Parigi in ginocchio: in nome di chi?

francia-aware

Prometto di mettercela tutta per scrivere qualcosa di sensato; prometto di non piegarmi alla rabbia che domina il mio animo a seguito dell’ennesimo attacco a Parigi e ai suoi cittadini. Prometto di riflettere e di provare a capire davvero cosa sia successo, prima di esprimere una qualsiasi opinione in merito.

Ecco, forse ognuno di noi dovrebbe farsi questa promessa, prima di buttare le mani su una tastiera e parlare di ciò che sta sconvolgendo tutto il mondo in queste ore, prima di tirare in ballo i mostri sacri che ci fanno riempire la bocca di parole ma di sicuro non la testa, prima di parlare di terrorismo e di religione, dimenticandosi che i due termini sono antitetici a priori; dimenticandosi che una persona davvero credente in qualsiasi Dio o nella semplice umanità ripudia la guerra, disprezza la violenza e l’uso delle armi per imporre il proprio credo.

E la domanda che tutti in questo momento dovremmo farci è: ma in nome di chi? In nome di chi è stato compiuto questo come tanti altri attacchi che accadono ogni giorno in tutto il mondo? In nome di chi una minoranza si arroga il diritto di parlare di religione? In nome di chi queste persone stanno permettendo che mezza europa si scagli contro tutti quelli che dovrebbero essere loro fratelli? La risposta almeno a quest’ultimo interrogativo è semplice: questi non sono musulmani, questi non sono fratelli di nessuno, sono contro tutti.

Proprio per questo motivo è stato lanciato l’hashtag #notinmyname, con il quale, chiunque lo ritenga opportuno, può testimoniare la sua distanza da tutto ciò che è successo.

not in my name

L’adesione è stata enorme, ed è questa la testimonianza più utile in assoluto per far capire ad ognuno di noi che isis non è Islam, che religione non è terrorismo, che ci vogliono far credere in una nuova guerra santa che non ha alcun luogo di esistere. In molti hanno infatti ricordato che, se dobbiamo temere qualcuno, di sicuro non sono quelle persone che arrivano sui barconi nei nostri paesi. Queste persone infatti stanno scappando, stanno scappando da quegli stessi squilibrati che oggi vogliono terrorizzare anche noi con la loro violenza fine a sé stessa, con la loro insensata voglia di seminare odio in tutto il mondo.

Sinceramente, mi è sempre stato insegnato che la guerra non è mai il metodo giusto per risolvere alcunché, e io in questa cosa ci voglio ancora credere. Io non mi rassegno al fatto che per creare un mondo in cui i diritti di tutti siano rispettati ci sia il bisogno di mettere mano alle armi. Naturalmente non mi sento di difendere in alcun modo gli autori di queste stragi, ma mi viene solo da pensare che, quando assieme a loro avremo ucciso anche migliaia di innocenti, per tutti i “buoni” rimasti in vita noi non rappresenteremo un bell’ideale di amore e fratellanza.

Ci vuole coraggio, questo è fuor da ogni dubbio; ci vuole coraggio per non cadere nella provocazione di un gruppo di fanatici il cui unico scopo è quello di uccidere senza motivi, solo quello di seminare terrore. Ci vuole coraggio per ammettere che questa “guerra” ce la siamo creata noi con la farsa delle primavere arabe e con il nostro continuare a fornirgli armi per continuare un conflitto che non appartiene a nessuno.

Ci vuole coraggio ma io non voglio cedere alla provocazione, io sono italiano, sono europeo e anche un po’parigino. Io non voglio che vincano i terroristi, visto che sulla bocca dei politicanti di turno questo appellativo fa molto effetto; io non voglio chiudere nessuna frontiera, non voglio prendermi la responsabilità di far morire migliaia di persone fuori dal mio paese, per il diffuso terrore dell’uomo nero di turno. Ma soprattutto io amo la mia costituzione, e come lei ANCHE IO RIPUDIO LA GUERRA, specialmente se è una guerra #notinmyname.

Serve coraggio ma io non mi arrendo.

E tu?

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *