Non sono razzista, ma presterei la ruspa a Salvini

salvini ruspa

In questi giorni si susseguono notizie inerenti episodi di razzismo che si verificano nelle nostre città. La prima mi ha sinceramente lasciato molto perplesso, non tanto per il contenuto in sé ma per altri motivi che vado a spiegarvi. Roma: è un pomeriggio come tanti altri sull’autobus numero 61, pomeriggio in cui una bimba camerunese sale sul mezzo con la sua famiglia e si va a sedere in uno dei posti liberi. Non riesco ad immaginare invece cosa sia scattato nel cervello di una signora anziana che dapprima ha colpito la bambina con un sacchetto della spesa e poi, alla richiesta di spiegazioni sul suo comportamento, ha iniziato ad inveire contro tutti gli immigrati.

La cara vecchina si è messa ad urlare che i negri dovevano scendere dall’autobus perché non avevano nessun diritto di rimanere sul mezzo per non si sa quali, sicuramente validissimi, motivi. La signora non ha però calcolato che siamo ormai nel 2015, e che la gente rispetto ai temi del razzismo si nasconde sempre di meno; non c’è quindi da stupirsi se tutto il resto dei passeggeri si sia schierato con la famiglia africana provando a cacciare la “vecchia” dal bus.

Sia ben chiaro, anche in questo caso il problema non sono i luoghi comuni che la gente ha a proposito dell’immigrazione e delle persone straniere nel nostro paese. Il problema nasce quando ci si ostina a lasciare che tali credenze rimangano tali, senza approfondire il tema e senza provare a comprendere le ragioni che vi sono alla base.

Ricordo ancora quando, alle scuole elementari, arrivò nella mia classe un compagno di classe straniero; ci si arrabbiò tantissimo non tanto per la sua presenza ma per il fatto che non si poteva permettere un asciugamano e doveva usare i nostri. Alla spiegazione del maestro sul tema, uno dei miei compagni sentenziò che tutti gli stranieri sono sporchi a parte quelli ricchi; io rimasi esterrefatto, a me interessava che usasse un suo asciugamano perché sapevo che giocando in giardino ci si sporcava parecchio e che le sue mani sarebbero state sporche esattamente come le nostre e sarebbe stato giusto che anche lui avesse la propria salvietta.

Ed è qui che nasce il problema: un luogo comune nasce, cresce e mette radici nel nostro cervello, senza che noi ce ne accorgiamo e continuiamo a crederci persone di mente libera. Non credo che le persone razziste pensino in tutti i casi di esserlo: magari si ritengono diplomatici internazionali più severi del solito oppure difensori del suolo patrio affinché possa si accogliere stranieri, ma solo in tempi migliori. E quindi non c’è da stupirci se, a furia di lanciare macigni e nascondere la mano, Matteo Salvini ha ottenuto un numero di consensi così ampio. D’altronde si tratta di nuovi supereroi di questo mondo: di giorno pacati cittadini per i diritti e per l’uguaglianza, di notte fieri guidatori di ruspe pronti a riprendersi la terra persa a causa dei tanto temuti “extracomunitari”.

Forse però a questi difensori dell’Italia sono mancate alcune cose: non sono mai stati fregati da nessuno e quindi non riconoscono un imbonitore quando se ne trovano uno davanti, non sono mai andati a scuola con uno straniero per constatare che non morde e soprattutto non hanno mai rinunciato a credere che il problema dell’Italia non siamo noi ma gli immigrati.

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