Hayez e la purezza di un bacio

Hayez-autoritratto-aware

Dal 7 novembre al 21 febbraio alla Galleria d’Italia in Piazza Scala, si tiene una mostra di Hayez, autore del bacio più conosciuto al mondo.

Di origini italofrancesi, Francesco Hayez è probabilmente il padre del romanticismo su tela, vale a dire attraverso i dipinti, che viene confermato con la sua opera più celebre: “Il Bacio” del 1859. Questo dipinto viene indicato come il manifesto del romanticismo, movimento nato in Germania nel XVIII secolo per poi espandersi in tutta Europa.

Come suggerisce il nome, il romanticismo è indicato come una ricerca della chiave di decodifica dei sentimenti umani. D’altra parte è sbagliato pensare che questo termine abbia a che vedere solo con l’amore. In realtà ciò che i romantici all’epoca volevano esprimere, era quel rapporto di empatia tra due individui, quella capacità di sentirsi parte di una stessa persona, di un tutt’uno anche con la natura circostante. Come due parti della stessa cosa: una concava e l’altra convessa che insieme combaciano perfettamente, creando l’intero.

Ciò che sto dicendo è facilmente visibile proprio nel dipinto sopracitato in cui si vedono due giovani amanti, racchiusi nella purezza di un bacio. Il giovane deve andarsene ma non riesce a staccarsi dallo stringere la sua amata perciò la tiene stretta per le labbra, aggrappandosi alle sue guance e cercando d’impedire così al tempo di intromettersi prepotentemente.

Ho sempre associato al bacio dei due protagonisti della tela, la funzione della macchina fotografica: di congelare un istante, di fermare il tempo per la durata di uno scatto. E credo sia anche per questo motivo che Hayez abbia deciso di fare dell’opera tre rivisitazioni, per far durare più a lungo quel momento che da lì a poco sarebbe stato strappato dalla necessità del tempo, che ci costringe tutti a vivere la nostra vita, a riprendere in mano la routine.

Ma il tempo a volte è un bastardo che non ne vuole sapere di aspettare e così nello sfondo del quadro si vede un’ombra che spezza l’intimità creata dalla coppia al centro, come ad indicare che ormai per il giovane è tempo di andare.

Da qui si apre il conflitto tra moralità e sentimento. La prima è presentata da Hayez nel piede del giovane fermo sullo scalino ma in procinto di andare, il secondo invece dalla stretta delle mani di lui che incorniciano il volto di lei, come a volerne conservare la forma.

00 hayez - autoritratto

Ovviamente nella Galleria sono esposte anche altre opere, per esempio vi sono molti autoritratti a diverse età dell’artista. Questo mi ha portato a pensare all’attività del pittore come una sorta di documentario, come se lo stesso Hayez volesse in qualche modo ingannare il tempo e imprigionarlo nelle trame della tela con il colore e il suo fissaggio.

Perché poi alla fine si riduce tutto al rapporto che ognuno ha con il tempo.

Sono dell’idea che ogni individuo sulla terra abbassa la testa quando si parla del suo flusso. Il più delle volte nessuno nemmeno sa definire bene cosa sia.

Per quanto mi riguarda credo che lo strumento più capace di misurarlo siano i ricordi, le memorie che chiunque si porta dentro della realtà che sta vivendo. Come una sorta di lente d’ingrandimento che riporta in superficie i dettagli più piacevoli e nascosti di un’intera esistenza.

Poi ci sono quelli che hanno la capacità di trasformare questi particolari in forma visiva, come il buon vecchio Hayez, che è riuscito a tramandare il patrimonio della sua vita attraverso forme d’arte libere di essere guardate da tutti.

Perciò consiglio vivamente di andare a vedere questa mostra, che dà molti spunti di riflessione e poi con un solo biglietto è possibile vedere anche qualche opera di Canova e di Boccioni e inoltre si ha anche accesso ad una piccola parte di arte contemporanea.

L’invito è rivolto a tutti, soprattutto agli amanti dell’arte che sicuramente non devono lasciarsi scappare un’occasione del genere.

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *