New York

A George Town, sobborgo pittoresco di Washington DC, ho percorso a piedi appena un paio di chilometri sulla stessa strada “M st” in cerca di un ristorante… continuavo ad andare avanti perché non sapevo quale scegliere, i ristorantini al piano terra di questa lunga via di case a schiera colorate continuavano ad invitarmi calorosamente, tuttavia “quando brillava il vespro vermiglio” io volevo vedere i colori cambiare e continuavo a camminare. Pascoli a parte, mi sentivo contento, chissà per cosa.

Sulla guida turistica la zona era indicata come la più tipica ed elegante della città, abitata da studenti d’élite della vicina università, un ottimo luogo dove fare shopping ecc. ecc. insomma un po’ di sano turismo oppure le solite menate, come preferite intenderla non fa differenza.

Pausa.

Non è ovviamente il punto.

Il punto è stato che l’atmosfera universitaria la si respirava per davvero, che l’eleganza del posto la si misurava sulla tranquillità, che gli “studenti d’élite” erano ragazzi giovani, da tutto il mondo, frizzanti, motivati che condividono le loro idee e i loro progetti in quelle case, per quelle strade. A dirla proprio tutta la vera ragione per cui continuavo a camminare era perché non volevo smettere di incrociare le ragazze che passavano. Non ne ho mai viste tante così belle, proprio di quelle che piacciono a me… e frequento l’università Cattolica non il politecnico sia chiaro.

Bene, sentivo di voler vivere lì, di volere fare parte di quel maledetto quadretto impressionista a cui stavo assistendo. Insomma una tranche de vie davvero fragrante, palpabile, autentica. Questo mi piace ricordare dei posti in cui vado, questo è quello che mi piace cercare.

 

Bene questo a New York non c’è.

 

A mio avviso l’articolo andrebbe chiuso qui. Anzi qui si era chiuso, purtroppo mi sono accorto che, come sempre, quello che intendevo dire è l’unica cosa che non si è capita. Quindi chi non ha già inteso cosa sto dicendo (al di là del fatto che sono un normodotato e non stavo cercando di paragonare semplicemente una megalopoli ad una cittadina universitaria), può andare avanti a leggere. Se mi prendo la briga di raccontare una storiella anticonvenzionale un motivo ci sarà.

New York è una città passata. Era la capitale del mondo, oggi non lo è più, a tratti sembra ferma agli anni 30. Non vuol dire che non sia la fine del mondo, anzi è bellissima, ma se era la capitale del mondo che vi aspettavate forse dovreste andare in Asia.

Dipende da cosa cerchi e dal tuo stile di vita, se hai 20 anni e sei uno studente forse al di là delle mie folli teorie probabilmente potrebbe piacerti più George Town di New York. Semplicemente per un fatto di inclusione. NY è una città che esclude, l’unico lascia passare è il denaro, l’impostazione è questa, contano sicuramente prima i tuoi soldi di te, a meno che tu non sia già inserito… difficile per un turista. Insomma a New York girano talmente tanti soldi che si è prodotto, nonostante o grazie alle parole di “I believe” incise sulla pietra al Rockefeller center, un irrefrenabile meccanismo consumistico autoalimentato dal consumo. Principalmente a NY si spendono un sacco di soldi, qualsiasi cosa tu debba fare immagino, perfino per entrare in chiesa: 40$ il giorno di Pasqua, mance e gratuite raddoppiano i prezzi che sarebbero già alti per Parigi.

Sicuramente vige un modo di pensare che ha prodotto un sacco di grattacieli… ma ci piacciono per la loro spettacolarità o per quello che rappresentano? Sono quasi tutte banche… Sempre per il discorso dell’inclusione: per una banca posso essere un numero, nemmeno quello nel mio caso, non ho un reddito, in più personalmente non ambisco a lavorare da JP Morgan Chase, anche perché non ne sarei in grado. Diciamo peste e corna delle banche europee tutti i giorni però se Deutsche Bank ha un grattacielo con l’observatory sul rooftop facciamo la fila e paghiamo il biglietto per vedere lo skyline. Sarà… io ve lo giuro NY è una figata, va vista, andateci, non rinunciateci per nulla al mondo così potete capire meglio il mondo. Può anche darsi che poi apprezzerete di più dei luoghi che ritenete banali.

 

La verità è che il turismo tradizionale inteso come toccata e fuga o abbuffate di cose viste da un autobus in tour è un modo scadente di visitare qualsiasi luogo. Non ne coglierai mai l’essenza, mi sembra solo che sia tutto ridotto a dire io ci sono stato.

Per apprezzare New York bisogna farsi guidare, invitare, presentare agli altri da qualcuno che ci vive. Se vuoi vivere da newyorkese non basta andare in giro con uno Starbuck’s mug in mano, è una città che non si presta al cazzeggio, al caso che ti porta inaspettatamente a conoscere gente, a partecipare a feste, imparare lezioni di vita. È una città che se non stai attento ti schiaccia.

Non dubito che con qualche conoscenza sia la metropoli che ti possa offrire tutto quello che dalla vita si può desiderare… non tutti le abbiamo e quindi come fa la vita di alcuni a creare un mito così grande come NY? Perfino la maglietta bianca sgualcita che indosso e uso per dormire ha su scritto New York City… ve lo dico io perché: perché siamo dei pecoroni.

 

Per i pochi che hanno resistito ecco Manhattan vista da un turista: è piuttosto varia, puoi mangiare dei panini all’aragosta che grazie a Dio mi hanno segnalato: Luke’s Lobster lo ricordo ancora; gli hot dog per la strada ottimi, le bistecche nelle stakehouse sublimi: consiglio caldamente di farsi pelare dal conto di Smith e Wollenski sulla terza avenue, per cibo fast gli humburger da Shake shak sono una buona idea… vi prego dopo una settimana così però basta, io stavo per scoppiare e ho smesso di farmi domande sull’obesità americana dilagante.

Grandi musei, ovviamente di arte moderna, le opere più celebri sono al MOMA: sullo stesso piano in stanze comunicanti ci sono Marilyn e Campbel soup di Warhol, la notte stellata di Van Gogh e le demoiselles D’Avignon di Picasso. Il resto a me fa un po’ ridere perché sono convinto che il 95% delle persone in coda da lì al Guggenheim, me compreso, non abbia la minima idea di quello che sta guardando e ha pagato per vedere.

Andiamo avanti, Central Park è a suo modo affascinante, un bel polmone verde, si vedono i grattacieli da un sacco di angolazioni e punti diversi del parco, a tratti è davvero romantico, le barche a remi sul lago, è selvaggio più che altro, non è curato come quelli inglesi, la vegetazione cresce spontanea.

Per guardare lo Skyline ho trovato l’unica cosa gratuita di New York City che sembra essere un traghetto per pendolari da Staten Island, ho fatto avanti e indietro senza scendere. Le altre foto in galleria dello skyline sono dall’Empire State Building, tirato su negli anni 30 era il più alto d’America fino alle 2 torri per poi ritornare ad avere il triste primato dopo il 2001. Ponte di Brooklyn, 20 minuti per attraversarlo a piedi, alla mattina presto deve valerne veramente la pena. In generale non si avverte di essere sul mare, potresti essere dovunque, la temperatura varia spesso con sbalzi di 10°C nella stessa giornata, il vento, per la quantità di macchine che girano, almeno tiene l’aria pulita è gradevole.

Il primo giorno ho trovato almeno cinque luoghi di film che conoscevo: colazione da Tiffany, la pista da pattinaggio di Serendipity, il Waldorf Astoria l’hotel del grande Gatsby, dove hanno girato anche il padrino e profumo di donna. A mid town il numero di scene cinematografiche che potete ricordare ad ogni angolo da Spiderman al Diavolo veste Prada è infinito. È un giochetto interessante da fare per le vie della città con i propri film preferiti, ci ho messo 30 minuti a trovare gli uffici de “il buongiorno del mattino”, in un grattacielo con la scritta “Grace” tolta nel film.

La disposizione a griglia è davvero a prova di idiota, motivo per cui sono riuscito a girare più autonomamente di quello che mi aspettassi anche se in effetti un pochino le strade si somigliano tra loro. Più che frenetica mi è sembrata incasinata, ma quello sono io, sicuramente insieme agli odori, il traffico, l’inquinamento acustico e il misterioso fumo che esce dai tombini. Adoro la cheesecake.

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