Milano (da chi ci è venuto a vivere)

Milano-Aware

Ho deciso di scrivere questo articolo per raccogliere la sfida di una persona che stimo la quale mi ha detto: “perché non provi a descrivere la città in cui vivi con i toni che usi per quelle che visiti?”

In effetti l’ho trovata un’idea molto interessante per questo a breve uscirà su mia richiesta anche un articolo in contrapposizione al mio riguardo Milano ma questa volta dal punto di vista di chi ci è nato.

Ci tengo a sottolineare che è proprio in quell’articolo che ripongo le mie speranze di trovare un senso a questo esperimento perché purtroppo, me ne rendo conto, il mio articolo fa schifo. Fa schifo perché quando mi ci sono approcciato stilando una lista delle cose che mi piacciono e le cose che non mi piacciono di Milano sono incappato in una pagina semi-bianca da una parte e un papiro lungo chilometri dall’altra. Non è una partita equilibrata, anzi paragonare quello che mi piace a quello che non mi piace di questa città non è neanche lo stesso sport. Come è possibile? Nessuno mi obbliga a viverci, quindi che diritto ho di fare polemica? Nessuno.

Quindi sperando di non inimicarmi tutti i milanesi che amano la loro città, sto solo rispondendo sinceramente alla domanda su come è vivere a Milano da fuori sede, dal punto di vista di un disadattato che non sa bene dove vivrebbe serenamente. Immagino che ci siano molte persone a cui piaccia vivere a Milano e ne riconoscano il valore, infatti spero che qualcuno scriva al più presto un commento o articolo di risposta che mi faccia cambiare idea, ma evidentemente se scrivo questo articolo confido nel fatto che ci sia qualcuno messo come me.

(in ogni caso parlo della vita da studente che ha comunque certi limiti di per sé al di là della città in cui si vive).

Dunque a parte le contingenze da grande città e forse il fatto di non essere abituato né ai ritmi né alle distanze faccio ancora fatica a capire come facciano qui le persone a non stressarsi perdendo le giornate negli spostamenti per fare qualsiasi cosa. Rimpiango molto i calcetti organizzati all’ultimo secondo, dove la mezz’ora prima dell’inizio è ancora buona per essere chiamati e poi via in dieci minuti al campo. Qui se voglio giocare a calcetto mi devo organizzare una settimana prima e muovermi alle 6 se voglio giocare a alle otto e sapere che non sarò a casa prima delle dieci. Ma è una grande città dopo tutto cosa ci si può aspettare… il punto è che a volte ho la sensazione di vivere in una città di 1 milione di abitanti attrezzata per soli 500mila.

 

Prima di venire a Milano avevo letto un articolo in cui si diceva come la città assomigliasse ad almeno 20 capitali in tutto il mondo, in un angolo Londra in un Buenos Aires, in un altro Amsterdam… già è proprio vero il problema è che dura il tempo di un attimo. È una caratteristica che la rende a suo modo unica. Davvero pittoresco eppure a volte per colpa di questa cosa viene a mancare la magia… si nei momenti peggiori dico anche che Milano sia una città senza magia, si fa sempre di tutto per trovarla dovunque, ma i navigli durano lo spazio di uno scorcio dal ponticello della Darsena, ma poi… un niente come la serata delle lanterne.

Esilarante il traffico che c’era: pedoni, motorini, macchine in coda, 3 autobus e 2 tram nelle direzioni opposte fermi allo stesso incrocio (piazzale Cantore) dove 4 vigili alzavano le braccia come a dire: “e adesso?”

Tutto perché io, ed evidentemente molti altri, le lanterne le volevamo vedere, a chi sembra strano che una cosa del genere possa interessare, si chieda come mai ottantamila persone (adesioni all’evento di facebook) erano almeno per la metà proprio lì. Questo dovrebbe far riflettere su quanto in verità non ci sia poi così tanto di interessante da fare se così tante persone me compreso si trovavano ammassate ai navigli ad aspettare per vedere delle lanterne. Perché dico che non c’è magia? Spero che ci sia qualcuno come me capisca come ci si sente quando alla fine ogni santa volta le lanterne non si vedono mai.

Milano è così: 10€ per un “aperitivo” dove sei seduto in strada in braccio a quello del tavolo vicino e per evitare di alzarti 200 volte ti ritrovi a riempire un piattino di plastica formato palmo della mano fino a che la montagnetta di cibo secco non ti impedisce la vista… evidentemente a molti piace.

