Le case popolari da spiegare a un bambino

Questo è uno di quegli argomenti di cui si parla sempre a momenti alterni: sembra che serva il fatto eclatante per parlare del fatto che spesso nel nostro paese la casa non è un diritto. Campanilismi a parte la stessa situazione si ripete in svariate città d’Italia: gente che aspetta anni per un alloggio popolare e persone in stato di urgente bisogno che occupano appartamenti non destinati a loro, facendo slittare inevitabilmente la data in cui altri lo otterranno.

Questo problema dunque si configura non solo dal punto di vista legale, ma anche da quello etico. Nella mia Milano che tanto mi piace incensare (quando necessario) ci sono strade che non si percorrono volentieri, ci sono quartieri che molte volte si evitano. Io ho sempre pensato che ciò si facesse per evitare una certa pericolosità che viene abbinata, spesso a torto ma non sempre, ai quartieri di caseggiati popolari. In questa cosa io però una spiegazione l’ho trovata, e non me l’ha suggerita una citazione colta o un concetto filosofico; me l’ha suggerita un bambino, che avrà avuto una decina d’anni. Un bambino che passeggiava con la mamma vicino al Mercato di zona Giambellino, proprio nella mia città; un bambino che ha chiesto alla mamma chi abitasse in quelle case con i muri scrostati e con le finestre spesso sprangate. La mamma, imbarazzata ha risposto che in quelle case abitavano persone normali ma che non pensavano molto alla cura del palazzo.

Ecco, forse la risposta è proprio questa, ho subito pensato. Se evitiamo certe vie, o meglio se scegliamo di chiudere gli occhi di fronte a certe realtà, non è perché abbiamo paura di venire aggrediti da un fantomatico uomo nero; è solo perché siamo talmente chiusi nella convinzione di passarcela bene nella nostra città super europea che ci fa paura ammettere che anche a 200 metri da casa nostra qualcuno è obbligato a vivere in condizioni indecenti.

Io mi sono domandato se quella mamma avesse avuto fino a quel giorno uno spirito censore tale da portare in un’altra stanza il figlio quando al telegiornale il politico di turno alza la voce, tira fuori una pistola o gioisce al primo straniero morto nei nostri mari. Perché spesso ci comportiamo così: ci nascondiamo da una realtà che tornerà ad assalirci ogni santo giorno. La realtà da cui vogliamo tenere al riparo i bambini è quasi sempre quella con cui essi si dovranno presto scontrare, è la realtà che prima o poi li assalirà con tantissime domande e con nessuna risposta. È la realtà che gli farà pensare al fatto che quelle persone con la faccia cattiva che odiano in molti sono proprio uguali a quella compagna di classe con il velo, che però fino a quel momento hanno ritenuto una buona amica.

Io non so come avrei spiegato questa cosa a mio figlio, non so se quella strada l’avrei evitata. Non so neanche se occupare le case popolari sia giusto o sbagliato. So però che non possiamo chiudere gli occhi di fronte a questa cosa, semplicemente non possiamo permettercelo, anche perché abbiamo accettato onori e oneri di un welfare state, quindi che ci piaccia o no per progredire davvero dovremo offrire le stesse occasioni a tutti. Non possiamo permettere che ancora esistano persone che vedano il loro avere una casa come una condanna, oppure come essere persone che non si curano delle facciate del nostro condominio.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *