Nove fotografie per raccontarti l’Argentina

Un mese nella Capital Federal de Buenos Aires, in Argentina.
Tanti volti, storie, tradizioni, problematicità, pensieri, gesti, scoperte. Tante parole, troppe, per descrivere tutto.
Così sono fotografie, accompagnate da parole chiavi, a guidarti in questa intricata e colorata sintesi di quello che – per quello che ho vissuto – penso sia l’Argentina.

Questo paese è un guazzabuglio ordinato nel suo disordine di colori, odori, sensazioni e sapori diversi. Quando si cammina per le calles (vie) de la ciudad federal il mattoncino rossastro non può che farti pensare al Nord Europa, la cordialità dei suoi abitanti al Sud Europa e l’urbanistica preimpostata ai vicini Stati Uniti.

E’ come se l’Argentina avesse prima accolto favorevolmente, poi custodito generosamente e ora ai giorni nostri fatto bandiera di identità quella serie di valori e costumi che nei decenni passati i nostri nonni – specialmente meridionali – hanno portato.  Ed è per questo che tuttora persiste, nella maggior parte della popolazione argentina, il mito dell’Europa e in particolare dell’hermosissima (bellissima) Italia.


 

#1   “Compartir”

© Cinzia Campogiani

© Cinzia Campogiani

Se dovessi racchiudere in un’unica parola tutto ciò che a Buenos Aires ho visto, assaporato, pensato e odorato, questo sarebbe “compartir”. La traduzione italiana più immediata è quella di “condividere”, ma non penso renda a trecentosessanta gradi il termine latino americano. Compartir è suddividere qualcosa, tendenzialmente positivo, all’interno di un gruppo. Il senso di unione, anche più grande quello di comunità, in Argentina si è fatto largo spazio rispetto a quella filosofia dell’individualismo che si sta facendo freddamente spazio nella realtà europea. Così che le offerte al Burger King non sono 2×1 ma 4×2 (e non solo perché questo è il passo del tango).

La forte volontà di ritrovarsi – interrompendo per qualche momento il lavoro, arricchendo la propria quotidianità – è viva nelle anime argentine. Così che dalle 17 in poi ovunque per le calles (strade) e le avenidas si vedono spuntare termos di acqua calda per bere il mate, la bevanda più popolare dell’Argentina.  E’ un mix di erbe scelte, con la stessa funzione del caffè e ha il suo chiaro cerimoniale: acqua a 70 gradi e uno fra i commensali addetto a prepararlo (si beve tutto dallo stesso contenitore!) per tutti. Anche a me hanno insegnato a servirlo: eravamo in un camper, alle 4 di notte, nella campagna argentina ed era un ottimo modo per riscaldasi e per passare il tempo in compagnia.
Qualcuno mi ha detto che la migliore definizione per Buenos Aires è questo “caos armonico“. Tanta gente, diversa, che si muove sempre all’interno di un chiaro equilibrio comunitario. Ci sono tante comunità ( quella dei “tani” ossia degli  italiani è la più nutrita, degli armeni, degli ebrei ortodossi, degli spagnoli, dei tedeschi…) che assieme formano quella eterogenea argentina. Un trentenne argentino, parlandone, mi ha detto che una forte applicazione reale di questo grande senso di comunità si ha del triste episodio dei desaparecidos: non è uno, non sono due, ma un grosso numero di persone che assieme hanno deciso di dichiararsi contro le azioni governative sacrificando addirittura la propria vita.
Compartir è la bellezza di stare assieme e di condividere.


#2   “Carne”

CARNE ©Cinzia Campogiani


©Cinzia Campogiani

Se sei argentino non puoi essere vegetariano. O meglio sì, lo puoi essere come sono i ragazzi etero ai concerti di Madonna o le giornate di bel tempo a Milano. Nel dubbio, non esistono.
Mi è capitato più di una volta di camminare per la strada al mattino ed essere fermata da un camion con le ante spalancate contenente decine di mucche morte che attraversavano la strada in spalla a qualche malcapitato – mi auguro almeno ben pagato – fino alla macelleria vicina. Così che il caffè appena bevuto e il buon sapore di biscotti in bocca si trasformava in conato di vomito. Ma nonostante ciò, già dentro fino al midollo nello spirito argentino, a pranzo reclamavo la mia milanesa (cotoletta) con patate o una bella bistecca. E’ chiaro che la carne sta all’Argentina come la pasta sta all’Italia, ne sono una prova i prezzi e gli enormi spazi dedicategli nei supermercati.
Fare l’asado (grigliata) vuol dire quasi logicamente fare una festa. Gli uomini cucinano la carne e le donne si occupano delle verdure: è attraverso la forma dell’asado che si arriva a matrimoni, formazioni di calcio, viaggi in Europa e accordi politici.


  #3   “Inflazione”

INFLAZIONE © Cinzia Campogiani


© Cinzia Campogiani

Vittima dell’immaginario collettivo che dipinge i saloni di bellezza latino americani come l’epicentro della femminilità in spiccioli non ho potuto far altro che provarne uno. Così, avendone addocchiato uno nei giorni precedenti con una offerta a 170 pesos, una mattina ci sono andata, con i soldini giusti giusti ricontati più di un paio di volte come il manuale della brava turista vuole. Ma giunta in loco, con la stessa grafica del giorno precedente era annunciata la stessa offerta a 190 pesos. Son tornata dunque a casa e ho aggiunto 20 pesos alla mazzetta. Seduta finalmente in attesa,  mentre leggevo un articolo sull’ennesimo casino di Icardi, un programma radiofonico cercava di spiegare il concetto di inflazione. Bum.
In Argentina funziona così: se una cosa oggi ti costa 10 domani può costarti 11 come 10.
E’ per colpa di questo sistema che beni di prima necessità sono arrivati a costare molto più di soli 5 anni fa, ma non solo quelli: un pacchetto di patatine può arrivare all’equivalente di 5 euro, piatti e bicchieri di plastica paiono d’argento.
Il governo tenta di aggiornare gli stipendi al reale valore dei beni, ma con scarsi risultati. Se i prezzi aumentano mediamente tra il 20 e il 30 per cento all’anno, gli stipendi arrancano attorno al 10-20%.
La soluzione più scontata, in un paese dove la propria moneta cambia valore quotidianamente, è quella di trasformare i propri risparmi in monete più stabili quali l’euro e il dollaro. Ma il governo ha posto un limite di acquisto di dollari massimo per ogni cittadino.
Parte dunque la corsa al turista con il suo portafogli di euro o dollari. Se il cambio ufficiale ad ottobre era di circa 10 pesos per 1 euro, quello non ufficiale arrivava anche a 16. In particolare in Calle Florida – la principale via del microcentro – ogni 5 metri un uomo o una donna, ben vestito o in tuta, propone di seguirlo in un vicoletto chiuso a cambiare gli euro/dollari/reais in pesos.
Il mio professore di spagnolo, un venticinquenne illuminato di origini francesi, mi ha caldamente invitata ad organizzare diversamente le mie economie nel prossimo viaggio nel paese di Maradona: al posto di contanti e monetine dovrei portarmi un iPhone da rivendere poi al mercato nero della città.


 

#4  “Romanticismo”

