Lolita, secondo Kubrick

lolita-kubrick-aware

Sarà pure un paradosso, ma Lolita non è più una ragazzina. Compie 60 anni.

Noi di Aware la celebriamo così.

Qui sotto, la recensione del film. Qui, la recensione del libro ad opera di Giulia Guerra.

 

Regia: Stanley Kubrick
Anno: 1962
Paesi di produzione: Gran Bretagna, Usa
Cast: James Mason, Sue Lyon, Peter Seller, Shelley Winters

Lolita. Un classico della letteratura. Un classico del cinema.

Ad inventarne la storia fu Nabokov. Lo stesso che ne scrisse la sceneggiatura per il film: si disse che lo scrittore russo presentò una prima stesura di più di 400 pagine. Gli fu intimato di ridurre drasticamente il tutto  e, dopo vari tentativi, la sceneggiatura definitiva fu consegnata a colui che ne avrebbe reso la magnifica trasposizione sul grande schermo: Stanley Kubrick, uno dei migliori – o forse il migliore- cineasta di tutti i tempi. Ma, alla fine, Kubrick rimaneggiò il lavoro di Nabokov a proprio piacimento, come era solito fare più o meno con qualsiasi cosa gli passasse tra le mani. Nabokov in seguito affermò che della sua sceneggiatura apparì ben poco, ma il risultato finale l’aveva talmente entusiasmato che non serbò rancori.

Se già state pensando ai -successivi- film di Kubrick, quali “2001: Odissea nello spazio”, “Barry Lyndon” o “Full Metal Jacket”, vi prego di non farvi influenzare da un certo suo marchio stilistico (spesso camaleontico), che pur lo caratterizza, ma che si è formato in maniera completa solo dopo “Lolita”. Innanzitutto, perché il film in questione risale al 1962 e non è a colori. Si tratta, qui, di un Kubrick che è ancora abbastanza restìo a sperimentare (cosa che poi fece per tutti gli altri suoi film, compresi “Arancia meccanica”, “Shining” ed “Eyes wide shut”), e che è invece legato al cinema classico Hollywoodiano che aveva prevalso nei decenni precedenti.

La trama la sappiamo: un professore europeo di nome Humbert Humbert si reca negli Stati Uniti per lavoro e trova ospitalità nella casa di una vedova strampalata e bisognosa d’amore, la quale s’invaghisce perdutamente di lui. Il professore, però, s’innamora a sua volta della figlia della donna, la rampante ed enigmatica Lolita, che però ha solo 12 anni. In un’escalation di follia ed illusione, il professore finisce per sposare la vedova e, allo stesso tempo, intraprendere una relazione con la sempre più affascinante Lolita. Le cose, poi, precipitano e la vedova finisce per morire investita da un’auto. Ma a nessuno sembra importare, tanto meno al professore che, come ipnotizzato da un malefico incantesimo, desidera solo la sua amata ragazzina. I sospetti ed i pettegolezzi della gente, però, iniziano ad infittirsi, senza lasciare scampo alla –scandalosa– neo coppia. Una serie di scene in climax aumentano la tensione generale, fino a che la stessa Lolita scoprirà le carte in tavola, a distanza di anni, rivelandosi una degli artefici di una vera e propria messa in scena, in cui il professore, illuso fino alla fine, aveva funto da mera pedina.

Il film risulta, in finale, un vero e proprio “gioco degli scacchi” (di cui, tra l’altro, sia Nabokov che Kubrick erano grandi appassionati). Il protagonista anela a ricalcare la figura del Re, il pezzo più importante di tutti, colui che siede proprio accanto alla magnifica Regina, che risulta fin troppo chiaramente essere Lolita. Ma il Re può essere spodestato, con della buona tecnica, e finire presto in “scacco matto”. Nel gioco degli scacchi, un ruolo di grande efficacia è ricoperto dall’Alfiere, colui che si può muovere in diagonale, acquisendo spesso una fondamentale ubiquità, decisiva per ribaltare le sorti di un’intera partita: nel film, questo ruolo è affidato al commediografo Clare Quilty, scaltro e manipolatore, il cui eclettico ed eccentrico modo di vivere fa da sfondo alle vicende, tenendone, in definitiva, le redini.

Il film è affidato in gran parte alle interpretazioni degli attori, soprattutto per quanto riguarda l’allora quattordicenne Sue Lyon. Kubrick, al tempo, ne rimase immediatamente folgorato e la scelse subito per il ruolo di Lolita: una biondina dallo sguardo furbo, quasi spregiudicato, ma al tempo stesso dolce ed accigliato. Perfetta per il personaggio, che fin da subito impone un proprio controllo -di gran lunga più mentale che fisico- su chi gli sta attorno (in primis la madre, poi il professore, e in generale qualsiasi persona con cui viene a contatto).

La possessività delirante, quasi puerile (come se fosse lui il bambino, e non la dodicenne Lolita) del professor Humbert Humbert è interpretata magistralmente da James Mason, che, proprio come da copione, ebbe non pochi problemi per la sua scarsa intesa con Shelley Winters (Nel film, Charlotte Haze, madre di Lolita), la quale, a quanto riporta Wikipedia, arrivava in ritardo sul set per fare shopping a Londra in compagnia di Elizabeth Taylor, creando disordine e malcontento tra troupe ed attori.

A mio avviso, però, la migliore interpretazione è quella di Peter Sellers come Clare Quilty: molte sue scene (tra cui quella finale, che, tramite un innovativo “flashforward” viene inserita da Kubrick all’inizio del film) furono affidate alla sua capacità di improvvisare. Fu l’unico a cui Kubrick concesse questo “privilegio”. La natura bizzarra e trasformista del suo personaggio, gli permisero di giocare con gli accenti, le intonazioni, i gesti, aiutandolo in un’interpretazione davvero degna di nota.

Lolita, un film senza tempo, che riprende con eleganza quella ambiguità esistenziale e quella suspense molto care ad Hitchcock, ma guidate da un occhio visionario qual era quello di Kubrick. I personaggi che si bisbigliano all’orecchio (e non si fanno sentire dallo spettatore), quei momenti in cui chi parla dà le spalle al pubblico, la scrittura di una lettera vista solo dai tasti che battono (senza che si mostri chi la scrive, o chi è destinato a riceverla), tutto rimanda a quell’arte, anch’essa senza tempo, di insinuare il dubbio e di coltivarlo per sempre, anche quando esso, in superficie, sembra essere stato risolto.

2 Commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *