Nel giardino di Monet

È così che chiamano il giardino naturale ritrovato nella cittadina di Seki, in Giappone. I suoi colori e la varietà di sfumature cromatiche delle ninfee e dei ‘pesci volanti’ (carpa koi) lo rendono talmente nitido, quasi irreale, da far pensare che sia uscito fuori da una tela del padre dell’Impressionismo.

Monet è stato uno dei primi a slegarsi dalla concezione accademica della pittura e di fare arte in generale. Di indole ribelle ha sempre voluto uscire e vedere il mondo dall’esterno, per come si presenta realmente all’occhio umano, anche per questo non riusciva mai a stare nel suo studio per un pomeriggio intero. Aveva bisogno di stare a contatto con ciò che sarebbe poi diventato il soggetto del suo lavoro artistico, della sua introspezione personale per trovare una chiave di lettura, compatibile con le sue corde e la sua persona, che gli permettesse di interpretare il mondo.

A questo proposito si parla di Impressionismo, come volontà artistica nel cogliere quell’impressione che nasce in noi ogni volta che ci apriamo alla realtà circostante e ci predisponiamo con pazienza ad ascoltare quella voce silenziosa e sensibile che si nasconde dietro l’apparenza di tutto ciò che ci circonda e che vive nel mondo esattamente come noi.

La GAM (Galleria di Arte Moderna) di Torino, ancora fino al 31 gennaio, ha riservato uno spazio nella galleria dedicato ad alcune opere di Monet prestate dal museo d’Orsay. Tra i suoi lavori si possono ammirare due tele, su trenta realizzate, che ritraggono la facciata della Cattedrale di Rouen a diverse ore del giorno. Questo suo progetto è uno dei più esemplari in termini di studio cromatico e di luce a cui Monet dedica gran parte della sua vita. Voleva osservare come il passare del tempo si imprimesse nei profili delle cose, delle loro identità e l’effetto che produceva.

                                              rouen-monet

Claude Oscar Monet è sempre stato un instancabile osservatore, capace di guardare al di là delle cose e per questo molto sensibile. Perché anche la realtà che abitiamo ha una vita propria e tutto quello che accade in qualche modo ci tocca e ci cambia, anche minimamente. Probabilmente è anche per questa ragione che Monet passava tanto tempo ad osservare ciò che avrebbe dipinto, prima ancora di cominciare a disegnarne i profili. Magari quei suoi lunghi silenzi passati fuori, steso sul prato ad osservare la regata di Argenteuil, non erano poi così tanto silenziosi.

Regata ad Argentueil, Monet

Mi piace pensare a Monet come un pittore, ma prima di tutto come una persona sensibile a cui interessa in un certo senso dialogare con la dimensione esterna, sia dalla sua casa che dalla sua persona.

A volte il proprio io ci ingabbia e ci tiene stretti in maniera tanto forte che non ci rendiamo conto di aver passato anni e anni credendo di non aver fatto nulla, imprigionati da una totale e insopprimibile apatia.

Ma una via d’uscita c’è, c’è sempre. Si dovrebbe essere più capaci di aprire gli occhi, di non ricollegare tutto e tutti alla propria dimensione. La gente passa ore intere del suo tempo a psicanalizzarsi, a cercare di capire ogni singolo comportamento e a voler dargli un significato a tutti i costi, anche quando basterebbe semplicemente lasciarsi andare.

Opporsi al naturale scorrere degli eventi non ci porta da nessuna parte, anzi al massimo ci inchioda in un punto in cui abbiamo sempre presente quanto siamo rimasti indietro rispetto agli altri, rispetto alla vita. In questo momento, quando abbiamo chiara di fronte a noi la situazione, dovremmo decidere di darci una svegliata e di tornare ad essere parte integrante di quel mondo che indipendentemente da noi continuerà ad andare sempre in avanti, senza mai guardarsi indietro.

Sicuramente un Monet, una volta aperti gli occhi, avrebbe deciso di spezzare quel senso di immobilità e inesattezza facendosi una passeggiata. Magari mettendo in tasca qualche colore e un pennello.. non si sa mai, tante volte dovesse sopraggiungere l’ispirazione.

Così anche io ho deciso di farmi un giro, di vedere il Monet dei musei e della tradizione dei manuali d’arte. Poi però mi sono resa conto che Monet è presente in ogni paesaggio della vita di tutti i giorni e quindi ho deciso di fare come avrebbe fatto lui, osservare le cose all’aria aperta, così ci guadagno sia di polmoni che di libertà.

il giardino delle naiadi, Monet

Monet, “Il giardino delle Naiadi”.

 

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