Renoir e i pennelli con la luce nelle setole

Ieri sono ricorsi i 175 anni di un uomo importante, il cui nome è su tutti i libri di storia dell’arte.
Siamo a Limoges, in Francia. E’ il 25 febbraio del 1841 e Pierre Auguste Renoir viene alla luce. Sesto di sette fratelli, figlio di Leonard e Marguerite Merlet, un sarto e un’operaia tessile.

Andiamo avanti di qualche anno: Siamo nel 1855, Renoir ha 14 anni, e comincia a manifestare una grande passione per l’arte. Ecco che egli comincia, su invito del padre, prima a decorare porcellane, poi a frequentare corsi serali di disegno.

Ci pensate mai? E se il papà di Renoir non avesse voluto assecondare le attituidini del figlio? Oggi saremmo qui a ricordarlo, avremmo il ‘’Ballo al Moulin de la Galette’’, o ‘’Ballo a Bougival’’ davanti al quale dovrebbe sempre esserci una sedia in ogni museo, per fermarsi un momento sull’espressione di lei, sul cappello di lui, sul movimento di un vestito dato da pennelli che sembravano avere la luce dentro,nelle setole ? Secondo me sì, perché l’arte trova modo di arrivare al suo destinatario anche se sul percorso per raggiungerlo, vi sono mille ostacoli. È una di quelle cose che quando bussa, non puoi fare altro che invitarla ad entrare.

I corsi di disegno di Renoir diventano, grazie all’Accademia delle Belle Arti, ore passate a dipingere con Sisley, Bazille e Monet. Tutto questo all’aria aperta.
Immaginateveli, tre uomini, tre cavalletti, tre tele e tre tavolozze, a Fontaibleau , una cittadina francese, mentre dipingono ‘’En plain air’’.

Questo modo di dipingere mi ha sempre affascinato molto: L’erba non è più verde, come l’acqua non è più solo blu. Tutto dipende da un’unica signora: La LUCE.
A seconda di come essa arriva sulle cose, tutto è visto più scuro, più chiaro. La tela riporta le cose non per come sono, ma per come il nostro occhio le cattura.
Niente più tele in studio: si dipinge lasciando che il colore asciughi sotto le nuvole.

Immaginatevelo, in un giorno qualunque di fine 1860, di fianco a Monet. Una lampadina si accende nella sua mente, un pensiero si fa strada: ‘’Le ombre non sono nere, le ombre non sono solo marroni’’. No, la tonalità dell’ombra delle cose, è il frutto del colore riflesso di ciò che le circonda. E’ IMPRESSIONISMO.

Perchè amo tanto Renoir?
Perchè è uno di quelli che mi ha rapita, anche durante le ore di studio prima di una verifica di storia dell’arte. Perchè è uno di quelli che speravo mi chiedessero durante un’interrogazione al liceo, e perché io con i pittori sono così, provo due simpatie: una è a pelle, una è a tela. Renoir le possiede entrambe, per quanto mi riguarda. Dalle foto sembra un signore simpatico, dalle tele sembra un genio, uno di quelli senza presunzione.

Ora non vorrei raccontarvi di tutta la vita di Renoir, per quello basta una piccola ricerca… ma ci sono cose della sua personalità che mi hanno molto colpito. Forse perché quando apriamo un libro di storia dell’arte, leggiamo dei pittori in quanto artisti, e molto poco della loro vita quotidiana, di ciò che hanno detto, delle loro simpatie o antipatie, viene fuori da quelle pagine. Li studiamo come persone, come geni da ricordare, poco come uomini.

E come a noi piace la compagnia di qualcuno piuttosto che di qualcun altro, anche Renoir aveva certe preferenze: Si dice infatti, ma questo lo avrete già intuito, che egli provasse simpatia per Monet, e negli ultimi anni della sua vita per il giovane Modigliani. (A proposito di questo, vi consiglio di vedere un film chiamato ‘’I colori dell’anima’’, c’è una scena molto bella che riguarda proprio loro)
Egli aveva però, una sorta di avversione per Van Gogh e Gauguin. Quest ultimo, doveva stargli particolarmente antipatico, tanto che un giorno, Renoir, appresa la notizia della partenza di Paul per i Tropici, lo apostrofò dicendo: ‘’Beh, si può dipingere anche a Batignolles’’ (quartiere di Parigi particolarmente amato dagli impressionisti). Immaginatevela la sua espressione mentre dice queste parole. Se li vedessi oggi, penso mi farebbero sorridere, così, tutti insieme.

Li ho sempre studiati tutti ‘’divisi’’. Prima uno, poi l’altro. Sapevo esattamente dove erano posizionati nei miei libri, chi veniva prima e dopo, in che capitolo e che opere venivano riportate. E invece nella storia sono tutti insieme, prendevano (ovviamente se si stavano simpatici) il tè insieme, parlavano di arte, rimanevano in silenzio gli uni affianco agli altri mentre lavoravano ad un nuovo dipinto, si criticavano durante le esposizioni, si congratulavano e ricevevano complimenti a loro volta. Questo tutti insieme.
Alcuni dei più grandi sembrano, ai miei occhi, legati da un filo rosso, che sia amicizia, stima, avversione, antipatia.

Uomini vissuti insieme, uomini vissuti vicini.

Se dovessi figurarmelo, Renoir sarebbe anche romantico. Ho pensato a lui in questo modo da quando ho letto del suo amore: Aline Victorine Charigot. Una donna che prima di diventare sua amante e poi moglie, è stata sua modella. Si dice che spesso, quando si trovava a ritrarla, Renoir gettasse il pennello a terra, dicendo tra sé e sé: ‘’Perchè stancarsi quando ciò che vorrei realizzare esiste già?’’ Non so perché, ma immagino questa donna che sorride, e lo guarda come se gli avesse detto una delle cose più dolci che un pittore, un uomo, potesse dirle.

Forse però, la frase che ho letto e che più mi è rimasta impressa, è quella che lui stesso ha pronunciato dopo un piccolo rimprovero del suo insegnate Charles Gleyre, che gli aveva fatto notare come egli ‘’pareva dipingesse per divertimento’’. La risposta di Renoir è oggi impressa nella mia mente, in modo da poterla ricordare sempre, mentre prendo in mano una matita, un pennello, un tubetto di tempera: ‘’Per forza, se non mi divertissi, non dipingerei!’’.

E sta tutto in questa frase. E’ qui racchiuso,secondo me, tutto il senso di un artista: fare qualcosa, prima che per gli altri, per sè stessi.
Non è egoismo questo, è volontà di essere liberi sulla tela. E’ un modo per rispettarsi, rispettare la propria arte. Dare importanza a quello che si sente mentre la si fa, e che essa sia per sè, prima che per chiunque altro.

Provare gioia nel bagnare il pennello, anche mentre sulla tela o sul foglio si esprime tristezza.

Usare i pennelli come strumenti e veicolo, i colori come concreto dell’emozione che si sente dentro.

E’ per questo che le tele di Renoir brillano se le guardate bene, è per questo che quando si parla di lui, si dice che i suoi colori luccicano.

Buon compleanno Pierre.

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