La undecima meraviglia del Real

Il Real ride, l’Atletico piange. A distanza di due anni dalla notte thrilling di Lisbona il copione si ripete. In quel di Milano il Cholo è costretto a passare un’altra serata a leccarsi le ferite e ad asciugare le lacrime dai volti dei propri giocatori, mentre il collega Zidane può celebrare il suo primo trionfo da allenatore. Zizou entra nell’olimpo del calcio conquistando la coppa più ambita da allenatore (dopo averla già alzata da giocatore sempre con la camiseta blanca) a soli sei mesi dal suo debutto sulla panchina più ambita del panorama calcistico.

Dopo 120’ di calcio tutto sommato non all’altezza di una finale di Champions League, è stata la lotteria dei rigori a decidere chi fosse degno di alzare la coppa dalle grandi orecchie. A vincere non è stata la squadra che meglio ha giocato ma quella che ai punti ha sbagliato meno.

L’Atletico ha deciso inspiegabilmente di scendere in campo solamente nel secondo tempo. Durante la prima frazione di gioco non si è vista la consueta garra che gli uomini del Cholo sono soliti mostrare. Seguendo un antico diktat italiano, ha pensato prima a non prenderle e poi a darle. Torres e Griezmann sono stati costretti per lunghi tratti della partita a predicare nel deserto della metà campo avversaria, poco supportati dal proprio centrocampo (a eccezione del solo Gabi che ha sfoderato una prestazione mostruosa per intensità e qualità). Ciò ha tolto profondità alla squadra di Simeone e ha permesso al Real di manovrare l’azione con buona fluidità e di attaccare senza grande difficoltà.

Come spesso accade in partite in cui la tensione è alle stelle e il primo pensiero è quello di sbagliare il meno possibile, a sbloccare il match è stata una palla inattiva. Quando, sulla punizione di Bale, Oblak è riuscito miracolosamente a stoppare sulla linea di porta col piede sinistro la deviazione di Casemiro, la sorte sembrava essere finalmente dalla parte dei Colchoneros. Qualche minuto più tardi invece la fortuna ha voltato le spalle all’Atletico e ha sorriso al Real. Sergio Ramos, vestiti i panni del condottiero senza macchia, ha deciso nuovamente di far piangere i cugini, anticipando Oblak e segnando l’1-0 (gol che doveva essere annullato per fuorigioco dello spagnolo).

Tutti si sarebbero aspettati una reazione violenta da parte dei guerrieri in maglia biancorossa ma ciò non è avvenuto. L’orgoglio cholista non si è acceso. L’Atletico ha accusato il colpo, si è chiuso ancora di più nella propria fase difensiva e ha rinunciato ad attaccare, preferendo entrare negli spogliatoi con un solo gol da recuperare.

Nonostante un Atletico rinunciatario, il Real di Zizou non è stato capace di chiudere la partita nel primo tempo e questa mancanza di cinismo in una finale a volte può essere fatale.

A inizio ripresa, Pepe, forse annoiato e colto da un desiderio di generosità improvvisa, ha deciso di affossare Torres in area e di regalare un rigore ai cugini. Dagli undici metri non si è però presentato il Nino (qualche pensiero forse è andato al rigore fallito contro il Bayern) bensì il compagno di reparto Griezmann, il miglior marcatore stagionale dell’Atletico. Il giovanissimo talento transalpino si è lasciato però divorare dalla voglia di segnare il gol del pareggio e ha sparato un missile terra-aria sulla traversa. Il pallone sbattendo sul legno ha infranto i sogni degli oltre 40mila supporters dell’Atleti presenti a San Siro e ha fatto tirare un bel sospiro di sollievo a tutti i madridisti.

Nonostante il pesantissimo errore dal dischetto, la squadra di Simeone ha finalmente iniziato a giocare e a creare preoccupazioni a Navas e Co., migliorando la qualità della partita. Dopo diversi tentativi andati a vuoto, Ferreira Carrasco ha raccolto in area un fantastico cross di Juanfran e finalmente è riuscito a pareggiare e a portare il match ai supplementari. L’extra time come quasi sempre accade ha regalato pochissime emozioni, mostrando due squadre stremate, e i rigori sono stati il finale più giusto per una partita caratterizzata da un grande equilibrio. I fenomeni Blancos non hanno sbagliato un colpo. Ancora una volta è stato un palo a recitare la parte del cattivo, stoppando il rigore di Juanfran, e a infrangere i sogni di rivalsa dei Colchoneros. Il penalty decisivo realizzato da CR7 si traduce nell’Undecima meraviglia del Real.

Il grande rimpianto per l’Atletico è stato quello di non avere sfruttato gli episodi a proprio favore e di non aver approfittato di un Real davvero poco galacticos e con un Cristiano Ronaldo impresentabile. Purtroppo per il Cholo la rivincita in stile Milan-Liverpool non si è realizzata e la cavalcata trionfale dell’Atletico in questa Champions League non si è conclusa con il lieto fine che tutti speravano.

Milano è stata l’altra vera vincitrice di questa finale. La città si è dimostrata all’altezza del compito di ospitare l’atto decisivo di una competizione così importante. Gli eventi organizzati in città sono stati un successo. San Siro è stato finalmente tirato a lucido. Le autorità hanno garantito sicurezza e zero disordini. Alicia Keys ha fatto ballare grandi e piccini, mentre Bocelli ha commosso tutti con la sua voce inconfondibile.

Dopo tre giorni passati in piazza Duomo e una serata nella Scala del Calcio, la Champions saluta Milano e vola a Madrid vestita di bianco.

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