La decadenza, parco Sempione, puoi resistere dai 20 ai 30 secondi prima che arrivi un marocchino a chiederti se vuoi una rosa per poi ritornare ad intervalli regolari ogni 5 minuti fin che non te ne vai, e, se non per correre, non ci torni più.

 

Di bello ci sono cose che puoi prendere un po’ alla volta perché tornano per pochi giorni ogni anno ciclicamente come il Salone del mobile, prima del quale al “fuori salone” si gira liberamente per locali. C’è fermento in questi casi, in genere è sempre quasi tutto da scoprire, ma qui per una volta da parco Sempione a via Meravigli era tutto accessibile per i passanti. Esatto perché Milano va scoperta, bisogna farsi guidare da chi la conosce altrimenti rischi di passare diritto perdendoti magari un giardino maestoso nascosto in un palazzo d’epoca che neanche avresti notato.

Appena arrivato qui la prima cosa che ho notato come sempre e come in tutte le grandi città sono le persone, così vecchie, goffe e brutte fianco a fianco a modelli e modelle dai tratti nordici che sono una costante delle vie di questa città.

Purtroppo un’altra costante sono i disperati, si vedono veramente ad ogni passo, se Parigi aveva il problema dei “clochard” neanche qui si scherza…a volte mi chiedo come faccia una città a ridurti in questo stato.

In effetti non ho un dubbio è una città che rende matti, ci sono più matti per strada in corso Genova che in un ospedale psichiatrico (chi ci abita sa di cosa sto parlando), quindi visto che ci tengo alla mia salute mentale, sicuro non verrò mai a vivere a Milano per la vita.

 

Tasto dolente: il parcheggio. A Milano i parcheggi sono occupati.

Pensare che per la disperazione una volta ho lasciato la macchina davanti a casa per correre a lezione, poi però tornato a casa la macchina non c’era più. Devo ammettere che per un attimo ho pensato a cosa ci facesse un cartello “passo carrabile” davanti a un ingresso per soli pedoni, però ci sta sono io il solito coglione, ci mancherebbe. Mi merito multa, rimozione e tutto il resto così la prossima volta ci penserò su due volte prima di usare la macchina in questa città e magari se proprio dovrò farlo mi ricorderò di fare avanti-indietro per via Solari (unico posto con i parcheggi liberi più o meno in zona) fin che qualcuno lasci una spazio vuoto… eh no troppo facile. Già io questo articolo non volevo scriverlo perché che senso ha lamentarsi in questo modo, però quando scendi per staccare finalmente giusto per una sera dallo studio e ti dirigi verso il lontano e miracoloso parcheggio e non trovi più la macchina neanche lì ti chiedi cosa hai fatto di male. Passi che salterà la serata e il resto, ma visto che in quel posto ci parcheggio da ben 2 anni mi chiedo come mai possano averla rimossa. L’avranno rubata… e qui l’errore madornale di chiamare i miei genitori, è subito panico. Viene fuori poi che in effetti è stata rimossa perché i magazzini di Fendi per la settimana della moda maschile (che città di scoppiati) aveva bisogno del pratino verde a lato del suo marciapiede: un giorno di preavviso e fuori dai coglioni.

Bene non dico che non sia colpa mia che dovevo controllare tutti i giorni se per caso il mio unico parcheggio libero smettesse di essere tale per 2 giorni per qualche assurdo motivo, però se è questo che mi chiede Milano, di controllare ogni 12 ore che la mia macchina sia ancora dove l’ho lasciata oppure di non portarla direttamente affidandomi a suoi (efficientissimi) mezzi, mi sento di dire che proprio ci vivo male.

 

Quindi in conclusione direi che a Milano io ci vivo per necessità più che per scelta, se non fosse per la mia università (che adoro) non avrei nessun motivo al mondo per sopportarla quotidianamente.

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1 Commento

  • Edo scrive:

    Ho sempre sentito parlare male della qualità della vita di Milano, ma io ho sempre desiderato provare a viverci, e forse un giorno chissà. Vivo in una provincia a 60 Km da MI, quando posso vengo in visita nel capoluogo e ne rimango sempre affascinato! Può darsi che una piccola città come la mia offra molte più comodità, sia più rilassata, con paesaggi variegati e meno urbanizzata, ma vi assicuro che non succede mai niente di interessante-stimolante (a parte il tradizionale concerto di Gigi Dag) e mai nessuna occasione che solo una città europea come MI può offrire. Ogni città ha i suoi difetti, anche Copenaghen ne avrà 🙂

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