© Cinzia Campogiani

© Cinzia Campogiani



Ho visto tanti uomini argentini con in mano un mazzo di fiori quanti italiani con gli aggiornamenti automatici all’app della serie A. Ad ogni incrocio di cuadras – ad ogni angolo della città – c’è un banchetto di fiori colorati pronti a far felici qualcuno, che sia per scusarsi, per dichiararsi o per rendere semplicemente speciale ogni singola giornata. L’uomo argentino è essenzialmente gentile ed attento ai bisogni degli altri. Ogni giorno, prendendo il colectivos (autobus) Pedro, Santiago o Martin era pronto a farmi sedere al posto suo. Sia che lui fosse un 15enne o un 90enne, argentino o straniero, alto o basso e io che fossi una 20enne o una 80enne, argentina o straniera, alta o bassa.  Aspettando l’autobus assieme, mi faceva salire prima di lui e se provavo a controbattere qualcosa venivo prontamente bloccata da un “por favor”.
Gracias”, “Perdon” e “Por Favor” sono sicuramente le parole che più di tutte ho sentito. Non è solo perché sono state le prime parole che sono stata in grado di decifrare, ma perché all’argentino piace e pare normale essere gentile nonostante viva in una grande città, nonostante la debba attraversare ogni sera costipato in un autobus o nonostante abbia affrontato una brutta giornata.


 

#5 “Povertà”

© Cinzia Campogiani

© Cinzia Campogiani


Fino a quando sono stata dentro la Capital Federal di Buenos Aires il confronto con le altre capitali europee (e statunitensi) era continuo e facile: muri ricoperti di pubblicità, servizi funzionanti, corsi di pilates per le 50enni, scuole private, condomini con piscine, palestra e spazio per l’asado, ma uscendo dalla megalopoli ho avuto modo di rendermi conto di come la vera Argentina, da nord a sud e da ovest ad est, sia in realtà molto differente dal manifesto di benessere della Capitale.
Le centinaia di famiglie che ho visto, accorse dalle zone limitrofe, ai lati della strada  durante la peregrination de Lujan (un pellegrinaggio di oltre 70 km in due giorni) non sono molto sicura abbiano mai provato sushi in vita loro, o camminato con delle scarpe italiane ai piedi. Erano lì, con tavolini e falò, a cercare di vendere panini o frutta per guadagnare qualcosa.
Ma con occhio allenato anche nella stessa capitale il fenomeno è evidente: tutte le mattine raggiungendo la mia scuola, vedevo per le strade uomini ma soprattutto donne con carretti di “ciambelloni” fatti in casa, medialunas (una sorta di brioches) e termos di caffè che giravano per la città fermandosi davanti a cantieri o stazioni per vendere la colazione ai lavoratori a poco prezzo.
La povertà, perché di questo si parla, è una realtà concreta e una problematicità forte che il neoeletto presidente Macri promette di risolvere, o quantomeno sistemare, da qui ai prossimi anni. Intanto i dati raccolti dalla Banca Mondale nel  2014 dicono che il 33% della popolazione vivrebbe con 4/10 dollari al giorno.


 

#6  “Fede”

© Cinzia Campogiani

© Cinzia Campogiani

La spiritualità cristiana è uno dei mattoni che in notevole misura costituisce l’identità argentina. Andare a messa in questo paese non significa trovarsi davanti all’italica sfilata di capocce bianche o accuratamente tinte, ma davanti a decine di colori, età, sensazioni e desideri diversi. Andare a messa la domenica è  una grande festa. Non è necessario vestirsi bene, l’importante è esserci. Il prete parla in mezzo alle panche, microfono alla mano con domande provocatorie per entrare davvero negli animi di chi lo sta ascoltando. I bambini, durante l’omelia della messa per i bambini, si siedono a terra a cerchio introno al sacerdote pronti così ad interagire al minimo stimolo.
Alla fine della cerimonia, fuori dalla Chiesa, si forma la fila davanti al prete: per salutarlo, per commentare assieme l’ultima partita River-Boca, per far benedire il neonato o per chiedergli qualcosa.
L’essenzialità, la sincerità e la bontà di Bergoglio sono sicuramente la sintesi perfetta della fede di questo popolo.


 

# 7 “Propaganda Politica”

© Cinzia Campogiani

© Cinzia Campogiani

Il sistema della comunicazione politica in Argentina da alcuni anni non gode di buona salute. Complici molteplici anni di governo della stessa bandiera, i mezzi di comunicazione maggiori sono dentro ad un bipolarismo mediatico non da poco. Il governo utilizza al massimo il proprio potere propagandistico, arrivando a veicolare voti in base alla possibilità di guardare le partite di calcio gratuitamente.
Questa foto vi racconta il paradosso di un certo tipo di far politica capace di tappare i buchi (attraverso comunicazione urlata) ma mai di estirpare i problemi alla radice: il treno in cui è stata scattata questa foto, come tutti quelli attorno alla capitale, è di seconda mano e deriva da scarti di treni giapponesi ritirati dal mercato nel 2004.


#8 “Tango”

© Cinzia Campogiani

© Cinzia Campogiani

Il tango – che “è un romanzo d’amore di tre minuti“, dice il professore illuminato – sta all’Argentina come la Tarantella all’Italia. Si balla il tango a Buenos aires, quanto la pizzica in Puglia e in Valle d’Aosta. Questo ballo – nato al tempo come sola musica da ascoltare, nel fruttuoso incontro fra musica classica e jazz – è uno dei tanti echi di un’epoca lontana che vuole ancora avere il suo spazio nella modernità. Ci sono ballerini per le strade, chiaro, ma spesso solo nei luoghi nevralgici per il turismo porteno (da porto, la zona dove è situata la Capital Federal di Buenos Aires). Una monetina e la tradizione continua, prego.
Quello che sicuramente esiste in Argentina è il forte senso della musica. Si suona, si canta e soprattutto si balla nei momenti di festa e tutti lo fanno. Basti pensare che normalmente le cerimonie dei matrimoni iniziano alle 21, in modo tale da avere tutta la notte per ballare.


#9 “Criminalità”

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Questa è la foto che non sono riuscita a fare, assieme a molte altre, per via della paura di tirare fuori la mia ingombrante Nikon D7000 per le strade. Ho scattato poco, praticamente mai nelle prime due settimane.
Neanche il tempo di mettere piede in America e la mia compagna di aereo argentina mi racconta del fotografo 30enne ucciso in pieno centro alle 3 del pomeriggio perché non voleva dare la sua macchina al gruppo di malfattori che lo aveva fermato. Poi è arrivato l’invito a far sparire la borsa della macchina fotografica perché troppo riconoscibile. Poi l’avvertimento di non tenere catene d’oro, braccialetti, anelli addosso per le strade. Poi il consiglio di girare con una borsa che si possa attorcigliare bene intorno al busto. Poi la presa di coscienza dei sistemi di sicurezza avanzatissimi in ogni condominio. Poi il divieto di andare in alcune zone della città, anche di giorno, se non accompagnata da un uomo. Poi la fobia di scattare.
Alla terza settimana però, confidando queste mie perplessità ad un 30enne argentino per qualche anno vissuto in Europa, mi sento dire: “Non è vero che Buenos Aires è così pericolosa. E’ un mito inventato dai portenos perché non conoscono il mondo. Infatti, sono gli stessi che dicono che l’Italia è hermosissimo (bellissimo) e il posto migliore del mondo, ma è lo stesso paese che ha quasi un giovane su due senza lavoro”.

1 Commento

  • Andrea ha detto:

    Io sono stato in Argentina ed Uruguay nel 2008, ho noleggiato un’auto e, con moglie e due figli di 11 ed 8 anni ho percorso 10500 km arrivando fino alla Terre del Fuoco, con puntate in Cile e Brasile dormendo in alcune occasioni anche in macchina per difficolta al pernottamento in albergo e senza mai incorrere in alcun inconveniente, senza nessun problema con la popolazione che si e’ sempre dimostrata ospitale, gentile e disponibile ad offrire il proprio aiuto in casi di difficolta’. Ero stato messo in guardia prima di partire da possibili pericoli di aggressioni che invece si sono rivelati assolutamente infondati. Spero di tornarci presto e non mi dispiacerebbe affatto, se ci arrivero, trasferirmici per trascorrere la vecchiaia quando andro in pensione. Propositi condivisi da mia moglie.

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