Le mafie hanno paura delle donne

We can do it-aware

Cosa succede quando la società fa progresso ma qualcuno vuole restare indietro?
Cosa succede quando una società parallela vuole imporsi su quella più avanzata perchè si sente minacciata nella sua esistenza?
Abbiamo a che fare in questi giorni con il caso delle ragazze dello Sporting Club di Locri, piccolo paese in provincia di Reggio Calabria, che ha echeggiato su tutti i quotidiani e telegiornali per la sua apparente stranezza e assurdità.
Cosa può esserci di male in un gruppo di ragazze che giocano in serie A a calcio? Che il calcio è roba da uomini e le donne non ne sono capaci, o non devono esserlo…
L’emancipazione femminile e l’ascesa dopo un lungo periodo di sottomissione e svilimento fanno paura agli occhi degli uomini deboli, perchè li sotterrerebbe. E’ un’insicurezza che non può essere messa in luce così facilmente da 5 femminucce che con i parastinchi finiscono a vincere delle partite di calcio.
Tutto ciò ovviamente non è frutto di tutte le menti maschili, ma bensì frutto di chi ancora non accetta una società nuova, un mondo cambiato, evoluto, ma che in esso si è solo infiltrato per guadagnare e per trarne profitto, economico o meno.
La criminalità organizzata non è più la stessa dei latifondisti, è la criminalità dei grandi affari, del mondo moderno, dei grandi investimenti, non solo della banche, ma anche delle grandi imprese, della sanità, delle infiltrazioni nelle amministrazioni pubbliche.
E’ ovunque ci sia da trarne guadagno. E’ nelle slot machine, nella gestione dell’immigrazione, è nelle piaghe e nel tallone d’Achille della società, ma è anche nella bellezza di una nazione, nascosta.
La grande ricchezza economica e il potere non fa di questi delle persone ricche d’animo né delle “persone moderne”, perchè essere davvero moderni non sta solo nel portafogli o in un incarico.

Una squadra di calcetto femminile che porta il simbolo della propria regione con sè in ogni partita, di una cittadina da cui mai si sarebbe aspettato un tale successo sportivo, dovrebbe essere un onore per tutti, ma non è proprio così.
Cosa vede la ‘ndrangheta in tutto ciò?
Prima di tutto si parla di povertà culturale, talmente misera da non concepire la figura della donna come qualcuno alla pari di un uomo e con le stesse facoltà. In secondo luogo, partendo proprio dal presupposto che siano rimasti in una società sessista e maschilista su cui si fondano anche le regole di affiliazione, cosa succederebbe se questo fosse e diventasse un precedente di riscatto per tutti?

Da sempre le donne hanno dimostrato nella storia del pentitismo e della collaborazione con la giustizia un esempio importante per le indagini e per la ribellione alla malavita. Sono spesso le moglie, le madri, le sorelle, sono spesso donne coloro che decidono di rivoluzionare la propria vita per se stesse o per i propri cari volendosi allontanare da certi ambienti e volendo distruggerli, estirparli, portarli alla fine.
Basti pensare a Felicia Bartolotta, moglie di Luigi Impastato e madre di Giuseppe Impastato, figlio che perderà ucciso da Cosa Nostra per il suo attivismo e per le sue numerose denunce contro la mafia.
L’intera famiglia Impastato apparteneva a quel mondo, ma Felicia con la morte del figlio decide di non poter più stare in silenzio, straziata da quel dolore di madre, comincia a combattere perchè vengano puniti i responsabili dell’assassinio del figlio, che verrà spacciato come suicidio. Uno strano suicidio, quello di una persona che si picchia da sola a morte, si lega le mani dietro la schiena, si cosparge di tritolo e si fa saltare sotto un treno…
Giuseppe Impastato

Impossibile poi non citare Lea Garofalo, più recente ribelle contro la ‘ndrangheta, i cui funerali sono stati svolti a Milano il 19 ottobre 2013,in piazza Beccaria. Erano presenti migliaia di persone, fra le quali i rappresentanti dell’associazione Libera, Don Luigi Ciotti e il sindaco Pisapia.
Calabrese di origine, diventa compagna di Carlo Cosco che sarà poi il suo assassinio.
Stufa di tutto lo sporco che sua figlia ha davanti agli occhi tutti i giorni, stufa della sua sottomissione e di una vita che non le appartiene, decide di scappare con Denise e diventare testimone di giustizia. Per questo sarà uccisa dal suo ex compagno, ferito nell’orgoglio per essere stato lasciato da una donna, in primis, quella “cagna”, offeso per l’irrispettosa persona che ha denigrato la sua figura andandosene e accusando lui e quel mondo ingiusto che lui rappresentava.
Cosco riesce ad uccidere Lea e a bruciarne i resti, per tre giorni di fila, per non far rimanere nemmeno più una traccia della donna. Denise Cosco è ora una testimone di giustizia sotto copertura, ha deciso di seguire le orme della madre. Altra donna valorosa…
lea garofalo

Anche Gisela Mota, neo sindaco di Temixco lottava contro la criminalità ed è stata interrotta a meno di 24 ore dal mettere in concreto il suo piano governativo contro i narcos messicani. Un’altra coraggiosa dispersa che ormai è un simbolo di coraggio contemporaneo. “Ni un dìa, Gisela”

Le donne fanno paura, perchè se tutte cominciassero ad acquisire più sicurezza, se tutte diventassero più coscienti delle proprie capacità, se tutte decidessero di far valere quei diritti di cui godono in questa società, se capissero che sono forti, che sono capaci di cavarsela da sole, che nulla può fermarle, nemmeno uno sport “da maschi” e nemmeno le accuse di persone ottuse, come potrebbe prendere questa novità la mafia?
Dove non c’è da costruire palazzi, dove non bastano gli affari, dove le minacce non riescono a bloccare uno slancio interiore così potente, la mafia non arriva e ha paura.
La vera rivoluzione è nella mente e nel cuore. Il vero progresso non è nel cemento, ma nella cultura ed è qui che inciampano.
Le ragazze di Locri sono una dimostrazione troppo forte di potere femminile e le donne forti a loro proprio non piacciono.
Quando si dice che le donne sono pericolose…
Queste sono solo pochi esempi di valorose ribelli, ma la lista è ben più lunga e vorrei che si allungasse di nomi, vorrei che si allungasse anche la lista di persone che darebbero loro l’appoggio e la forza per combattere.

We can do it!

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