La Serie A non attrae più, riparte il campionato ma gli stadi restano deserti

Stadio vuoto

Non serve attendere la pubblicazione dei numeri ufficiali per confermare il calo degli spettatori negli stadi di Serie A, evidenziato dai dati forniti dalla Lega Calcio relativi alle prime due giornate di campionato, anche in questo terzo turno di partite. Le immagini sono emblematiche, stadi sempre più silenziosi e sempre più vuoti.

La riduzione delle presenze negli stadi è un trend che va peggiorando di anno in anno, in 15 anni il numero di spettatori medi è calato di quasi tremila unità, ma è il confronto tra i numeri registrati nelle prime due giornate della scorsa stagione e i dati del campionato in corso a far riflettere. La Serie A 2015/2016 era riuscita a portare allo stadio in media 22.438 spettatori a fronte dei 21.417 delle prime due partite di questo campionato, con una differenza di più di mille persone. Le persone che hanno assistito dagli spalti ai primi 180 minuti stagionali sono stati il 5% in meno rispetto al campionato scorso e ben il 9% in meno rispetto alla stagione 2014/2015.

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Alcune eccezioni provano a smentire questi dati, Juventus – Fiorentina, all’esordio stagionale ha fatto registrare quasi un sold out, e sono stati 40.527 gli spettatori che hanno assistito a Inter – Palermo. Sono però troppo rare le occasioni in cui è possibile vedere gli stadi così pieni. La terza giornata di Serie A non ha invertito questo trend negativo, San Siro infatti, dove si è disputata Milan – Udinese era pressoché deserto, lo stesso spettacolo hanno offerto il Bentegodi di Verona e l’Olimpico di Roma.

Le cause di questa riduzione graduale, ma inesorabile, delle presenze nei nostri stadi sono diverse. Innanzitutto il fattore economico. Il calcio è ormai diventato un bene di lusso: estendendo per un attimo il discorso anche alle pay tv, è evidente come poter seguire le partite della propria squadra del cuore sia oggi molto dispendioso sia per chi si gode lo spettacolo da casa che per chi va allo stadio. Le difficoltà economiche di questi ultimi anni hanno allontanato sempre più persone dal mondo del calcio e né le società né le reti televisive hanno fatto qualcosa per tentare di cucire questo strappo. Seguire una partita dallo stadio oggi può arrivare a costare anche 100 per una famiglia, i biglietti per gli adulti costano in media 20 euro a partita e le riduzioni per i ragazzi sono quasi irrisorie. Il costo medio di un biglietto è aumentato di 2€ in 5 anni e di pari passo è cresciuto anche il numero dei biglietti rimasti invenduti arrivato fino al 49% delle prime due giornate di questo campionato. Anche gli abbonamenti, seppur convenienti, hanno prezzi decisamente alti e in aumento da qualche anno a questa parte.

Non hanno aiutato l’inversione del calo degli spettatori gli orari, spesso improponibili, a cui si disputano le partite. Gli interessi delle Tv private sono diventati ormai l’unico criterio con cui la Lega Serie A assegna anticipi/posticipi e gli orari dei fischi d’inizio, con la conseguenza di assistere al cosiddetto calcio-spezzatino: giornate di Serie A suddivise in quattro o cinque momenti. A subire le conseguenze delle discutibili scelte della Lega in materia di orari sono sia i giocatori che gli spettatori, come è accaduto ieri, quando le gare si sono disputate in una caldissima domenica di inizio settembre in cui le temperature si sono avvicinate ai 30 gradi. Le alte temperature sono infatti deleterie sia per il bel gioco che per l’affluenza sugli spalti, dal momento che se in campo il caldo frena i giocatori, allungandone i tempi di recupero tra un’azione e l’altra, sugli spalti il sole e il caldo torrido sono spesso fastidiosi, talvolta anche pericolosi, per gli spettatori.

Lo Stadio Olimpico di Roma in occasione di una partita della Serie A 2015/2016

È da intendersi in questo contesto la provocazione del D.g. della Roma Baldissoni che ha ipotizzato in un futuro, neanche troppo lontano, l’abbandono da parte dei Giallorossi dell’Olimpico per trasferirsi in uno stadio più piccolo, come quello di Perugia o di Rieti, a causa del costante numero elevato di biglietti invenduti e di come i giocatori risentano della mancanza di un pubblico caldo. Baldissoni ha infatti preso ad esempio lo stadio di Oporto dove la Roma ha mancato la qualificazione ai gironi di Champions League, facendo notare come uno stadio con una minor capienza ma pieno possa essere più caldo e dare più spinta ai giocatori in campo, rispetto ad uno stadio più grande che risulta dispersivo.

Quella del Dg della Roma è stata probabilmente solo una provocazione, che, per quanto tale, è decisamente esplicativa del clima che oggi aleggia attorno alla nostra Serie A e agli stadi italiani.

 

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