Mad Max: Fury Road – La Rinascita dell’Action Movie

Avete presente quando arrivate al fine settimana esausti, quando vi sentite la testa completamente piena, il corpo stanco e la incontrollabile voglia di spaccare la faccia al vostro capo/insegnante/superiore qualsiasi ?

Avete presente quelle volte in cui l’unica cosa che potrebbe tirarvi su il morale è una bella scarica d’adrenalina condita con botte da orbi e armi di grosso calibro?

E non intendo roba alla Transformers con montaggi super veloci dove ogni due o tre frame c’è un cambio di inquadratura che da solo l’illusione di azione ma che non fa capire nulla allo spettatore, esplosioni totalmente inutili e fini a se stesse, storie che cercano sempre un risvolto semi filosofico da quattro soldi, personaggi maschili con il sex appeal di una patata al forno e personaggi femminili che non sono altro che la versione cinematografica delle veline.

Io sto parlando di film del calibro di El Mariachi (1991) e Desperado (1995) di Rodriguez, Terminator (1984) e Terminator 2 (1991) di Cameron, o di Kill Bill vol. 1 e vol. 2 (2003 e 2004) di Tarantino. Io sto parlando di film che ti fanno tendere i muscoli per 120 minuti, film che ti fanno aprire la bocca e trattenere il fiato, film che sono intrattenimento al 110%.

 

Io sto parlando di Mad Max.

 

Mad Max: Fury Road, l’ultimo film di una serie nata nel 1979 dalla mente di George Miller, è un mix geniale di energia, scelte visive sorprendenti e una ambientazione epica e  inpregnata di riferimenti sociali molto interessanti. In queste due ore di inseguimento folle Max, Furiosa e le concubine del capo della guerra Immortal Joe devono fuggire da quest’ultimo che schiererà un esercito di fanatici del motore pronti a tutto per compiacere il loro leader.

Ogni scena trasuda epicità e dinamismo grazie a un sapiente gioco registico di Miller. Ponendo quasi sempre al centro dell’inquadratura il soggetto principale della scena il regista si può permettere di velocizzare il montaggio a livelli da cardiopalma senza minare la comprensione dello spettatore. Semplice, facile e bellissimo.

Un’altra elemento che arricchisce molto il film è la serie di trovate visive davvero originali e interessanti. Dalle acrobazie passando per il design delle auto fino ad arrivare ad alcune comparse in alcune parti del film nulla sa di già visto e il mondo immaginato da Miller si arricchisce sempre di più. A questo punto diventa necessario menzionare il chitarrista incatenato che spara fuoco mentre suona. Solo una iniezione di adrenalina alla Pulp Fiction potrebbe dare un risultato migliore.

Ma la cosa che, sinceramente, di più mi ha colpito di tutta la pellicola per profondità e per i risvolti sociali è l’ambientazione. L’universo di Miller mostra molto del nostro mondo partendo dal fanatismo religioso per i motori, passando attraverso lo sfruttamento delle masse che sono ridotte alla sete arrivando al messaggio pseudo-femminista di fondo. Infatti pur chiamandosi Mad Max il centro dell’azione è sempre Furiosa che dimostra oltre a una bellezza dura e scontrosa abilità e giudizio superiori a tutti. Anche il MacGuffin del film si sposa a questa visione dato che l’intera storia parte dalla voglia di libertà delle concubine.

 

Certo il film non è esente da qualche difetto. I dialoghi quasi assenti e le lunghe sessioni adrenaliniche, per quanto spettacolari, verso la fine del film cominciano ad annoiare lasciando un retrogusto da (quasi) finale mancato, inoltre il fatto che il buon vecchio Max non sia il vero e proprio protagonista di questo capitolo potrebbe far arrabbiare qualche vecchio fan della serie.
Se avete avuto una settimana difficile, qualche amico da invitare, delle birre in fresco e la voglia di svagarsi con un film più “easy” senza cadere nel putridume dei blockbusters con la biondona e la montagna di muscoli di turno Mad Max: Fury Road è il film per voi.

 

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