Nazionalismo à la Le Pen: una soluzione valida?

E’ tornato in questi giorni sotto i riflettori il Front National di Marine Le Pen, forte del successo conseguito nel primo turno delle elezioni regionali francesi. Il risultato del 6 Dicembre ha visto infatti in vantaggio il partito in ben 6 delle 13 regioni al voto. Per il verdetto definitivo sarà necessario aspettare questa Domenica ma, per quanto i sondaggi (piuttosto incerti) sembrino prospettare una vittoria meno spettacolare di quanto si credesse in prima battuta, l’Europa intera deve guardare in faccia la realtà: il partito della Le Pen, e il suo euroscetticismo, è una forza che sta acquistando ulteriore peso in un Paese fondamentale dell’Unione.
Qualcuno ha provato a trovare in questo successo una sorta di risposta agli attacchi terroristici che hanno colpito la Francia in questo ultimo anno. Il Front National infatti è conosciuto per la sua opinione decisamente ostile al multiculturalismo e all’immigrazione, oltre che per il suo grido di allarme contro una presunta islamizzazione dell’Europa. Tuttavia, molti analisti hanno suggerito che il merito di questo exploit non possa essere attribuito esclusivamente all’ondata emotiva che ha seguito gli attentati di Parigi del 13 Novembre, come si può dedurre anche dal fatto che già prima dei tragici fatti di quest’anno il FN aveva iniziato ad ottenere maggiori consensi. Sembra quindi che le idee lepeniste siano condivise da una parte rilevante dei francesi.
Ma quindi, aldilà delle posizioni anti-immigrazione ed euroscettiche cosa contiene il programma del Front National?
Per farmi un’idea il più possibile obiettiva, ho dato un’occhiata a quello che viene definito “progetto”, consultabile sul sito ufficiale del partito. Si tratta di un programma articolato in vari punti, tra i quali, oltre a quelli noti, spiccano i temi della difesa nazionale, della preservazione della cultura francese e del rafforzamento dello Stato.E proprio questi punti,tra gli altri, sono quelli che più mi hanno colpito e fornito spunti di riflessione.

In tutta onestà, a tratti mi è sembrato di leggere il manifesto di un qualche gruppo nazionalista dell’800: vengono fatti continui riferimenti alla necessità di difendere il proprio territorio e i propri interessi nel mondo, alla singolarità della Francia e, ancora, la concezione della propria nazione in competizione con le altre, competizione nella quale essa deve vincere, o quanto meno essere all’altezza. Sembra quasi di leggere una nostalgica rievocazione di un passato di “Grandeur” francese, alla quale il Front National vorrebbe forse ritornare.
Si propone un ideale in qualche modo romantico del quale posso, in un certo senso, comprendere il fascino, soprattutto quando il partito di Le Pen dichiara che questo auspicato ripristino della grandezza francese sarebbe anche un mezzo per garantire l’equilibrio e la pace nel mondo (non è una mia esagerazione, si legge chiaramente nel programma).

Tornare grandi nel mondo, per poter dare con autorevolezza il proprio contributo, insomma. Ma il rischio che tale contributo si trasformi in imposizione della propria volontà è forte, come la Storia ha dimostrato.

Per concludere, mi chiedo se la costruzione di forti Stati nazionali in competizione tra loro possa essere ancora considerata una valida soluzione in un mondo che, volenti o nolenti, è sempre più interconnesso.

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *