica, dettata dal buon senso.

In un tempo in cui la minaccia di un ritorno al medioevo morale si fa sempre più concreta bisogna utilizzare tutti gli strumenti utili per evitarlo, e quando l’ironia rientra tra questi è un dovere usarla nel modo giusto. È un’arma, e come tutte le migliori lame, è a doppio taglio.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *